marco minniti

UN SECCHIONE AL VIMINALE – MARCO MINNITI NON FA RIMPIANGERE ALFANO: DOPO L'UCCISIONE DEL TERRORISTA, DIVENTA IL PIU' AMATO FRA I MINISTRI, SPODESTA PADOAN - SGOBBONE, RISERVATO, LANCIATO DA COSSIGA – E’ IL SECONDO COMUNISTA ALL’INTERNO (DOPO NAPOLITANO)

 

 

 

1. PARTE MALE GENTILONI, SCENDE FIDUCIA – MINNITI IL MINISTRO PIU’ AMATO

 

Agnese Ananasso per la Repubblica

 

marco  minnitimarco minniti

Non parte bene, in termini di fiducia, il governo Gentiloni. Stando al sondaggio condotto da Ipr Marketing per Repubblica su un campione di mille persone, dopo un mese di attività del nuovo esecutivo si coglie una diminuzione della fiducia generalizzata, anche nei confronti di quei ministri che con il Governo Renzi facevano registrare un livello maggiore. Evidentemente sui dati non influisce tanto l'azione politica dei singoli, quanto una "non riconoscibilità" di questo Governo in termini di progetti, idee, proposte di legge che risultano assenti, o almeno non comunicati efficacemente ai cittadini.

 

A sorpresa si colloca al primo posto il ministro degli Interni Domenico (detto Marco) Minniti (32%), che scalza dalla pole position, dopo diversi anni, Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia (31%). Un dato, questo, che evidenzia l'importanza della comunicazione dell'azione di governo: Minniti è stato particolarmente sotto i riflettori perché ha affrontato in prima persona i problemi che gli italiani avvertono come più urgenti, come la sicurezza interna e l'immigrazione. E hanno quindi premiato il suo "metterci la faccia".

 

TABELLA FIDUCIA MINISTRI 12 GENNAIOTABELLA FIDUCIA MINISTRI 12 GENNAIO

In crescita, rispetto all'esecutivo Renzi è il ministro della Giustizia Andrea Orlando che si colloca al quarto posto con il 28% (a ottobre era al 26%), a stretta misura dal terzo classificato Graziano Delrio (29%), a capo del dicastero Infrastrutture, e davanti a Maurizio Martina (Politiche agricole, 26%), Dario Franceschini (Beni culturali), Angelino Alfano (ora Esteri, ex Interni) e Roberta Pinotti (alla Difesa), tutti a parimerito al 22%.

 

Chiudono la classifica i ministri Enrico Costa Affari regionali), Marianna Madia (Pubblica amministrazione), entrambe all'11%, preceduti per un solo punto da Luca Lotti, neo ministro dello Sport. Mediamente  la fiducia alla squadra di Governo è del 20,9%, soglia sotto la quale si collocano sei ministri: al 20% si trovano Anna Finocchiaro (rapporti col Parlamento) e Valeria Fedeli (Istruzione), al 19% Carlo Calenda (Sviluppo economico), al 18% Giuliano Poletti (Lavoro) e Beatrice Lorenzin (Salute), al 15% Claudio De Vincenti (Mezzogiorno).

 

 

 

2. VOLEVA FARE IL PILOTA MILITARE 

 

Roberto Scafuri per il Giornale

 

 

MINNITI LIBIAMINNITI LIBIA

La prima medaglia, per così dire, è appuntata direttamente nel corredo genetico. Quest' uomo parla soltanto se ha qualcosa da dire. Per un politico dell' era della chiacchiera, che pare emergere come Professor X dal mare dei Narcisi e degli stralunati gaffeur alla Angelino Alfano, un fattore di distinzione primario.

 

Non l' unico, tra quelli che fanno del ministro dell' Interno Marco Minniti un caso più unico che raro, e il vero motivo, forse, per il quale verrebbe da tifare per la sopravvivenza del governo Gentiloni. Vanto di una terra dura e difficile come la Calabria; suo quattordicesimo «figlio» ad assurgere a trono ministeriale (con l' eccezione del vecchio Giacomo Mancini, mai esemplari di luminoso spessore). Secondo dirigente del Pci a rivestire il cruciale ruolo di capo del Viminale (anche qui, l' esempio di Napolitano non è esattamente il massimo). Che cosa, allora, induce a parlare di Domenico Minniti - detto da sempre «Marco» in onore di un fratello gemello scomparso -, come dell' astro nascente della nostra politica della Sicurezza?

