“INACCETTABILE LA PRESENZA DELLA RUSSIA. UNA SCELTA SIMILE RISCHIA DI LEGITTIMARE UN REGIME RESPONSABILE DI VIOLENZE CONTINUE” – SI INFIAMMA LO SCONTRO POLITICO DOPO LA DECISIONE DEL PRESIDENTE DELLA BIENNALE BUTTAFUOCO DI APRIRE AGLI ARTISTI RUSSI (NONOSTANTE LA CONTRARIETA’ DEL GOVERNO MELONI). 26 EUROPARLAMENTARI DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI, TRA CUI LA VICEPRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO PINA PICIERNO, FIRMANO UNA DURA LETTERA PER CHIEDERE UN DIETROFRONT. E MONTA IL CASO DELLA CURATRICE DEL PADIGLIONE DI MOSCA IN AFFARI CON LA FIGLIA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI DEL GOVERNO PUTIN SERGEJ LAVROV…
Sara Scarafia per repubblica.it - Estratti
Altro che Biennale della tregua quella di Pietrangelo Buttafuoco. Lo scontro tra il presidente dell’esposizione di Venezia e il ministro della Cultura Alessandro Giuli diventa un caso politico con ventisei europarlamentari di tutti gli schieramenti che firmano una dura lettera per chiedere di fare retromarcia sulla partecipazione della Russia all’edizione 2026.
E intanto monta il caso della curatrice del padiglione di Mosca in affari con la figlia del ministro degli Esteri del governo Putin Sergej Lavrov.
Due giorni fa Giuli, a nome del governo, aveva smentito categoricamente di aver approvato la scelta di Buttafuoco sottolineando «l’orientamento contrario del governo italiano».
E ieri sono intervenuti gli eurodeputati, tra loro anche la vicepresidente del Parlamento Ue, la dem Pina Picierno.
«Condanniamo con la massima fermezza la decisione di consentire alla Russia di partecipare a una delle piattaforme culturali più prestigiose al mondo mentre continua la sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina. Una scelta del genere rischia di legittimare un regime responsabile di violenze continue e danneggerà inevitabilmente la reputazione e l’autorevolezza morale della Biennale stessa», scrive un gruppo di eletti nelle file di Ppe, Socialisti, Renew, Verdi, Ecr e Sinistra, in una lettera indirizzata a Pietrangelo Buttafuoco.
«La partecipazione degli Stati ai principali eventi culturali internazionali porta inevitabilmente con sé un significato simbolico e una legittimità. In un momento in cui l’Ucraina continua a difendere non solo il suo territorio, ma anche la sua identità culturale e il suo futuro europeo, offrire una piattaforma statale alla Russia invia un messaggio profondamente preoccupante. Invitiamo pertanto la dirigenza della Biennale di Venezia a riconsiderarne la partecipazione».
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A rinfocolare la polemica, la notizia che Anastasiia Karneeva, la curatrice del progetto russo alla Biennale, nel 2016 ha fondato la società Smart Art con Ekaterina Vinokurova, figlia dell’attuale ministro degli Esteri russo Lavrov. Dietro all’organizzazione del padiglione c’è anche Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura.
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