donald trump biden sondaggi florida

''POLLS'' ALLO SPIEDO - PER CAPIRE COME MAI I SONDAGGI NON CI PIGLIANO PIÙ, BASTA CONOSCERE UN DATO: RISPONDE MENO DEL 10% DELLE PERSONE CONTATTATE! MOLTI ELETTORI TRUMPIANI O NON DICONO DI ESSERLO (COME I VECCHI DEMOCRISTIANI E BERLUSCONIANI) O NON VENGONO RAGGIUNTI DAGLI ISTITUTI, CHE HANNO PIÙ FACILITÀ A PARLARE CON ELETTORI DEMOCRATICI: RISPONDONO AL TELEFONO, HANNO INTERNET, VIVONO NELLE GRANDI CITTÀ - TUTTI GLI ERRORI DI QUEST'ANNO, DALLA ''VALANGA BLU'' AI LATINOS CHE DISERTANO BIDEN

 

 

1. TUTTI GLI ERRORI DEI SONDAGGISTI USA

Massimo Gaggi per il ''Corriere della Sera''

 

biden trump

I sondaggi negli Usa sono essenziali, e non solo nel processo elettorale. Sono anche un fattore di democrazia sostanziale: dicono, soprattutto ai politici e alla stampa, quali sono i problemi che affliggono i cittadini, rivelano gli umori della nazione, registrano le oscillazioni di popolarità dei suoi leader. Se non funzionano, il problema è grosso non solo per un'industria che perde credibilità e affari, ma per tutti. E nelle elezioni 2020 i sondaggi si sono rivelati di nuovo inaffidabili, più ancora di quelli del 2016.

 

Per trovare un pollster che si è avvicinato all'esito reale del voto bisogna andare da Robert Cahaly di Trafalgar, un istituto mai preso sul serio, anche perché non trasparente sulle sue metodologie. Mentre i big del settore disegnavano scenari da marcia trionfale per Biden, Cahaly ammoniva: «Vincerà Trump, in netto vantaggio in Stati come Florida, Ohio e Michigan». Alla fine probabilmente vincerà Biden, ma sulla valanga e sugli Stati (salvo il Michigan), aveva ragione lui: l'unico, anche quattro anni fa, a prevedere che l'esordiente Donald Trump avrebbe battuto la Clinton.

 

donald trump joe biden

Centrò anche la previsione dell'Electoral College: 306 grandi elettori a Trump, 227 a Hillary. Invece i sondaggisti, da FiveThirtyEigh t di Nate Silver a Quinnipac, passando per Economist, Ipsos, Siena e YouGov, dopo aver sbagliato nel 2016, hanno fallito di nuovo e in modo più grave quest' anno, prevedendo distacchi abissali con la riconquista democratica non solo della Casa Bianca, ma anche del Senato. Eppure avevano aggiornato le loro metodologie per evitare gli errori del passato. Frastornati, i professionisti di un'industria nata negli anni 30 del secolo scorso con la prima agenzia di George Gallup, ora alle prese con una drammatica perdita di credibilità, cercano di capire cosa è successo.

 

Ora scoprono che molti elettori del presidente non cooperano, ma bastava andare a un suo comizio per capirlo: i suoi fan (come abbiamo raccontato sul Corriere ) sono individualisti e si dicono non interessati a contribuire al rito collettivo dei sondaggi. Ma sono emerse anche altre carenze come l'incapacità di prevedere la frana di Biden nel mondo ispanico che gli è costata la conquista della Florida. I giornalisti, che i pollster vorrebbero sostituire nell'interpretazione dei mutamenti sociali, li avevano avvertiti dei problemi coi latinos , ma non è bastato.

 

 

2. JOE BIDEN HA GIÀ VINTO? FORSE…

sondaggio yougov prima e dopo le convention

Articolo di Luigi Curini per www.formiche.net (pubblicato il 3 novembre, prima dei risultati elettorali)

 

Le elezioni presidenziali americane producono ogni 4 anni un grande spettacolo, fatto, oggi come non mai, anche di numeri e previsioni. A differenza del caso italiano, infatti, i sondaggi possono essere pubblicati negli Stati Uniti anche a poche ore dal voto. Il che ci dovrebbe effettivamente aiutare a capire cosa realmente stia accadendo entro l’elettorato americano, almeno con un ragionevole grado di certezza (beninteso, entro il famigerato intervallo di confidenza).

 

Il condizionale è tuttavia d’obbligo, perché c’è un “grosso e grasso” ma. Un ma che rinvia alle trasformazioni che sono accadute all’industria dei sondaggi in questi ultimi 20 anni, oltre ad altri fattori specifici di queste elezioni presidenziali. Da quando il tasso di risposta è diventato infatti risibile (ben inferiore al 10%), la bontà di un sondaggio è fondamentalmente funzione della bontà dei sistemi di pesatura che adotta. Se questi ultimi sono ben fatti, allora i risultati del sondaggio saranno accurati. Viceversa no. E questo è un fatto, non una opinione.

