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SVENARSI PER LONDRA? SPAGNA, BELGIO E FRANCIA NON VOGLIONO CHE L’UE CALI LE BRAGHE A CAMERON PER EVITARE LA “BREXIT” - PARIGI NON DIGERISCE L'IPOTESI CHE LA GRAN BRETAGNA ESERCITI POTERE DI VETO SULL’EUROZONA

Andrea Morigi per “Libero Quotidiano”

 

david cameron brexitdavid cameron brexit

Se, fra oggi e domani, Londra si allontana un po' da Bruxelles, può essere l' inizio della fine per l' Unione europea. Fra i 28 Paesi comunitari, che già condividono poco, prevale la frammentazione sia rispetto alle richieste del premier britannico David Cameron sia sulle proposte del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per evitare il Brexit, il referendum che dovrebbe svolgersi entro la fine del 2017 per decidere sulla permanenza o sull' uscita del Regno Unito dall' Unione europea.

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La cancelliera tedesca Angela Merkel tenta di fare buon viso a cattivo gioco e, in vista del vertice di oggi in cui si affronterà la questione, ritiene «giustificate e comprensibili» molte delle richieste della Gran Bretagna per riformare l'impianto europeo poiché «non riguardano solo interessi individuali del Regno Unito su alcune questioni».

 

Presenta così al Bundestag la posizione del governo tedesco: «Come David Cameron, credo che sia necessario per l'Ue migliorare la nostra competitività e ridurre la burocrazia: la Germania ha condiviso queste preoccupazioni per anni». Puntando sul successo del negoziato, Berlino tenta di guadagnarsi un alleato sempre più esterno, rafforzando la propria leadership.

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Sul versante opposto, un gruppo eterogeneo di Stati, capeggiato dalla Francia, giudica «uno shock» l' ipotesi di abbandono da parte di uno dei più importanti membri dell' Ue. Come francesi, spiega il premier Manuel Valls «crediamo e speriamo» in un accordo. Intanto, insieme a Belgio, Spagna e Ungheria, punta a ostacolare le trattative in corso.

 

Le posizioni, ricostruite dal Telegraph sulla base di un appunto riservato compilato da un ministro degli Esteri europeo, indica Parigi intenzionata a impedire qualsiasi potere di veto sull' eurozona da parte britannica e ad assicurarsi che il meccanismo di tutela per i Paesi non euro chiesto da Londra non possa «influenzare le operazioni nell' area euro».

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Quanto alla prospettiva di una maggiore integrazione dei Paesi dell' Unione, dalla quale la Gran Bretagna vuole chiamarsi fuori, la Francia chiede che essa sia confermata come «regola» per la totalità dei 28 membri. Si blinderebbero così le porte delle istituzioni comunitarie.

 

Per ragioni simili, il Belgio, che accusa la Gran Bretagna di essersi concentrata «unilateralmente» su se stessa, teme invece il «rischio di contagio» all' interno dell' Unione che deriverebbe da un accordo troppo generoso con Londra. Anche in questo caso, il tentativo britannico di chiamarsi fuori dalla prospettiva di una maggiore integrazione europea «non può costituire un obiettivo per altri stati membri».

 

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La Spagna considera invece una minaccia al potere regolatore della Bce le richieste di Londra in tema di autonomia finanziaria e teme che il Regno Unito possa diventare «un ostacolo ai processi decisionali» della Banca centrale europea. Madrid paventa anche un «aumento della dispersione» degli stati membri se a Londra verranno concessi meccanismi di opt out rispetto ai processi di integrazione. Una prospettiva che secondo la Spagna renderebbe l' Europa «troppo complessa» e sarebbe di ostacolo all' integrazione di altri Paesi.

 

Delusa anche l' Ungheria, che a sorpresa si lamenta delle troppe concessioni sul tema dell' immigrazione. Budapest chiede che il taglio ai benefici del welfare chiesto da Londra nei confronti degli immigrati comunitari non sia «retroattivo» e non risulti «penalizzante» per quanti già vivono in Gran Bretagna.

 

Inoltre, chiede che il meccanismo si attivi solamente se vi sono «prove» di un' effettiva penalizzazione per le finanze pubbliche britanniche. L' Ungheria chiede peraltro che gli immigrati extracomunitari «non ricevano trattamenti migliori» rispetto agli immigrati ungheresi. Una richiesta molto difficile da esaudire, poiché Paesi come la Macedonia, la Turchia e la Tunisia hanno accordi bilaterali con Londra che consentono ai lavoratori immigrati di quei Paesi pieno accesso al welfare britannico.

 

angela merkel david cameronangela merkel david cameron

Ma la delusione per quello che viene giudicato un compromesso al ribasso, ha spiegato ieri l' ambasciatore britannico a Roma, Christopher Prentice, è cresciuta addirittura nel suo Paese: «I sondaggi sono sul filo del rasoio. Diversi danno per favorito il fronte a favore dell' uscita», ha avvertito ieri il diplomatico, durante un' audizione alla Commissione Affari Ue di Montecitorio.

 

 

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