MONTI E PIERFURBY ALLA FRUTTA SPERANO DI PRENDERSI GLI AVANZI DEL PDL - E I FALCHI PREPARANO UNA “BLACK LIST” COI TRADITORI…

1. SPUNTA UNA BLACK LIST - I FALCHI VORREBBERO LA CACCIA AL TRADITORE
Michele Brambilla per "la Stampa"

Berlusconi se ne sta ad Arcore, e qui le versioni sono due. Visto da sinistra, se ne sta lì, chiuso dentro Villa San Martino, perché non vuole farsi vedere invecchiato, depresso e titubante. Visto da destra, ha sì momenti di avvilimento e perfino di rabbia, ma non è depresso: cerca una soluzione, da uomo pratico qual è. È vero che ha passato un'estate da recluso, quasi fosse già agli arresti domiciliari: è venuto a Roma solo un paio di volte, il 4 agosto per la manifestazione di via del Plebiscito e la settimana scorsa.

Ma questo non deve trarre in inganno, secondo quelli che gli vogliono bene: «Che c'è di strano?», ci diceva l'altro ieri Giuliano Ferrara, «Berlusconi è un re e i re non vanno in giro: stanno a Palazzo». Dove riceve, quando occorre, la sua corte. A Villa San Martino Berlusconi sta facendo, da più di un mese (anche ieri ne ha fatta una) riunioni su riunioni, incontrando il suo gruppo dirigente: Alfano, Santanchè, Verdini, i capigruppo, alcuni ministri (Lupi e Quagliariello). Falchi e colombe tutti insieme: «In quel gruppo dirigente», ci dice un deputato, «si incontrano e a volte si scontrano opinioni diverse quando non addirittura opposte: ma la figura del traditore non c'è».

Le truppe invece sono a Roma. Non che si sentano abbandonate, però insomma. La riunione dei gruppi con Berlusconi, che avrebbe dovuto tenersi ieri, è saltata. E così i fedelissimi del Pdl (perché in questo momento sono tutti molto più fedelissimi di quanto si creda, anche se la fedeltà viene declinata in modalità diverse) si ritrovano alla Camera o al Senato o in giro, un po' come capita.

Non ci sono riunioni organizzate ma conciliaboli di parlamentari smarriti, che si interrogano su quel che succederà senza potersi dare una risposta. Sono gruppetti occasionali, non correnti. «E nessuno», giurano, «ha rapporti di intelligence con il nemico». Assicurano che sono ben pochi, ammesso che ci siano, quelli che stanno architettando - una volta che Silvio dovesse ordinare lo show-down - il sostegno a un Letta bis. Pare che nessuno si illuda più che sia possibile costruirsi un futuro nel centrodestra dopo aver voltato le spalle a Berlusconi: i precedenti (Fini) non sono incoraggianti.

Quel che però è certo è che, più o meno segreta, prima delle elezioni era circolata una lista di proscrizione con tutti i nomi di quelli che, a babbo morto, sarebbero stati pronti ad accorrere in soccorso al vincitore. In quella lista c'erano anche nomi grossi, pure ministri ed ex ministri: Quagliariello e Sacconi, per dirne due. Gli interessati hanno smentito, e d'altra parte sono stati comunque ricandidati. Ma si dice che la Santanchè e Verdini, una nuova lista l'abbiano già mostrata al Cavaliere.

Sarebbe solo l'ennesima puntata di uno scontro interno che ormai è alla luce del sole. Tutti dicono di voler difendere Berlusconi. Ma i falchi sono per la rottura, la crisi di governo, le elezioni subito. Le colombe per la Realpolitik.

Sul perché i falchi facciano i falchi, fra le colombe circolano due ipotesi. Una benevola, l'altra velenosa. L'ipotesi benevola ce la racconta questa naturalmente anonima colomba: «I falchi sono tutti figli di culture politiche minoritarie. Galan e la Prestigiacomo vengono dal Pli, Verdini dal Pri, Capezzone dai Radicali e la Santanché non si sa bene da dove ma direi dai missini. Fateci caso: tra loro non c'è un ex democristiano o un ex socialista». Forse il solo Ignazio Abrignani, che è stato scajoliano, ha respirato qualcosa di democristiano. Ma per il resto i falchi «non hanno una cultura politica d'insieme, di governo: preferiscono lo stare ai margini, il "meglio soli". A cosa mirano? A guidare, in futuro, un partito da dieci per cento; nei casi più romantici, all'ultima raffica di Salò».

Quest'altra colomba ci illustra invece la seconda ipotesi, quella appunto velenosa: «Secondo me c'è in loro della malafede. Sapete qual è il sogno della Santanchè? Berlusconi a San Vittore e lei fuori dal carcere che fa le conferenze stampa. Così diventa il nuovo leader».

Le colombe insistono su un punto: «Passiamo per traditori o pappamolla, ma in realtà siamo noi quelli che vogliamo davvero il bene di Berlusconi. Gli altri gli prospettano vie d'uscite improbabili, come le elezioni subito, che lo porterebbero alla rovina». E quale sarebbe il bene per Berlusconi? Forse lo possiamo chiamare il male minore: «Lui decadrà da senatore, è scontato e inevitabile. Allora bisogna non lasciarlo isolato». Per capire che cosa voglia dire «isolato» per uno del Pdl, bisogna prima psicanalizzare l'uomo - e non solo il parlamentare - di centrodestra italiano: «Noi siamo in un lebbrosario, nel quale ci hanno messi la stampa perbene, la finanza perbene, la cultura perbene e così via. Chi è di centrodestra, in Italia, ha la lebbra.

