ITALIAN STYLE PER ELEGGERE IL CAPO DI STATO: BOMBE, TERRORISMO, ANTIPOLITICA, DOSSIER E RICATTI…

Fabio Martini per "La Stampa.it"

Era di maggio e correva l'anno 1992. Fino a quel sabato pomeriggio la sfida tra i due aspiranti Presidenti della Repubblica si era consumata tra veleni ed ipocrisie tremende. Roba mai vista prima.

Nei giorni precedenti Arnaldo Forlani, 66 anni, segretario della Dc, si era lasciato convincere a metterci il nome ma nelle prime votazioni i cecchini democristiani lo avevano appiedato e il suo rivale, Giulio Andreotti, 73 anni, presidente del Consiglio - una volta bruciato il suo avversario - era pronto a far votare il suo nome dai «grandi elettori».

Ma quel sabato pomeriggio, era il 23 maggio 1992, cambiò tutto: da Capaci arrivò la notizia del mostruoso attentato a Giovanni Falcone e tra le tante testimonianze dei minuti successivi, significativa resta quella di Claudio Petruccioli, uno dei massimi dirigenti del Pds. Lo chiama Nino Cristofori, braccio destro di Andreotti e chiede un incontro urgentissimo.

Scriverà Petruccioli nel suo «Rendiconto»: «Pensavo all'ennesima versione del discorso dell'emergenza: siamo ad un punto gravissimo, dobbiamo ritrovare l'unità, chi meglio di Giulio... Mi sbagliai. Trovai Cristofori pallidissimo. Lui e il suo capo interpretavano la strage come un attacco diretto. Mi impressionò che la terribile analisi fosse svolta a caldo, con certezza assoluta». Poche ore più tardi le Camere riunite eleggeranno un personaggio che nei giorni precedenti era stato lanciato dai Radicali nell'indifferenza generale: l'outsider Oscar Luigi Scalfaro.

Mai prima di quei giorni la corsa al Quirinale era stata condizionata così prepotentemente da un «fattore esterno». E stavolta? In che modo l'azzeramento (o quasi) della fiducia nei partiti si tradurrà nella corsa al Quirinale? In che modo l'impetuoso, emotivo, ma oramai vasto ed influente mondo del Web condizionerà le mosse dei partiti?

Nei 67 anni di storia presidenziale in realtà c'è almeno un altro precedente nel quale un «fattore esterno» condizionò l'elezione di un Capo dello Stato. Se nel 1992 la mafia «contribuì» a far eleggere un Presidente poco amato dai partiti, quattordici anni prima il terrorismo brigatista e un'opinione pubblica traumatizzata, indirettamente contribuirono alla comparsa di un outsider assoluto come Sandro Pertini.

Siamo nel giugno 1978, politicamente governa la solidarietà nazionale, ma lo spirito del tempo è condizionato dall'assedio brigatista, culminato poche settimane prima nella esecuzione di Aldo Moro. I partiti capiscono che non è tempo di notabili, bisogna scegliere una personalità capace di «parlare» al Paese. Dal trio Dc-Pci-Pri spiccano due nomi (Benigno Zaccagnini e Ugo La Malfa), ma i socialisti reclamano la presidenza e gli altri, immaginando di fare un dispetto a Craxi, lanciano Sandro Pertini, eroe dell'antifascismo: eletto con una percentuale dell'83,6%, la più alta della storia.

E per il successore di Napolitano? La caratteristica che accomuna i principali papabili sui quali si concentra il negoziato (Franco Marini, Giuliano Amato, Anna Maria Cancellieri, Paola Severino) è quella di essere costantemente in coda sia nei sondaggi, realizzati dagli istituti specialistici ma anche in quelli online promossi da giornali e settimanali, che pur non avendo valore scientifico, in questi giorni stanno assumendo un carattere di massa.

L'aspetto curioso dei sondaggi online è la loro univocità: oltre ad affondare i candidati di Palazzo», promuovono sempre gli stessi tre candidati. Ieri sera alle 20, nel sondaggio promosso dal «Corriere della Sera» al primo posto compariva Emma Bonino col 30,1%, al secondo Romano Prodi col 13%, al terzo Stefano Rodotà con l'8,2%. Stessa classifica per «La Stampa-Web»: prima la Bonino (24%), secondo Prodi (16%), terzo Rodotà (12%). Stessa classifica per l'«Espresso».

Molto interessante la rilevazione promossa dal «Fatto quotidiano», che ha un «lettorato» coincidente o prossimo con l'elettorato a cinque stelle, i cui militanti sono chiamati a giorni ad una consultazione online vincolante per i parlamentari. E se la consultazione esprimesse un candidato non di bandiera, ma gradito all'elettorato Pd, per Bersani aumenterebbero i problemi. Come sembra suggerire il sondaggio del «Fatto». Prevale la Bonino (20,4%), seguono Rodotà (16%) e Prodi (12,2%). Sabato Marco Travaglio ha scritto una argomentata stroncatura dell'esponente radicale, ma nei giorni successivi sono rimasti immutati il primato della Bonino e l'ordine di classifica.

 

 

Oscar Luigi ScalfaroSANDRO PERTINI COSSIGAStrage Capacigiorgio napolitano IL CORPO DI ALDO MORO FOTO ANSA EMMA BONINO ALDO MORO E GIULIO ANDREOTTI

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