NAPOLITANONAPOLITANO

 

Come del ministro capace d' interpretare allo stesso tempo il sentimento delle forze dell' ordine e quello dei cittadini, come nel caso dell' artificiere ferito a Capodanno? Un curriculum di spessore, anzitutto, e due illustri «maestri»: non a caso uno tenuto un po' alla larga (Massimo D' Alema), l' altro rivendicato e coltivato fino alla morte, al punto da fargli affibbiare poco tempo fa una pesante predizione: «Minniti sarà il Cossiga del Duemila». Di lui, il vecchio Presidente che volle partecipare con lui alla creazione della Fondazione Intelligence Culture and Strategic Analysis (Icsa), non aveva che parole d' elogio e benevolenza. Riscontrandone i tratti del politico migliore, diceva: quello che ha visione strategica.

 

VELARDI E MASSIMO DALEMAVELARDI E MASSIMO DALEMA

A vincere le diffidenze cossighiane nei confronti del post-comunista diventato sottosegretario con delega ai Servizi nel primo governo D' Alema, era stata la gestione della crisi del Kosovo. E Minniti vi era arrivato più che preparato. Grazie non soltanto a una famiglia di militari (padre generale, alti ufficiali fratelli e zio), ma anche ad amicizie importanti o fraterne, come quella con Nicola Calipari, agente del Sismi ucciso in Irak nel 2005.

 

Appassionato di tutto ciò che riguarda l' Aeronautica (di cui colleziona anche orologi), voleva fare il pilota. Finì invece per laurearsi a Messina in Filosofia, con tesi su Cicerone, e irretito da un (già) rampante Claudio Velardi, all' epoca emissario della Fgci dalemiana. Più avanti, nel luglio del '94, sarebbe stato lo stesso Velardi ad aprirgli le porte per la carriera romana, chiedendo l' appoggio della Federazione calabrese all' elezione di D' Alema. Riservatissimo, serio, sgobbone, ma per nulla antipatico (se ne possono testimoniare momenti di ilarità quasi fino alla giocosità: bastava non parlargli dell' Inter), Minniti per anni era l' unico politico sempre visto con cartelle sottobraccio e atti da studiare. Sempre di fretta, eppure sempre disponibile con il suo senso della misura reso evidente da quel tipico timbro di voce, tra il fioco e il rauco.

franco gabrielli franco gabrielli

 

Cominciò così, sulle carte e a cura dei rapporti personali (nota è anche l' amicizia con il capo della Polizia, Franco Gabrielli), la scalata che ne ha fatto il politico più competente in fatto di 007, ordine pubblico e flussi migratori. A rovinarne un po' l' immagine rispettabile, se vogliamo, solo il periodo di massima esposizione mediatica: quando a Palazzo Chigi, in virtù di una comune calvizie, ci fu l' avvento dei Lothar. Uno, come abbiamo visto, era il Velardi factotum geloso dell' intimità con il Capo e diabolico nei mille affari di sottobosco. Gli altri, Nicola Latorre (affari pugliesi) e Fabrizio Rondolino.

 

DALEMA VELARDI MINNITIDALEMA VELARDI MINNITI

Per improvvida scelta di quest' ultimo, capo di un' Immagine che ebbe nel culto dell' arroganza il tratto dominante, nel Natale del '99 furono inviati bigliettini augurali firmati «lo staff» (di cui facevano parte, in verità, anche i miti ma ben irsuti Cuperlo e Cascella). Gettato così nel mucchio dei Lothar senza colpa, Marco soffrì a lungo per una volgarizzazione non meritata. D' altronde uno come lui avrebbe potuto militare in qualsiasi partito, e forse senza i moti di Reggio del '70 non avrebbe avuto quel moto di ribellione che l' aveva portato nella Fgci ad onta del padre.

 

occ37 veltroni prodiocc37 veltroni prodi

Chiusa la stagione dalemiana, avvicinatosi man mano ad altri personaggi politici (Veltroni lo appoggiò come viceministro all' Interno nel secondo governo Prodi; Franceschini ne sfruttò la competenza reinserendolo nel governo Letta, sempre con delega ai Servizi, e così Renzi), Minniti è stato accolto al Viminale come una «liberazione» da un increscioso, anzi dannoso, vuoto totale. Di idee e di capacità.

 

 

minniti marcominniti marco

Dopo i pasticci di Alfano, ecco uno dei maggiori esperti del Nord-Africa e del Medio Oriente, nonché dei problemi legati all' immigrazione. I primi atti, ispirati a due direttive precise (severità e integrazione) fanno capire che la musica è cambiata: i meccanismi vanno rivisti, i rimpatri non sono tabù. Il viaggio di questi giorni in Libia, con accordi inseriti in una trama di delicatissimi equilibri, testimonia l' esistenza di una strategia precisa. Dal tempo dell' improvvisazione a quello della competenza, dicono al Viminale. Dove Marco dovrebbe già aver tirato fuori dagli scatoloni i modellini di aeroplanini e le statuine di Pulcinella che collezionava. Una per ogni politico incontrato sulla sua strada.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...