PIU' CHE UNA MATACENA UNA GRANDE ABBUFFATA - SONO ALMENO QUATTRO LE VIE UTILIZZATE DAL GRUPPO MATACENA PER RICICLARE IN LUSSEMBURGO IL DENARO DA ATTIVITA' ILLECITE PASSA, PER INTERCESSIONE DI SCAJOLA, DALLO IOR - I DUBBI SUL GRUPPO DI UN AVVOCATO E DI MPS

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Sono almeno quattro i canali di finanziamento che sarebbero stati utilizzati dal gruppo che fa capo ad Amedeo Matacena per riciclare il denaro proveniente da attività illecite. L'associazione criminale, accusano i magistrati di Reggio Calabria, effettuava investimenti da milioni di euro in Italia e all'estero per conto della ‘ndrangheta.

Le tracce di questi flussi sono nelle centinaia di faldoni sequestrati dagli investigatori della Dia. E uno potrebbe essere passato dallo Ior, la banca del Vaticano, proprio grazie a Claudio Scajola e al suo amico Giovanni Morzenti, l'imprenditore bergamasco indagato a Roma con monsignor Gaetano Bonicelli proprio per aver utilizzato un conto della Santa Sede per occultare i propri soldi.

L'esame dei documenti trovati nelle abitazioni di indagati e arrestati è cominciato ieri. Tra le carte custodite a Villa Ninina, la dimora ligure dell'ex ministro dell'Interno, c'è una foto che ritrae Scajola con Amin Gemayel, l'ex presidente libanese che si sarebbe adoperato per agevolare lo «spostamento» del latitante Matacena.

È stata scattata due anni fa in occasione di un incontro ufficiale avvenuto a Roma, ma i pm ritengono sia importante per dimostrare la conoscenza fra i due poi confermata con la lettera che lo stesso Gemayel ha inviato al «mio caro Claudio» per assicurare il proprio appoggio.

Altre carte sono rimaste accatastate in un magazzino annesso alla villa, gli uomini della Dia hanno filmato i faldoni prima di sottoporli a sequestro e nei prossimi giorni dovranno controllarli anche per verificare se custodiscano fascicoli riservati risalenti all'epoca in cui Scajola guidava il Viminale.

I finanziamenti e la candidatura Ue
L'ex ministro è accusato di essersi messo a disposizione di Matacena favorendo le cosche e per questo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. I pm si sono convinti che fosse però «portatore di un interesse autonomo» nell'ambito del gruppo, forse convinto di poter ottenere vantaggi anche politici, per esempio la candidatura alle Europee.

Non a caso allegano al fascicolo processuale «la conversazione ambientale registrata nello studio dell'avvocato Paolo Romeo nel novembre 2002 durante la quale si spiega in modo chiaro la ragione per la quale l'organizzazione criminale ha necessità di disporre di parlamentari europei al fine di canalizzare gli enormi flussi di denaro che derivano dai contributi gestiti in sede comunitaria».

Romeo è indagato nell'inchiesta sfociata nell'arresto di Scajola e degli altri presunti complici. Inserito dai rappresentanti dell'accusa nel «sistema» che ruota intorno a Matacena e che, dopo la sua condanna definitiva a 5 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe puntato proprio su Scajola.

Scrivono i pm: «Scajola diviene, per la impossibilità di Matacena ad avanzare candidature in sede di elezioni europee, l'interlocutore destinato, in caso di elezione, ad operare su indicazione del primo nella gestione e destinazione dei "finanziamenti"». Sarebbe proprio questo il secondo canale di riciclaggio, mentre il terzo passa dalle società di Matacena, sia pur intestate fittiziamente ad altri.

I dubbi dell'avvocato e la mail Mps
Per dimostrarlo gli inquirenti allegano alla richiesta di arresto una relazione firmata dall'avvocato Giuseppe D'Ottavio, «soggetto direttamente interessato alle vicende societarie» che elenca alcune anomalie relative alla gestione delle aziende di Matacena anche relativamente al ruolo di sua moglie Chiara Rizzo.

Non a caso i pm rimarcano come «il legale sospetta la presenza di soggetti occulti dietro l'assetto societario, ipotesi che la presente indagine conferma attraverso l'esito delle risultanze provenienti tanto dalle captazioni telefoniche sull'utenza francese, ora in uso a Chiara Rizzo, che dalle mail pervenute nella casella di posta elettronica in uso a Martino Politi», il factotum di Matacena.

La donna sarebbe diventata il perno di quel canale di riciclaggio verso il Lussemburgo, dove sarebbero stati effettuati alcuni investimenti, e Antigua, dove voleva fondare una nuova società insieme con Scajola. E per provare le «intestazioni fittizie», l'accusa esibisce una mail spedita il 27 novembre scorso da un funzionario di Mps ai fiduciari di Matacena:

«Al fine di ottemperare alla normativa antiriciclaggio, e quindi poter indicare il titolare effettivo, della "Ulisse Shipping srl", vi chiediamo di comunicarci la composizione societaria della vostra controllante e della eventuale catena di controllo sino ad arrivare alla individuazione di una o più persone fisiche che esercitano il controllo del gruppo. Poiché tale adempimento è fondamentale per il prosieguo del rapporto, vi chiediamo un riscontro nel tempo più breve possibile» .

 

CHIARA RIZZO E AMEDEO MATACENAmatacena amedeoCHIARA RIZZO AMEDEO MATACENAARRESTO CLAUDIO SCAJOLA monsignor gaetano bonicelli giovanni morzenti

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...