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LO STABILICUM RESTA IN BILICUM – I PARTITI DI MAGGIORANZA HANNO TROVATO SU TRE RITOCCHI AL PASTROCCHIO DELLA RIFORMA DELLE LEGGE ELETTORALE, SPERANDO DI SCHIVARE LO SPETTRO DI INCOSTITUZIONALITÀ: UN INNALZAMENTO DELLA SOGLIA PER OTTENERE IL PREMIO DI MAGGIORANZA DAL 40 AL 42%, LA RIDUZIONE DEL NUMERO MASSIMO DI DEPUTATI CHE SI POSSONO OTTENERE ALLA CAMERA E L'ABOLIZIONE DEL MECCANISMO DEL BALLOTTAGGIO – RESTA UN GROSSO SCOGLIO: LE PREFERENZE. MELONI, PRESSATA DALLA BASE DI FRATELLI D'ITALI VUOLE REINTRODURLE, MA FORZA ITALIA LE GIUDICA INACCETTABILI, COSÌ COME LA LEGA…

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

antonio tajani giorgia meloni al senato

Tre modifiche per cambiare la riforma elettorale e sperare di schivare lo spettro di incostituzionalità. Tre ritocchi su cui la maggioranza ha raggiunto nelle ultime ore un accordo di massima, da testare nella commissione Affari costituzionali della Camera.

 

Si tratta di un innalzamento della soglia per ottenere il premio di maggioranza, della riduzione del numero massimo di deputati che si possono ottenere alla Camera e dell'abolizione del meccanismo del ballottaggio (finora previsto nel caso in cui i poli si fossero attestati tra il 35 e il 40%).

 

MARINA BERLUSCONI DIVENTA CAVALIERA DEL LAVORO

Su un dettaglio, però, rischia comunque di infrangersi il centrodestra: le preferenze. Prevederle o meno divide infatti le forze di governo: i meloniani sono costretti a proporle per non esporsi alle accuse di volere una legge che assomiglia troppo al Porcellum, gli alleati si oppongono. [...]

 

Per fare ordine, è opportuno partire dai punti su cui c'è un accordo e che dovrebbero finire in un testo sostitutivo della riforma originaria che il centrodestra proverà a presentare in commissione.

 

Punto primo: la soglia oltre la quale scatterà il bonus verrà innalzata dal 40% al 42%, avvicinando il rischio potenziale di un pareggio (se si sfidano, ad esempio, tre coalizioni) e la necessità di un esecutivo di larghe intese.

 

giorgia meloni

Secondo: il tetto massimo di seggi che una coalizione può ottenere grazie al premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori) scenderà alla Camera da 230 a 220-222, mentre resterà invariato a Palazzo Madama.

 

In caso di risultati difformi tra i due rami del Parlamento, inoltre, varrà il proporzionale puro. Salta il ballottaggio. Lo sbarramento per le forze che corrono da sole è del 3%, mentre entra alle Camere il miglior perdente per ciascuna coalizione.

 

Sulle preferenze, però, la mediazione si è arenata. Giorgia Meloni pretende che Fratelli d'Italia mostri almeno la volontà di introdurle, perché teme un enorme danno di consenso causato dal ritorno alle liste bloccate: l'attuale bozza abolisce i collegi del Rosatellum e annulla la scelta dei cittadini.

 

matteo salvini antonio tajani - foto lapresse

Il problema è che Forza Italia giudica inaccettabile il ritorno alla scelta diretta dei candidati, poco cara anche alla Lega. Per questo, Fratelli d'Italia è alla ricerca di un'alternativa. E sembra averla individuata in un sistema su cui però al momento Antonio Tajani non ha ancora dato il via libera.

 

L'opzione, immaginata da Ignazio La Russa, è sostanzialmente questa: capilista bloccati, preferenze per gli altri. L'effetto a favore del potere di scelta dei cittadini sarebbe comunque contenuto: soltanto per i primi due partiti – oggi sarebbero FdI e Pd – scatterebbe un secondo nome non "bloccato" in ciascuna delle circoscrizioni (dove, a seconda delle dimensioni, verranno eletti complessivamente tra i tre e gli otto nomi).

 

elly schlein parla di giorgia meloni a tagada foto lapresse

Anche se la possibilità di indicare lo stesso capolista in cinque circoscrizioni farà aumentare, almeno potenzialmente, il numero degli eletti con le preferenze. Non è detto che basti ai berlusconiani per garantire semaforo verde all'operazione. [...]

 

Se nei prossimi giorni non si raggiungerà un'intesa, dunque, l'emendamento non verrà presentato in commissione, per evitare che lo stallo rallenti in modo decisivo l'iter del provvedimento e ne comprometta definitivamente il futuro. Meglio, a quel punto, rimandare la resa dei conti all'aula.

 

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

Affidare però all'emiciclo la conta su un emendamento del genere accrescerebbe le probabilità di una spaccatura. E di incidenti non previsti: a differenza della commissione, il regolamento sancisce infatti la possibilità del voto segreto. Con effetti probabilmente decisivi sulla riforma.

 

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