 

dibattito trump clinton

Facciamo un esempio per comprendere meglio la cosa sul caso, per l’appunto, di queste elezioni americane. Assumiamo che il tasso di risposta ad un sondaggio sia uguale tra potenziali elettori repubblicani e democratici, o che (stessa cosa) la probabilità di risposta ad un sondaggio se si è repubblicano o democratico sia nota con ragionevole certezza (questa è una assunzione niente affatto banale – ma diamola per buona). Un certo scetticismo verso i sondaggi deriva dal fatto che potrebbero sbagliare perché non considerano i cosiddetti “shy voters”. Chi sono questi ultimi? Sono elettori che nel segreto dell’urna votano per Donald Trump ma per desiderabilità sociale non lo dicono. Un problema che non è solo americano. Negli anni settanta in Italia, nessuno sembrava votare la Democrazia cristiana ad esempio, eppure…

 

phoenix arizona proteste dei trumpiani

Ora, se questi “elettori timidi” c’erano anche nel 2016, dopo una campagna feroce e senza precedenti portata avanti ininterrottamente dai media mainstream contro l’attuale presidente americano in questi 4 anni, l’aspettativa è che il loro numero sia cresciuto sensibilmente (si parla tra il 3 e il 5%). Ergo i sondaggi saranno sbagliati nel caso americano? Non necessariamente. Questa asserzione è fallace nella misura in cui c’è una terza variabile (o un insieme di variabili) che predicono il voto bene. Ad esempio: se io so (da precedenti analisi) che al 90% tutti gli elettori con terza media votano Trump, allora tutti quelli che hanno terza media e non mi dicono per chi votano nel sondaggio, grazie ad una pesatura delle risposte per il loro livello di istruzione, li riesco comunque ad “assegnare” a Trump ecc.

 

Ovviamente poi devo anche cercare di capire se chi non mi ha detto per chi votare (ma che io inferisco votare Trump) vada poi effettivamente a votare. Ma questo potrebbe essere oggetto di una ulteriore pesatura. E così via. L’esempio dell’istruzione di cui sopra è fatto di proposito. Secondo alcuni, una delle ragioni per cui alcuni sondaggi statali andarono assai male nel 2016 è che non avevano pesato per l’istruzione, che invece si è rivelata ex-post una determinante importante per il voto a Trump. Chi sostiene che nel 2020 per i sondaggi andrà meglio che nel 2016 deriva la sua aspettativa dal fatto che i sistemi di pesatura hanno “appreso” dal 2016 quello che avevano lasciato fuori, e quindi oggi (domani) saranno ben più precisi.

 

trumpiani alla riscossa

La cosa è vera, ma “se e solo se”: 1) la probabilità di intervistare un potenziale elettore repubblicano è uguale a quella di intervistare un potenziale elettore democratico (e via con una ulteriore assunzione che facciamo!); 2) dispongo di un insieme di variabili “efficienti” nel prevedere il voto nell’urna. Si tenga presente che non potrò mai essere “certo” del loro impatto. Rimaniamo insomma nel mondo dello stocastico; 3) non ci sono stati nel frattempo altri “mutamenti” non banali nei fattori che influenzano il voto individuale.

 

Ad esempio, alcuni sondaggi tendono a produrre risultati “sensibilmente” diversi dagli altri. Prendiamo un esempio anche qua. Il Trafalgar Group (che aveva fatto molto bene nel 2016) da avanti Trump su Biden in molti stati chiave, ben più di quello che fa la concorrenza. E se prendessimo per buoni i suoi risultati, la notte delle elezioni ci potrebbe essere una grossa sorpresa – almeno rispetto alla narrazione scritta sino ad oggi e ai modelli predittivi che danno ad oltre il 90% la probabilità di vittoria di Joe Biden. Come mai?

 

joe biden

Le ragioni sono due, che influenzano da un lato il “dato in entrata”, dall’altro il “dato in uscita”. Per quanto riguarda il primo aspetto, il Trafalgar Group non chiede nei suoi sondaggi per chi l’intervistato/a pensa di votare, ma per chi pensa voteranno i suoi vicini di casa (la cosiddetta “neighbor question”). Un piccolo cambiamento che tuttavia rende più semplice catturare “l’opinione vera” di chi risponde al sondaggio, che in questo modo non si sente più impaurito dall’essere giudicato per le sue opinioni.

 

Per quanto riguarda il secondo aspetto, nel loro sistema di pesatura si “scommette” in modo molto maggiore degli altri istituti demoscopici sul crescente successo (relativo) di Trump tra le minoranze (afro-americana e ispanica), in misura ben maggiore di quanto accaduto nel 2016. Il punto è che i sistemi di pesatura da cui siamo partiti sono tarati su quello che è accaduto nel passato. Pertanto le “novità” per costruzione non le possono considerare (o quasi). Ma se queste novità ci sono e sono rilevanti, tutto va molto peggio. Succederà o no? Lo sapremo stasera.

 

Si tenga infine presente un ulteriore fattore di novità di queste elezioni americane: l’early-vote ha raggiunto cifre oramai impressionanti. Hanno infatti già votato qualche cosa come 93 milioni di americani. Da questo punto di vista, i sondaggi pubblicati in questi giorni catturano l’oggi più che quanto accaduto un mese e passa fa. Ma i milioni di voti già espressi non sono un dettaglio. Rischiano al contrario di essere le sabbie mobili su cui i sondaggi stanno producendo previsioni. La morale di questo articolo? Quello che è importante capire è che dietro ai dati di un sondaggio ci sono sempre molte assunzioni. Alcune più ragionevoli di altre. O semplicemente, in qualche caso, “più fortunate” di altre. Perché come al solito, come ci ricorda il grande Ronald Coase, se torturi i dati abbastanza, loro confesseranno. Sempre. Una lezione da tenere sempre bene in mente.

donald trump con la mascherina in mano al dibattito contro biden

 

 

Ultimi Dagoreport

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...