“PUTIN HA BISOGNO DI PECHINO, NON SE LA PASSA BENE, È SEMPRE PIÙ DEBOLE” – L’ANALISI DI IAN BREMMER: “AL LEADER RUSSO SERVE FAR VEDERE CHE È ALLEATO DELL’UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO MA XI NON E’ CONTENTO DI COME VANNO LE COSE. LO RIVELA IL FATTO CHE HA DETTO A TRUMP CHE PUTIN SI PENTIRA’ DI AVER INVASO L’UCRAINA" – "MOSCA È IL PARTNER MINORE DI UNA RELAZIONE CHE NON È PRIVA DI TENSIONI. PESANO IL CRESCENTE DOMINIO ECONOMICO CINESE, E L’AVVICINAMENTO DI PUTIN ALLA COREA DEL NORD" – SUL DOSSIER UCRAINA: “PECHINO NON PRESSERA’ IL LEADER RUSSO PERCHE’ NEGOZI LA PACE CON KIEV. XI VUOLE LA FINE DELLA GUERRA MA NON FINO AL PUNTO DA COMPROMETTERE IL RAPPORTO CON PUTIN…”
Anna Lombardi per La Repubblica - Estratti
«Putin non se la passa bene. Lo rivela il fatto che Xi ha detto a Trump che si pentirà di aver invaso l’Ucraina. È la prima volta che il presidente cinese afferma una cosa del genere: non è contento di come vanno le cose». Ian Bremmer è l’analista esperto di rischi globali, fondatore del think tank Eurasia Group, uno dei più influenti di Washington.
Quella frase, riportata dal Financial Times, è stata smentita da Pechino e da Trump. La ritiene veritiera?
«Sì, me l’ha confermato una persona presente. L’insofferenza cinese è comprensibile: la guerra in Ucraina, smisuratamente distruttiva, va avanti da troppo tempo. Oggi l’Europa è profondamente antirussa. E molti Paesi dell’Est, già vicini alla Cina, ora sono arrabbiati per il sostegno che dà a Mosca».
Perché Putin va in Cina dopo la visita di Trump?
«Dopo la parata del giorno della Vittoria, dove non si è presentato quasi nessun leader, vuol farsi vedere al fianco del più potente del mondo, rivendicandone amicizia e alleanza. Gli serve a dipingersi migliore, ma ormai la loro relazione è sbilanciata. È Putin ad aver bisogno di Xi e non viceversa».
La Cina cosa guadagna, dunque?
«Non molto. Si sta allontanando da petrolio, gas e combustibili fossili e i vantaggi tecnologici sviluppati rendono ormai Mosca il partner minore di una relazione che non è priva di tensioni. Pesano il crescente dominio economico cinese, e l’avvicinamento di Putin alla Corea del Nord».
Cosa spinge i leader in difficoltà a cercare l’amicizia di Pechino?
«La Cina, oggi, è più importante di quanto fosse in passato. (...) vuole avere buoni rapporti con tutti e se lo può permettere. La sua ascesa economica e tecnologica è evidente, così come la dipendenza degli altri dalle sue terre rare e dalle sue catene di commercio».
Perché definisce Xi il leader più potente?
«Perché non ha elezioni, e dunque limiti di mandato: può pensare e investire sul lungo termine. Il Paese più potente resta, invece, l’America. La Cina non ha una valuta di riserva globale, né un esercito globale o uno stato di diritto. E non gode di fiducia illimitata».
Trump vuol avere buoni rapporti sia con Xi che con Putin. Riuscirà?
«Nell’amministrazione e al Congresso, molti considerano la Cina il principale avversario degli Stati Uniti e hanno preso male le dichiarazioni di Trump su Taiwan a fine vertice. Lo stesso per la Russia: c’è chi non approva la pressione del presidente sull’Ucraina. E vorrebbe maggiore allineamento con europei e Nato».
La Russia è davvero indebolita dalla guerra ucraina?
«Sì. La decisione di invadere l’Ucraina è stato il più grande errore di un leader nel post Guerra Fredda. Peggio persino della decisione di Trump di entrare in guerra contro l’Iran».
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(...)
Europa e Usa chiedono a Pechino di pressare Putin affinché negozi la pace. Accadrà?
«No. Pechino vuole la fine della guerra ma non fino al punto da compromettere il rapporto con Putin».
Cosa emergerà da questo incontro?
«I due parleranno di ordine globale multipolare, da contrapporre all’ordine globale guidato dagli Stati Uniti. Sulle grandi strategie e politiche di ampio respiro, vanno d’accordo. Sul resto meno, a causa dell’asimmetria».
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