TRUMP PREPARA IL RITIRO DALL'IRAN – IL PRESIDENTE AMERICANO STA CREANDO UNA SQUADRA PER NEGOZIARE CON TEHERAN: COINVOLTI GLI ONNIPRESENTI JARED KUSHNER (IL GENERO) E STEVE WITKOFF, L’IMMOBILIARISTA AMICO DIVENTATO INVIATO SPECIALE PER TUTTE LE CRISI – CON IL CONFLITTO E LA DECIMAZIONE DEI VERTICI, LA POSIZIONE DEL REGIME SI È IRRIGIDITA: ORA PONE SEI CONDIZIONI, TRA CUI LA CHIUSURA DELLE BASI MILITARI USA NELLA REGIONE, IL PAGAMENTO DI UN RISARCIMENTO E UN NUOVO REGIME GIURIDICO PER LO STRETTO DI HORMUZ (CONTINUERANNO A TENERE PER LE PALLE IL MONDO)
AXIOS, 'TRUMP STA CREANDO UNA SQUADRA PER NEGOZIARE CON L'IRAN'
VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN
(ANSA) - Gli inviati di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff stanno creando una squadra per negoziare con l'Iran su ordine del presidente.
Lo riferiscono ad Axios. Negli ultimi giorni non vi sono stati contatti diretti tra Usa e Iran, ma Egitto, Qatar e Regno Unito hanno fatto da tramite per lo scambio di messaggi, sottolineano le fonti. Egitto e Qatar hanno informato Usa e Israele che l'Iran è interessato ad avviare negoziati, sebbene a condizioni molto rigide. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno posto sei condizioni, dallo stop al programma missilistico per cinque anni a quello totale dell'arricchimento dell'uranio
Le altre condizioni poste dagli Usa sono: la dismissione degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; rigorosi protocolli di controllo esterno riguardanti la produzione e l'utilizzo di centrifughe e macchinari correlati; trattati sul controllo degli armamenti con i Paesi della regione, che prevedano un tetto massimo di missili non superiore a 1.000 unità; nessun finanziamento a gruppi affiliati quali Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen o Hamas a Gaza.
MERZ SENTE TRUMP, 'FOCUS SU IRAN, ISRAELE E UCRAINA'
(ANSA) - "Questo pomeriggio ho discusso con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump della situazione in Iran, Israele e Ucraina. Abbiamo concordato di rimanere in stretto contatto. Il nostro scambio riprenderà presto". Lo annuncia il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
L'IRAN PONE 6 CONDIZIONI PER FINE GUERRA
(ANSA) - L'Iran ha posto sei condizioni per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele: la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento all'Iran, la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all'Iran, l'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l'estradizione degli operatori dei media anti-iraniani. Lo riferisce l'agenzia Tasnim, emanazione dei Pasdaran.
ambasciata usa a baghdad colpita da un drone iraniano
MEDIA IRANIANO, 'SE ATTACCATE LE NOSTRE CENTRALI L'INTERA REGIONE SARÀ AL BUIO'
(ANSA) - Dopo l'ultimatum di Donald Trump alla Repubblica Islamica (48 ore di tempo per riaprire lo Stretto di Hormuz o le centrali elettriche iraniane saranno essere prese di mira), l'agenzia di stampa iraniana Mehr ha minacciato che anche un attacco limitato alle infrastrutture elettriche iraniane farebbe precipitare l'intera regione nell'oscurità. Lo riporta il media d'opposizione iraniana basato a Londra, Iran International.
donald trump - stretto doi hormuz
"Dite addio all'elettricità", ha scritto l'organo di informazione affiliato allo Stato, affermando che "con il minimo attacco" alle infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica, "l'intera regione piomberà nell'oscurità". Mehr ha anche pubblicato una mappa delle principali centrali elettriche nei Paesi del Golfo Persico, inclusi siti negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Qatar e in Kuwait, affermando che dal 70% all'80% delle principali centrali elettriche della regione sono costruite lungo la costa del Golfo Persico e si trovano nel raggio d'azione dei missili iraniani.
