1. E ‘’REPUBBLICA’’ SI ACCORGE (A PAGINA 30) DELL’”INOPPORTUNITÀ” DELLA PRESENZA DEL COMPAGNO DI LAURA BOLDRINI SUL VOLO DI STATO DIRETTO AI FUNERALI DI MANDELA 2. CORRADO AUGIAS: HA COMMESSO UN “PECCATO DI LEGGEREZZA” E HA SBAGLIATO NEL NON CALCOLARE CHE AVREBBE RICEVUTO “CRITICHE PERFINO CALUNNIOSE PERCHÉ L’OPINIONE PUBBLICA È MUTEVOLE”. INSOMMA, È COLPA DELLA NOSTRA “MUTEVOLEZZA”! 3. LA BOLDRINOVA SENZA RISPONDERE DELLA PRESENZA DI 7 SETTE PERSONE AL SUO SEGUITO NE’ SE AVEVA RICEVUTO UN INVITO ALLA CERIMONIA, REPLICA INVIPERITA COINVOLGENDO LETTA (“ERA PRESENTA CON LA MOGLIE”) E MASTELLA: UN PAESE DEVE “DISTINGUERE TRA LA PARTECIPAZIONE UFFICIALE ALLA CERIMONIA FUNEBRE PER UN GRANDE DELLA STORIA, AD UN GRAN PREMIO DI FORMULA UNO O AD UNA FESTA ESTIVA PRIVATA”

1. VI SPIEGO LE RAGIONI DEL VIAGGIO IN SUDAFRICA
Lettera di Laura Boldrini a "la Repubblica"

Caro direttore, volevo ringraziare il dottor Augias per il tono misurato con cui ieri nella sua rubrica ha voluto intervenire nelle polemiche seguìte al mio viaggio in Sud Africa. Che le critiche - come quelle che lo stesso Augias mi riserva - possano essere espresse senza cadere nel livore o nell'insulto è una buona pratica che merita di essere sottolineata.

Ma voglio ringraziare Augias anche per il veloce ripasso che ci ha fatto fare di certe vicende dell'Italia contemporanea e delle ragioni per cui si è fatto ricorso ai voli di Stato: feste a ritmo di flamenco, spigole e aragoste, rombanti circuiti di Formula Uno. Nel tritacarne politico-mediatico è forte la spinta, scopertamente strumentale, a dimostrare che "così fan tutti". No, per quanto mi riguarda proprio no: non ci comportiamo tutti allo stesso modo. Interesserà sapere che, in 9 mesi di mandato, l'aereo di Stato l'ho preso in una sola altra occasione: il 4 novembre, per volare a Bari a rappresentare il Presidente della Repubblica in una manifestazione per la Festa delle Forze Armate.

Le occasioni istituzionali non sarebbero certo mancate: sono state 96, fin qui, le iniziative alle quali ho preso parte lontano da Roma, comprese alcune missioni all'estero. Ma continuo a pensarla come la pensavo quando ero soltanto una privata cittadina: anche i "vertici" istituzionali, tutte le volte che è possibile, devono spostarsi come i comuni mortali.

Dunque aerei di linea, se si può low cost, e treni. Il dottor Augias afferma che avrei comunque "peccato di leggerezza" nel portare con me il mio compagno. Anche in questo caso un dato può aiutare: le poche volte in cui lui mi ha accompagnato, nelle missioni alle quali accennavo, si è ovviamente pagato di tasca sua il viaggio (aereo o treno che fosse). Non un euro a carico dello Stato, come è sacrosanto. E in base allo stesso criterio ci siamo regolati per il viaggio in Sud Africa.

Ma sentirei incompleta la mia risposta se mi basassi soltanto sul "costo zero" della spedizione. Permettetemi di ribadire come assolutamente legittima la mia scelta di rappresentare la Camera dei Deputati alla commemorazione di Nelson Mandela; così come di considerare non inopportuna la presenza del mio compagno ad una cerimonia ufficiale, per le stesse ragioni per le quali il Presidente del Consiglio era lì insieme a sua moglie e altri rappresentanti istituzionali di altri Paesi avevano al fianco i rispettivi partners. Il dottor Augias mi imputa anche di non aver tenuto conto del "momento così agitato" e del fatto che "l'opinione pubblica è mutevole".

È vero che viviamo al tempo dei forconi e che l'urlo è merce assai più diffusa del ragionamento. Però, da Presidente della Camera e anche da "italiana semplice", voglio continuare a nutrire la fiducia che il nostro Paese sappia ancora distinguere tra la partecipazione ufficiale alla cerimonia funebre per un Grande della storia, ad un Gran Premio di Formula Uno o ad una festa estiva privata. Altrimenti vorrebbe dire che la gerarchia dei valori sui quali si fonda la nostra convivenza si è fatta davvero molto, molto confusa.