Ora fra noi e il lebbrosario ci sono però le larghe intese, il governo Letta e il Quirinale. Sono queste tre entità che ci permettono di non essere tagliati fuori. Abbandonarle sarebbe un suicidio». Il ragionamento delle colombe è poi questo: nel momento in cui Berlusconi è necessario per la stabilità e la ripresa,Berlusconi è sdoganato. Nel momento in cui dovesse far saltare il governo, tutte le colpe sarebbe sue: lo spread, la crisi economica, il caos istituzionale.

Questa posizione nel partito è largamente dominante. Ma nel Pdl non si usa andare alla conta. Decide il capo. E il capo è ferito. È convinto di aver subìto un'ingiustizia che non riesce ad accettare. Dovesse far prevalere l'orgoglio sul calcolo, e decidere che è meglio la bella morte, tutti, o almeno quasi tutti, lo seguirebbero: anche le colombe. Perché sarebbe difficile trovare il coraggio, o la viltà, di lasciarlo solo.


2. LA TENTAZIONE DI CASINI E MONTI UNA "COSA BIANCA" INSIEME AL PDL
Alberto D'Argenio per "la Repubblica"

La tentazione dei centristi, creare il Ppe italiano abbracciando il Pdl. Ragionamenti che covano da mesi e che ora, con i venti di crisi che soffiano sul governo, subiscono un'accelerazione. I player sono Monti, Casini e Montezemolo, anche se ognuno in questi giorni sembra remare per conto proprio. Le sfumature dei progetti sono diverse e i rapporti tra i tre non godono più di quella salute che li aveva portati ad allearsi alle elezioni dello scorso febbraio. E tutti e tre, a loro volta, devono fare i conti con le spaccature all'interno delle proprie creature politiche. Un ginepraio che rende magmatico il centro e difficile decifrare il suo futuro.

Monti dopo un anno vissuto nei panni a lui meno congeniali, quelli del politico puro, si ritrova isolato nel suo stesso partito. Dentro Scelta Civica ormai può contare solo su pochi fedelissimi tra cui Benedetto Della Vedova, Linda Lanzillotta e Pietro Ichino. L'ex premier cerca spazio per rilanciarsi, analizza i sondaggi che gli dicono che oggi 9 elettori su 10 di Sc vengono dal centrodestra e ormai sembra convinto ad andare con il Pdl. «Monti è interessato a fare un'operazione Ppe Italia insieme al Pdl, ma solo nel caso in cui il partito venga deberlusconizzato », conferma il civico Giuliano Cazzola. Ma gli altri due player del centro ai propri collaboratori raccontano una realtà diversa: Monti andrebbe con il Pdl anche con un Berlusconi ancora influente sulle vicende di partito.

Non a caso, ricordano, il preside della Bocconi si è speso pubblicamente in favore della grazia al Cavaliere, il che prevede un suo passo indietro formale ma non esclude la presenza da dietro le quinte. Il movente di Monti, tesi che trova conferme anche all'interno di Sc, sarebbe quello di non perdersi nella nebbia del centro e di trovare un sostegno forte per la giostra delle nomine europee del prossimo anno, con l'ex premier che ha messo nel mirino la poltrona oggi di Hermann Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo.

Il problema di Monti però è che buona parte del partito non lo seguirebbe su questa strada, con cattolici e liberali orientati verso un centrosinistra renziano. I liberali, caso nel caso, oltretutto sono in rotta con la casa madre, ovvero Italia Futura, il pensatoio di Montezemolo, che li ha praticamente ripudiati a causa delle beghe interne a Scelta Civica. Il presidente della Ferrari in questa fase ha intensificato i contatti con Alfano, guarda al centrodestra ma a condizione che Berlusconi non abbia più presa sul Pdl. I suoi parlamentari eletti con Sc nelle prossime settimane cercheranno un riavvicinamento al presidente Ferrari, che potrebbe essere aiutato dai fatti: se Berlusconi rimarrà una presenza ingombrante nel Pdl, allora Montezemolo virerà su Renzi ricomponendo de facto la frattura con il "suo" gruppo parlamentare.

E poi c'è Casini. Anche il leader dell'Udc ha i suoi problemi in casa. Si narra di un allontanamento con Cesa, segretario del partito, geloso dell'identità centrista e molto ben radicato sul territorio. Se Monti non è intenzionato a sostenere un nuovo governo nel caso di caduta di Letta (al contrario della maggioranza del suo gruppo), Casini invece farebbe l'opposto prestando la sua casa politica ai probabili transfughi del Pdl. Un modo di rinforzarsi all'interno dell'Udc nei confronti di Cesa e di far partire la prima cellula del Ppe Italia da saldare poi con il Pdl, a patto che Berlusconi si eclissi del tutto. Il confronto tra il leader dell'Udc e il Pdl, raccontano alcuni centristi critici verso l'operazione, sarebbero in stato avanzato, tanto che sul piatto delle trattative ci sarebbe anche la "cessione" del simbolo dell'Udc, il prezioso Scudocrociato perfetto come insegna del nuovo Ppe italiano.

Casini vive da mesi il rapporto con Monti, alleato alle elezioni di febbraio, da separato in casa. Gli ultimi sondaggi di Pagnoncelli atterrati in via Due Macelli danno Sc al 4,2% e l''Udc al 3%. «Con queste prospettive - ragiona un parlamentare di Casini - il punto non è più litigare con Monti, ma creare qualcosa di nuovo». Casini dunque non è preoccupato dal muro che l'ex premier ha alzato nei suoi confronti. E ieri è scoppiato un altro caso: nel fine settimana si terranno contemporaneamente le feste dell'Udc a Chianciano e di Scelta Civica a Caorle. L'ex premier avrebbe preferito non invitare Casini. Alla fine, però, l'ex presidente della Camera un salto in Veneto lo farà per tendere un ramoscello d'ulivo, ma anche per gettare un po' di scompiglio.

 

 

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