TEHERAN, LO STRETTO DI HORMUZ È CHIUSO SOLO PER I NOSTRI NEMICI
(ANSA) - L'Iran si è detto pronto a cooperare con l'Organizzazione Marittima Internazionale per migliorare la sicurezza marittima e proteggere i marittimi nel Golfo, ha dichiarato il rappresentante iraniano presso l'agenzia delle Nazioni Unite. Ali Mousavi ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimane aperto a tutte le navi, ad eccezione di quelle legate ai "nemici dell'Iran", aggiungendo che il passaggio attraverso lo canale è possibile grazie al coordinamento delle misure di sicurezza con Teheran, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr citata da Al Jazeera.
"La diplomazia rimane la priorità dell'Iran. Tuttavia, una completa cessazione dell'aggressione, così come la fiducia reciproca, sono ancora più importanti", ha dichiarato Mousavi, aggiungendo che gli attacchi israeliani e statunitensi contro l'Iran sono alla "radice dell'attuale situazione nello Stretto di Hormuz". (ANSA).
UN REGIME FANTASMA IL NUOVO KHAMENEI PARLA SOLO VIA SOCIAL MA PER LA CIA È VIVO
Estratto dell'articolo di Greta Privitera per il "Corriere della Sera"
Per ora, esiste solo via messaggio. Prima quello scritto e affidato alla voce dei giornalisti e delle giornaliste dei telegiornali di Stato. Poi quello mandato sul suo canale Telegram.
Mojtaba Khamenei, il nuovo ayatollah-fantasma della teocrazia, grida vittoria in nuvolette bianche su sfondo verde, trasformate dai suoi social media manager in post su X per il Nowruz, il capodanno persiano: «In questo momento, grazie alla speciale unità che si è creata tra voi, nostri compatrioti, nonostante tutte le vostre differenze religiose, intellettuali, culturali e politiche, il nemico è stato sconfitto».
DONNA PIANGE DI FRONTE A UN PALAZZO DISTRUTTO DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE
[...] Ma la nuova Guida della Repubblica islamica non si è ancora fatta vedere, né sentire. «Il topo supremo se la fa sotto», lo scherniscono i dissidenti in esilio, giocando con quella radice del nome che in persiano diventa «moosh», il topo appunto.
La sua assenza alimenta indiscrezioni e teorie del complotto. C’è chi giura che sia morto per le ferite riportate dopo i raid sul compound del padre, l’ayatollah Ali Khamenei, e chi lo immagina in fuga verso Mosca per curarsi di nascosto.
Gira anche voce — inconfermabile — che, dopo il bombardamento che gli ha ucciso padre, madre, moglie e figlio, il successore-fantasma sia stato trasferito all’Ospedale Universitario Sina di Teheran. E che secondo il personale medico avrebbe riportato una frattura alla gamba sinistra e sarebbe stato curato per un’ipossia severa, una carenza d’ossigeno in quanto rimasto sepolto sotto le macerie. Allora, dicono: ventilazione meccanica, coma farmacologico e dopo tre giorni il trasferimento verso un bunker misterioso.
PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE
Ieri, però, gli Stati Uniti hanno smentito i necrologi prematuri, citando la Cia secondo cui Mojtaba sarebbe ancora vivo. Le fonti del giornale americano Axios raccontano che i suoi uomini avrebbero tentato di organizzare incontri di persona con lui, falliti per «motivi di sicurezza». Se qualche indizio sul cuore che ancora batte c’è, resta l’incognita su quanto potere eserciti davvero, rintanato chissà dove. «È una situazione a dir poco bizzarra.
Non crediamo che gli iraniani si sarebbero presi tutta questa briga per scegliere un uomo morto come Guida Suprema, ma allo stesso tempo non abbiamo prove che stia assumendo il comando», racconta un funzionario americano ad Axios .
La gestione Nel pieno dei raid israeliani e americani che continuano a falcidiare la leadership della Repubblica islamica – con l’eliminazione di alto profilo di Ali Larijani, reggente de facto in tempo di guerra – l’assenza di Mojtaba potrebbe trarre in inganno, dipingendo un regime con le spalle al muro, prossimo alla frana. Invece, proprio la guerra ribalta il tavolo. [...]
Una frammentazione del potere e una gestione più collettiva e resiliente che, per ora, aiuta gli ayatollah nel loro progetto di Resistenza a ogni costo.
Ma resta il nodo cruciale: con tanti caduti della leadership politica chi regge davvero le fila? La paura è che il timone sia finito nelle mani dei pasdaran, i fedelissimi di Mojtaba, le frange più radicali del regime. [...]
I BOMBARDAMENTI AMERICANI IN IRAN NEI PRIMI DIECI GIORNI DI GUERRA