2. QUEL VOLO DI STATO DELLA BOLDRINI
Lettera a Corrado Augias di un lettore sul caso Boldrini
Da "la Repubblica"

Caro Augias, dopo la denuncia del Codacons va letta meglio la risposta che la presidente della Camera Boldrini ha dato a Repubblica sulla presenza di Vittorio Longhi, suo compagno, nel volo di Stato per i funerali di Mandela: «Dov'è il problema, la sua presenza non è costata un euro?».

Il problema è proprio nel non capire l'inopportunità di una presenza (quella, e non un'altra) che, al di là dei costi, manifesta plasticamente il concetto di appartenenza a una ristretta cerchia, la casta appunto. Quali i titoli e le motivazioni ufficiali della presenza del signor Longhi?

Questa la domanda, non quella della Presidente Boldrini. La presenza della Boldrini (come quella del presidente del Consiglio) era dovuta al dovere di rappresentare l'Italia. Bene, se per "presenza di dovere" si sente il bisogno di essere accompagnati (anche il presidente Letta), tanto più in un'occasione mesta come un funerale, allora è possibile rinunciare, altrimenti è difficile togliere al lettore il sospetto di una vera e propria gita.
Gerardo Medaglia

Risposta di Corrado Augias
Da "la Repubblica"

Non sono d'accordo sul termine "gita" perché nella sostanza si è trattato di una faticaccia comprese due notti passate seduti in aereo e non nella suite di un albergo di lusso. Gita dunque no e per quanto riguarda gli eventuali danni erariali deciderà chi ha competenza per farlo. Qui invece si può discutere sull'opportunità dell'iniziativa.

Ricordo che usciamo (si spera!) da un periodo in cui voli di Stato vennero impiegati per portare in Sardegna compiacenti signorine, riducendo i valorosi piloti dell'Aeronautica Militare quasi al rango di mezzani, oppure per trasportare spigole fresche e aragoste ancora vive sulla cima delle Dolomiti come fece, con improvvida iniziativa, il generale Roberto Speciale poi compensato per la bella impresa con un seggio da deputato berlusconiano. Taccio per sazietà di Francesco Rutelli e Clemente Mastella in volo alle gare di Monza eccetera.

Usciamo dunque da quel periodo del quale francamente si spera di non dover più parlare, dati anche i provvedimenti restrittivi presi dal governo Prodi nel settembre 2007. La mia opinione è che la presidente della Camera ha comunque peccato di leggerezza. Una funzione di Stato è una funzione di Stato e non ammette deroghe nemmeno a costo zero.

Non si tratta di mariti o di mogli bensì di consapevolezza del ruolo, della sua "severità" tanto più in un'occasione luttuosa. Ma la presidente Boldrini ha sbagliato anche nel non calcolare che dato il momento così agitato non le avrebbero risparmiato critiche perfino calunniose perché l'opinione pubblica è mutevole e la strumentalità politica è pronta a saltarci su: dalle signorine di piccola virtù salutate dai carabinieri sull'attenti siamo passati al linciaggio. Bisognava saperlo.

3. IL PECCATO DI LAURA
Da "Libero"

Anche Repubblica si accorge dell'«inopportunità» della presenza del compagno della presidente della Camera Laura Boldrini sul volo di Stato diretto ai funerali di Nelson Mandela. Sia chiaro, non lo fa nel primo sfoglio del quotidiano, ma solo a pagina 30, in risposta a un lettore che fa notare come le parole della Boldrini, rilette alla luce della denuncia del Codacons, manifestino il concetto di appartenenza alla Casta.

Corrado Augias, nel rispondere, ammette la questione se pure smorzandola molto. La presidente ha commesso un «peccato di leggerezza» e ha sbagliato nel non calcolare che avrebbe ricevuto «critiche perfino calunniose perché l'opinione pubblica è mutevole». Va a finire che è colpa nostra.

 

QUIRINALE CERIMONIA PER LO SCAMBIO DI AUGURI CON LE ALTE CARICHE DELLO STATO NAPOLITANO LETTA BOLDRINI GRASSO Laura Boldrini ai funerali di Mandelalaura boldrini a ballaro LAURA BOLDRINI E AUNG SAN SUU KYILAURA BOLDRINI CON IL FRATELLO UGOQUIRINALE CERIMONIA PER LO SCAMBIO DI AUGURI CON LE ALTE CARICHE DELLO STATO NAPOLITANO LETTA BOLDRINI GRASSO LETTA SARKOZY HOLLANDE Clemente Mastella

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