“IO UN ROBOT? NON TROVO IL TERMINE DISPREGIATIVO. È COSÌ CHE SONO QUANDO GIOCO. CERCO SEMPRE DI ESSERE IL PIÙ PRECISO POSSIBILE" – JANNIK SINNER NON PARLA CON I GIORNALI ITALIANI (PERCHE’?), IN COMPENSO BACIA LA PANTOFOLA ALLA STAMPA D’OLTRALPE IN VISTA DEL ROLAND GARROS CON UNA INTERVISTONA A “L’EQUIPE” IN CUI RIFIUTA L’ETICHETTA DI GIOCATORE SENZA EMOZIONI (“SONO SOLO MOLTO CONCENTRATO SU CIO’ CHE DEVE FARE”), PARLA DEL CASO DOPING (“HO DOVUTO PAGARE IL PREZZO DI UN ERRORE CHE NON ERA MIO, IN CAMPO NON ERO LIBERO") E DELLA FINALE PERSA CON ALCARAZ A PARIGI L’ANNO SCORSO. POI RIVELA: “LEGGO I QUOTIDIANI MA MAI LA PARTE SUL TENNIS” (ANCHE SULL’EQUIPE?)
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Jannik Sinner tra pochi giorni sarà impegnato con il Roland Garros, torneo che si disputerà fino al 7 giugno. Dopo aver vinto gli Internazionali di Roma, ha rilasciato un’intervista a L’Equipe in cui ha raccontato il suo modo d’essere in campo e le sue passioni fuori, portando il discorso anche sui momenti bui della sua carriera.
Molti hanno paragonato il numero uno al mondo a un “robot”, una macchina troppo perfetta, ma Sinner non la considera un’offesa: “Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni, ma è perché sono molto concentrato su ciò che devo fare. Semplicemente, cerco di non mostrarlo ai miei avversari.
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Robot? Non trovo che il termine sia dispregiativo. È così che sono quando gioco. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto, e questo richiede di essere in ottima forma fisica e mentale. È così e per questo mi alleno: per essere il più preparato possibile nei momenti importanti di una partita“.
Ha anche raccontato la sua infanzia e i sacrifici che ha fatto per allenarsi: “Da piccolo vedevo i miei genitori solo la sera e molto presto al mattino, perché stavano tutto il giorno al ristorante. Quando tornavo da scuola andavo dai miei nonni a mangiare, poi dovevo cambiarmi in fretta per andare agli allenamenti di calcio, sci o tennis. Ci sono state molte cose per cui ho dovuto cavarmela da solo, e credo davvero che questo mi abbia fatto crescere“.
Sinner ha poi raccontato il motivo per cui ha scelto di vivere a Monaco: “Se ho scelto Monaco è per la tranquillità che trovo lì: posso andare al ristorante o fare la spesa senza che nessuno mi presti attenzione, ed è esattamente ciò di cui ho bisogno. Devo anche dire che le strutture — campi da tennis, palestre — sono perfette. Se fossi rimasto ad allenarmi a casa, non avrei avuto le condizioni ottimali per diventare il miglior giocatore possibile“.
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“Mi rilassa giocare a golf e guidare, alle serie tv preferisco la PlayStation”
A volte, quando ha bisogno di staccare, Sinner gioca a golf. “Passiamo troppo tempo sui social. Posare il telefono per tre o quattro ore e stare nella natura è qualcosa che mi fa bene. Anche guidare la mia auto… è lì che ho l’impressione di essere nella mia bolla, dove nessuno può toccarmi. A volte, quando finisco l’allenamento, prendo la macchina e faccio un giro di venti o trenta minuti con un po’ di musica. È una delle cose che mi piace davvero fare“.
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Confessa di essere anche un appassionato di videogiochi: “Se sono da solo la sera da qualche parte, preferisco la PlayStation alle serie tv. Mi piace leggere i quotidiani, perché penso sia importante sapere cosa succede nel mondo. Quando posso compro volentieri la Gazzetta dello Sport. Salto le pagine sul tennis, perché so già cosa succede, ma leggo di calcio“.
L’altoatesino ha raccontato di come ha vissuto il periodo della squalifica per doping: “Non direi che mi abbia necessariamente cambiato. Però mi ha fatto capire delle cose. È stato un episodio duro da vivere, perché ho dovuto pagare il prezzo di un errore che non era mio. Poi, una mattina, mi sono svegliato con l’idea di trasformare tutto questo in qualcosa di positivo.
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Mi sono goduto la mia famiglia, innanzitutto. E poi mi sono rimesso al lavoro, passando molto tempo anche in palestra. Quando sono tornato nel circuito a Roma, ero felice. Sollevato. Avevo solo voglia di godermi il momento. Ed è quello che ho fatto. Dopo ho giocato un tennis straordinario. La cosa più dura, in particolare, sono stati i mesi precedenti alla sospensione. Perché non potevo parlarne con nessuno. In campo sembravo molto triste, e lo ero davvero: non mi sentivo libero. Però credo nel fatto che nulla accada per caso. E sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte. Ho capito chi fossero i miei veri amici, e anche questo mi ha aiutato“.
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Un commento è andato anche alla finale del Roland Garros dello scorso anno, persa con tre match point di vantaggio contro Alcaraz (che non giocherà quest’anno): “Sarebbe una bugia dire che sia stato facile voltare pagina. Cerco sempre di passare oltre in fretta, anche quando vinco. Ed è così che sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo. Però da quella sconfitta a Parigi ho tratto grandi insegnamenti“.
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