LE TRIBOLAZIONI DI ANGELINO, IL CINISMO POLITICO DI RENZI, LE MANOVRE DEL BANANA E QUELLA PROFEZIA FATTA DA LETTA AD ALFANO NEL GIORNO DEL COMMIATO: “RENZI VI PORTERÀ PRESTO ALLE URNE”

Francesco Verderami per il "Corriere della Sera"

L'Economia sarà la poltrona della verità, il dicastero da cui si capirà qual è il vero gioco di Renzi e quanto sarà solido il patto con la sua maggioranza, in prospettiva più che nell'immediato. Perché è vero che da oggi il presidente del Consiglio incaricato ripeterà alle forze politiche quanto ha detto formalmente ieri a Napolitano e anticipato nei giorni scorsi ad Alfano, e cioè che il suo governo si fonderà su una coalizione «stabile e non variabile», e che non cercherà di allargarne i confini in corso d'opera. Magari a Forza Italia, come teme il Nuovo centrodestra.

Per certi versi si tratta di un'affermazione scontata, dato che senza questa garanzia preliminare il tentativo del segretario democratico fallirebbe prima ancora di iniziare: Renzi ha bisogno del voto di Ncd per potersi insediare a Palazzo Chigi. Il punto è cosa potrebbe accadere dopo, anche se Alfano fosse inizialmente soddisfatto sull'organigramma e al suo partito venissero affidati i dicasteri chiesti. Nulla pregiudicherebbe infatti un'eventuale manovra di Renzi nel prosieguo della legislatura, che muterebbe il profilo della maggioranza e che - rendendo ininfluente il Nuovo centrodestra - stravolgerebbe la geografia politica italiana, non solo in Parlamento.

Perciò, se sono sinceri gli intendimenti del leader democrat, se davvero mira a stringere un accordo duraturo con Alfano, sarà sulla scelta del prossimo titolare di Via XX Settembre che si chiuderà l'intesa. Quello è il ruolo chiave da dove passerebbero gli accordi su lavoro e Fisco, su sviluppo e imprese: l'Economia diverrebbe lo snodo nevralgico a garanzia di un rapporto fiduciario, lì incrocerebbero gli interessi politici delle forze «diversamente alleate». Non è dato sapere fino a che punto Renzi e il capo di Ncd abbiano approfondito l'argomento nei loro colloqui telefonici, ma entrambi sanno che sono gli uomini a rappresentare i patti.

E il patto passa dall'incontro tra il premier incaricato e il capo di Ncd, con le rispettive squadre «pronte a far nottata» - come ha anticipato Delrio ai dirigenti del Nuovo centrodestra- per trovare un'intesa sul programma da stilare «nel dettaglio». La deadline per la redazione del documento è stata fissata per venerdì, dato che serve tempo ma serve anche non prenderne troppo.

Su questo Napolitano si è raccomandato, confidando che la crisi si chiuda entro il weekend con il giuramento del governo, preoccupato com'è che uno slittamento oltre quella data possa far sfuggire di mano la situazione.

Ma i nodi da sciogliere sono tanti. Tra questi il più intricato è il ministero dell'Economia, che potrebbe rappresentare la vera novità del prossimo esecutivo, in una logica di discontinuità rispetto al recente passato, con il ritorno alla scrivania di Quintino Sella di un politico.

Tutte le forze della coalizione invocano questa soluzione, ce n'è traccia negli appunti delle consultazioni al Quirinale, così come nel ragionamento svolto da Renzi sul Colle. Perché «i ministri politici rispettano il percorso definito della maggioranza», dice l'ncd Sacconi, che parlando ieri dell'eventuale nomina di Epifani al Lavoro alludeva anche al dicastero di Via XX settembre.

Un endorsement a favore della soluzione «politica» era arrivato nei giorni scorsi persino dal titolare uscente, Saccomanni, secondo cui se i partiti hanno lasciato ai tecnici quella poltrona, «è perché questo è il ministero del no». Renzi vuol farlo invece diventare il «ministero del sì», e anche Alfano è dello stesso avviso, sebbene il piano di sforamento del 3% abbia già ricevuto l'altolà preventivo di Bruxelles.

Per realizzare quell'obiettivo fin troppo «ambizioso» non c'è comunque altra via che procedere con le riforme. E una volta stretta l'intesa di governo, in vista delle Europee, i leader di Pd e Ncd avrebbero interesse - ognuno per la propria parte - a realizzare il pacchetto dei «primi cento giorni».

È il ministero dell'Economia, insomma, la chiave della trattativa. E la spinta affinché Renzi «cambi verso» è dettata anche dai rifiuti che il premier incaricato ha subìto da parte dei tecnici: dalla Reichlin fino al «caso Barca», un infortunio che - oltre a minarne l'immagine - impone al leader democratico di restituire quel dicastero al primato e alla responsabilità della politica, preservandolo così dall'assedio dei gruppi di potere. A Via XX settembre c'è la poltrona della verità, da lì si capirà se il segretario del Pd vorrà costruire un saldo patto di governo con una maggioranza «stabile e non variabile», o se è fondata la profezia fatta da Letta ad Alfano nel giorno del commiato: «Renzi vi porterà presto alle urne».

 

 

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