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PUTIN È DEBOLE E IL TEMPO STRINGE: È ORA DI APRIRE AL NEGOZIATO – L’UNIONE EUROPEA ROMPE IL TABÙ E TENTA DI RISTABILIRE UN DIALOGO CON LA RUSSIA, ORA CHE “MAD VLAD” NON AVANZA SUL TERRENO E LUI STESSO RICONOSCE BRUXELLES COME INTERLOCUTORE. SI CERCA UN MEDIATORE (L’IPOTESI DI NOMINARE SCHROEDER, COME PROPOSTO DA MOSCA, È ESCLUSA, ESSENDO L’EX CANCELLIERE TEDESCO UN LOBBISTA DEL CREMLINO) – SENZA ORBAN A ROMPERE I COJONI CON I SUOI VETI, FINALMENTE SI TROVA UN PRIMO ACCORDO PER LE SANZIONI CONTRO I COLONI ISRAELIANI…

Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “La Stampa”

 

KAJA KALLAS - FOTO LAPRESSE

L'Alta Rappresentante Kaja Kallas resta molto cauta, ma il suo tradizionale rifiuto a qualsiasi ipotesi di dialogo con la Russia deve ora fare i conti con le aperture che stanno emergendo chiaramente da parte dei governi dell'Unione europea.

 

I ministri degli Esteri hanno deciso di lavorare per definire il "come", il "cosa" e soprattutto il "chi", ma c'è una certezza: il muro ideologico che impediva ogni contatto sembra ormai crollato.

 

E nella riunione di ieri è stato superato anche un altro ostacolo che teneva l'Ue bloccata da mesi: grazie al sostegno del nuovo governo ungherese, che ha tolto il veto imposto dall'ex premier Viktor Orban, l'Unione ha trovato l'intesa per approvare nuove sanzioni nei confronti di alcuni coloni israeliani violenti.

 

VOLODYMYR ZELENSKY VLADIMIR PUTIN

Non c'è ancora consenso per inserire nell'elenco i ministri estremisti o per introdurre restrizioni commerciali ai prodotti provenienti dalle colonie occupate, men che meno per sospendere l'accordo di associazione con Israele, come chiedono a gran voce Spagna, Slovenia e Irlanda.

 

Eppure la mossa di Bruxelles ha comunque scatenato la reazione di Tel Aviv, che ha giudicato «oltraggiosa» la scelta di sanzionare i coloni in parallelo con Hamas.

 

Per quanto riguarda il possibile tavolo negoziale con la Russia, che la Serbia si candida a ospitare, la riunione del Consiglio Affari Esteri di ieri ha dimostrato che le cose si stanno muovendo. Ma la vera svolta in questo senso […] è stata registrata il 23 aprile scorso durante la cena tra i leader al vertice di Cipro.

 

viktor orban ammette la sconfitta foto lapresse

In quell'occasione, su spinta di Volodymyr Zelensky, «i capi di Stato e di governo si sono resi conto che è arrivato il momento di riaprire i canali con Mosca, anche perché Donald Trump non offre le adeguate garanzie a Kiev», confida una fonte.

 

L'appello dei giorni scorsi di Vladimir Putin, inoltre, ha tolto un valido argomento ai governi che avevano a suo tempo espresso scetticismo perché, dicevano, «tanto la Russia non vuole parlare con noi».

 

Ora Mosca è pronta a riconoscere un ruolo all'Ue, l'Ucraina è d'accordo e quindi non ci sono più motivi per respingere a priori il dialogo. La stessa Kallas, da sempre contraria all'idea, è stata costretta ad ammettere che la questione va affrontata: «Avvieremo questa discussione al prossimo Gymnich», vale a dire il vertice informale dei ministri degli Esteri che si terrà il 27-28 maggio a Cipro, nella città di Limassol, da sempre centro di grandi interessi russi.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

Kallas ha però voluto mettere alcuni paletti: «Affinché l'Europa possa svolgere un ruolo più attivo, dobbiamo concordare tra noi di cosa vogliamo parlare con la Russia e quali sono le nostre linee rosse».

 

L'Alta Rappresentante ha sottolineato che «non può esserci una pace giusta e duratura senza che la Russia risponda delle proprie azioni». Per questo, nei prossimi giorni, «l'Ue aderirà formalmente al Tribunale speciale per il crimine di aggressione e i ministri hanno dato il via libera all'adesione dell'Ue alla Commissione internazionale per i reclami».

 

KAJA KALLAS - CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI MONACO

Secondo Kallas, c'è il rischio di «trappole» perché «la Russia non negozia in buona fede» e «continua a presentare richieste massimaliste». Però lei stessa ha ammesso che l'ultimo messaggio di Putin è «diverso dai precedenti». Il motivo? «Si trova in una posizione più debole che mai: sta perdendo molte vite sul campo di battaglia, c'è un crescente malcontento nella società e il sostegno alla guerra sta diminuendo».

 

Su una cosa, però, praticamente tutti i ministri si sono trovati d'accordo: non può essere Gerhard Schroeder a negoziare per conto dell'Ue, come auspicato dallo stesso Putin.

 

«È stato un lobbista di alto livello per le aziende statali russe – ha ricordato Kallas – e non sarebbe saggio dare alla Russia il diritto di scegliersi il negoziatore».

 

«Il negoziatore lo decide l'Europa, non la Russia» si è unito al coro il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, secondo il quale il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, rappresenterebbe «un nome di prestigio».

 

[…]

 

gideon saar

Il via libera del nuovo governo ungherese («Non useremo più il veto come strumento di propaganda politica» ha detto la nuova ministra degli Esteri, Anita Orban) ha anche permesso di sbloccare le sanzioni contro tre coloni israeliani violenti e quattro organizzazioni a loro legate, che saranno soggetti al congelamento dei beni e al divieto d'ingresso in Europa.

 

Si tratta del terzo "pacchetto" di questo tipo (gli altri due risalgono al 2024), adottato in parallelo a nuove misure contro Hamas. Secondo il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, si tratta di una decisione «senza alcun fondamento» presa dall'Ue «in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche».

 

L'esponente del governo di Tel Aviv ha ribadito che «Israele ha sempre difeso il diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria», mentre Kallas ha confermato che la Commissione sta lavorando a una proposta per introdurre restrizioni all'import di prodotti dai territori occupati. Al momento, però, non c'è ancora una maggioranza di governi favorevoli per via della netta opposizione di Berlino e della cautela italiana.

IL MONDO SULL ORLO DEL BARATRO - VIGNETTA BY ALTAN VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP viktor orban ammette la sconfitta foto lapresse

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