A CHI LA POLTRONA DI PININFARINA? DOPO LA SCOMPARSA DEL SENATORE A VITA, SCATTA LA CACCIA AL SEGGIO VACANTE - IN CORSA TRE GRANDI AMICI DI BELLA NAPOLI: LETTA, MACALUSO E SCALFARI (CHE CON LA SUA CAMPAGNA CONTRO INGROIA SE LO MERITA ECCOME) - PROBABILE CHE RE GIORGIO FACCIA CIRCOLARE NOMI-SPECCHIETTO – COSì MONTANELLI MOTIVò IL SUO NO A COSSIGA: “SONO NATO OUT, E OUT DEVO RESTARE…”

Marzio Breda per il Corriere della Sera

Il rifiuto - diceva a mo' di premessa - non doveva esser preso «come un segno di spregio o tracotanza». Era invece maturato da un vincolo di fedeltà a se stesso, visto che - spiegava - «parlo e scrivo contro il Palazzo da mezzo secolo e più, e dunque se accettassi chiunque potrebbe rinfacciarmelo». E poi - aggiungeva - la sua riluttanza a farsi «imbrancare» tra i Grandi Papaveri era in fondo il frutto di un'incompatibilità quasi genetica, perché «in questo mondo dove tutti si scannano per ficcarsi in, io sono nato out, e out devo restare... Resto, insomma, per conto mio. Un giornalista e basta. Che guarda, racconta e rimane indipendente».

Così ventuno anni fa Indro Montanelli bloccò con una lettera, prima ancora che la procedura fosse formalizzata, Francesco Cossiga, che voleva nominarlo senatore a vita. Quella rinuncia fu così limpida e coerente che nessuno, neppure tra i suoi più tignosi antipatizzanti (ed erano parecchi), si permise di ironizzarci sopra. Ma chi saprebbe fare una scelta del genere oggi, dopo che la scomparsa di Sergio Pininfarina, il 3 luglio scorso, ha reso disponibile un seggio a Palazzo Madama e rimesso in moto l'intermittente tormentone sul laticlavio di quanti (come recita l'articolo 59 della Costituzione) hanno «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario»?

Chi, fra i candidati che vengono proposti dall'establishment nazionale, preferirebbe tenersi come lui orgogliosamente lontano da uno scranno perpetuo - con relativi onori e ricchi emolumenti - alla nostra Camera Alta? In attesa che la questione entri nell'agenda del capo dello Stato e che filtri la notizia di qualche «pratica» aperta sul Colle, non c'è modo di avere una controprova rispetto all'esemplare passo indietro di Montanelli. Si possono però già azzardare scommesse, mettendo insieme un primo elenco dei potenziali senatori a vita così come emerge da alcune raccomandazioni rimbalzate in queste settimane.

Ci sono anzitutto due figure di spicco del dibattito pubblico, provenienti da opposte famiglie politiche ed entrambe con un passato da giornalisti. C'è Gianni Letta che, prima di diventare un ascoltato consigliere di Berlusconi (con vocazione da mediatore nei rapporti con i presidenti della Repubblica), è stato per anni direttore de Il Tempo. E, segnalato più o meno alla pari, c'è Emanuele Macaluso, ex dirigente «migliorista» del Pci (la stessa corrente del capo dello Stato), con esperienze al vertice dell'Unità e del Riformista.

Una coppia alla quale, stando a certi insistenti boatos delle ultime ore, andrebbe affiancato il nome di Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, con una breve parentesi da parlamentare nel Psi, che da tempo si spende a difesa del Quirinale assediato. Una rosa plausibile, per quanto l'amicizia dei tre con Napolitano potrebbe essere più di ostacolo che di vantaggio, per oggettive ragioni di opportunità. Una terna alla quale sono stati associati altri nomi, con chance molto differenti. Da quello dell'ex capo leghista Umberto Bossi a quello dell'astronoma Margherita Hack.

La partita è aperta, anche se il Colle, concentrato oggi su ben altri problemi, respinge seccamente ogni rincorsa a indovinare le future scelte. Scelte che in realtà, dovrebbero concentrarsi su un solo candidato, dal momento che Napolitano opterebbe per l'interpretazione più restrittiva della norma in base alla quale può nominare cinque senatori «per merito», senza considerare i senatori «di diritto», cioè gli ex presidenti come Carlo Azeglio Ciampi. Essendocene quattro tutt'ora in carica (Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini, Giulio Andreotti e Mario Monti, onorato con questa carica il 9 novembre 2011), il suo spazio di manovra è drasticamente limitato.

 

SCALFARI NAPOLITANOSCALFARI E NAPOLITANO ALLA FESTA DEL 2 GIUGNONAPOLITANO GALAN GIANNI LETTAGiorgio Napolitano-Gianni LettaEMANUELE MACALUSO FOTO AGF REPUBBLICA jpeg2cor15 macaluso

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”