IL “SOLE” ARROSTISCE IL GOVERNICCHIO NAPO-LETTA - IL DE PROFUNDIS DI ROBERTO NAPOLETANO: “IL SOGNO NON C'È, È NATO MORTO”

Roberto Napoletano per "Il Sole 24 Ore"

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, deve trovare il coraggio di scalare la montagna e tornare a respirare aria buona altrimenti è destinato a morire velocemente di smog. Ci siamo rivolti a lui poco più di tre settimane fa chiedendogli di ascoltare il Paese e di avere come stella polare della sua legge di stabilità il lavoro, l'industria, la domanda interna.

Per senso di responsabilità estremo e piena consapevolezza del valore della stabilità, ci siamo permessi di chiedere un segnale forte che non riguardi tanto il presente (dimenticanza di per sé grave) quanto il futuro, vincolando in modo automatico le risorse derivanti da una buona spending review e dalla lotta all'evasione a favore della riduzione del cuneo fiscale per attenuare disparità competitive abnormi tra le nostre imprese e la concorrenza estera, tutelare il reddito reale italiano e restituire un minimo di potere d'acquisto ai nostri lavoratori.

Presidente Letta, questa è la richiesta che viene dal cuore profondo del suo Paese fatto di centinaia di migliaia di imprese e milioni di lavoratori, quello che contro tutti e a dispetto di tutto non smette di battere, il cuore profondo di un'Italia manifatturiera che non si rassegna al galleggiamento e, di conseguenza, al declino.

Abbiamo creduto fino all'ultimo che non si sarebbe sottratto all'impegno, prontamente annunciato, di regalare alle forze vitali del Paese almeno la speranza di un sogno: un percorso credibile per reperire risorse dallo spreco pubblico nazionale e territoriale e impiegarle nel motore produttivo del Paese alleggerendo il peso dei fardelli fiscali-contributivi e offrendo una prospettiva a una leva di giovani di talento che continuano a fare il giro del mondo per poter esprimere il valore costruito negli anni di studio in Italia.

Abbiamo chiesto un percorso certo, lineare, tale da farci credere nel futuro, trasferire fiducia contagiosa, motivare la libera intrapresa, consentirci di misurare il tasso di coerenza del sistema produttivo italiano chiamato a ripagare l'impegno investendo in ricerca e internazionalizzazione con capitali propri.

Nulla di tutto ciò. Non c'è il sogno, non c'è il tracciato di un percorso credibile, le risorse che verranno ipoteticamente conferite al fondo per ridurre il cuneo fiscale sono destinate, in partenza, ad essere assorbite da "clausole di salvaguardia" e impegni inderogabili e, successivamente, anche quel pochissimo che riuscirà a "sopravvivere" non viene riservato direttamente a lavoratori e imprese ma è destinato a polverizzarsi in mille rivoli su una platea allargata che coinvolge pensionati, professionisti, ogni tipo di lavoro autonomo e di azienda. Insomma, il sogno non c'è, è nato morto.

Siamo dispiaciuti e delusi, caro Presidente, perché ci ostiniamo a ritenere che la sua esperienza politica e la sua competenza sui temi dell'economia reale italiana non siano compatibili con il populismo di cui è intrisa questa legge di stabilità. La priorità è far ripartire il Paese e un obiettivo così ambizioso non si ottiene elevando l'imposta di bollo sulle imprese, operando odiose distinzioni fiscali tra aziende manifatturiere e agricole, distribuendo a pioggia risorse destinate a sostenere flussi di credito (vitali) per imprese sane ma che vivono da tempo una fase di difficoltà finanziaria.

Spiace, davvero, essere costretti a constatare che questa legge di stabilità senza regia (avviso di chiamata mai pervenuto al ministro Saccomanni) e figlia non si sa di chi, finisca con il tradire pesantemente l'interesse generale. Di fronte al male del Paese che esige cure drastiche sul piano dell'economia (mettendo alla testa di tutto il lavoro, la ricerca, l'industria e la domanda interna) e delle istituzioni (a partire dalla legge elettorale) non si può restare inerti o voltarsi dall'altra parte.

Non si cambia il sentimento di un Paese con il rimbalzo di qualche decimale in più sul fondo del pozzo e basta entrare in un bar, fare un giro in metropolitana o al supermercato, per rendersi conto di qual è l'effettivo stato d'animo degli italiani. Di fronte al male dell'Italia si ha il dovere di dire la verità e l'obbligo di gridare che non è giusto che questo Paese, con tutte le sue contraddizioni e i suoi errori, sia costretto a morire di smog.

 

Roberto Napoletano e Pasquale Cascella Roberto Napoletano LETTA E SACCOMANNI images ITALIA CRAC BUCO

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