salvini wilders le pen petri

VI SIETE CHIESTI PERCHÉ LA DESTRA E IL NAZIONALISMO SONO IN ASCESA OVUNQUE? - LO SPIEGA GALLI DELLA LOGGIA: “LA NAZIONE È UN RIFUGIO DAGLI EFFETTI NEGATIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE: DALLA CHIUSURA INCOMPRENSIBILE DI FABBRICHE; DAL VENIR MENO, DECISO IN UNA LONTANA CAPITALE EUROPEA, DELLA SPESA PUBBLICA - IL CUORE DEL NAZIONALISMO È COSTITUITO DAGLI STRATI DISAGIATI DELLA SOCIETÀ, CONTRO LA MODERNITÀ. E SI CAPISCE LA DIFFICOLTÀ CHE HA LA SINISTRA A FARCI I CONTI PERCHÉ…”

Ernesto Galli della Loggia per “il Corriere della sera”

 

matteo salvini sovranisti a milano

Dalla Spagna alla Polonia, dalla Svezia alla Germania all' Ungheria, la destra antiliberale è in ascesa dappertutto in Europa. Miete successi elettorali che mettono sempre più in difficoltà i partiti di centro, partecipa al governo di regioni e Stati del continente, i suoi temi tendono a dominare la discussione pubblica e, come accaduto l' altro giorno a Varsavia, è in grado d' inscenare manifestazioni di piazza che raccolgono folle imponenti.

 

Ma non si tratta di un ritorno del fascismo. Del fascismo novecentesco, infatti, mancano alla destra antiliberale di oggi due tratti essenziali - l'organizzazione paramilitare e l'impiego della violenza contro gli avversari politici - senza i quali il fascismo stesso non sarebbe mai giunto al potere negli anni 20-30 del secolo corso.

SALVINI E L'ASSE SOVRANISTA

 

Infatti, anche laddove come nella Germania di Weimar la sua conquista del potere ebbe come premessa una serie di notevoli successi elettorali, tali successi, però, furono consentiti per una parte decisiva da un attacco fisico, spesso a mano armata, portato preliminarmente contro comizi, partiti, associazioni, giornali, sindacati avversari. Nulla di tutto ciò accade oggi. Oggi la destra antiliberale gioca le sue fortune sul terreno elettorale, e la violenza, quando c'è, è opera di gruppuscoli tutto sommato insignificanti. Oggi l'obiettivo non è quello di intimidire e ridurre al silenzio gli avversari, è quello di vincere democraticamente le elezioni.

 

trump xi jinping

Il che è possibile grazie a due fattori nuovi presenti sulla scena europea. Innanzi tutto, per la prima volta dal 1945 è presente nel continente una grande potenza reazionaria che si pone come punto di riferimento per tutta la destra antiliberale. È la Russia di Putin, la quale non nasconde i propri disegni egemonici a spese del resto d' Europa e che è verosimilmente disposta a impiegare a tal fine tutti i potenti strumenti d' influenza di cui dispone, dalla violenza occulta, ai fiumi di denaro, all' hackeraggio elettronico.

 

Con lo scopo, per l' appunto, di indebolire lo schieramento democratico e di affermare il proprio predominio in Europa: in ciò favorita dal contemporaneo ritiro suicida dal continente degli Stati Uniti, che fino a qualche tempo fa costituivano invece il punto di riferimento dello schieramento democratico.

 

vladimir putin viktor orban

Ma il fattore cruciale dell' ascesa della destra antiliberale è il nazionalismo. È il nazionalismo, non il fascismo, il suo vero orizzonte. È il nazionalismo il «punto di raccolta dell' ira» - per usare l' espressione che fa da leitmotiv dell' importante libro di Peter Sloterdijk «Ira e tempo» appena uscito da Marsilio - con cui la destra anima la sua propaganda e la sua influenza nell' opinione pubblica.

 

È un nazionalismo, tuttavia, che ha perso completamente il carattere centrale che fu suo nella storia del Novecento, e che consistette essenzialmente nell' espansionismo, nella competizione aggressiva sul terreno della politica estera. È un nazionalismo nuovo, per così dire: tutto introflesso e difensivo quanto l' altro, invece, era estroflesso e offensivo.

 

viktor orban vladimir putin

Oggi la nazione, insomma, non è più il luogo dove «armare la prora e salpare verso il mondo». È un rifugio dal mondo. La sua invocata sovranità un' arma di difesa, una protezione. E proprio per questo la nazione è un valore sempre più sentito e apprezzato specialmente da chi di protezione ha costituzionalmente bisogno, cioè dalle classi popolari, in genere dai settori più sfavoriti della popolazione, inclusi all' occasione anche settori impoveriti del ceto medio.

 

globalizzazione1

Oggi la nazione è invocata come un rifugio dalle novità che sottratte a ogni nostro controllo e contro ogni nostra volontà fioriscono e impazzano nel mondo «là fuori», finendoci poi rovinosamente addosso. Novità economiche, innanzi tutto. Un rifugio quindi principalmente dagli effetti negativi della globalizzazione: dalla chiusura incomprensibile di fabbriche che ancora ieri sembravano andare bene; dal brutale ridimensionamento dell' organico impiegatizio per l' arrivo dei computer; un rifugio dall' improvviso venir meno, deciso in una lontana capitale europea, di quella spesa pubblica che poteva permettere a un Comune di aggiustare una scuola o di assumere qualcuno; una difesa dal passaggio in mani straniere di aziende che erano tutt' uno con i luoghi e ora invece si trovano a dipendere da chi di quei luoghi fino a ieri non conosceva neppure il nome.

brexit

 

Ma il nazionalismo odierno serve soprattutto come un rifugio culturale. Serviva a questo anche un tempo, ma mai nella misura attuale, così radicale e coinvolgente sul piano emotivo. Il che accade perché radicale e capillare è stato il mutamento intervenuto nei modi di vivere e di sentire delle società occidentali negli ultimi decenni. In pratica si è dissolto quasi del tutto un modello culturale che per più aspetti durava da secoli.

Proprio ciò ha prodotto e sta producendo nel corpo sociale una frattura assai più profonda di quanto si creda.

 

povertà

La frattura tra una parte, dotata di maggiori risorse, in stretto rapporto con la modernità e i suoi linguaggi, orientata al nuovo, familiare con la più ampia diversità degli stili di vita, impregnata di individualismo permissivo, insofferente di ogni vincolo, passabilmente anglofona, insomma psicologicamente e culturalmente cittadina del mondo; e un' altra parte, invece, perlopiù dotata di assai minori risorse, maggiormente legata a una dimensione comunitaria, a un modo di pensare tradizionale e a un rapporto con il passato; ancora convinta - pur se tutt' altro che osservante - della propria identità cristiana, della bontà delle regole da sempre a presidio della riproduzione e dei rapporti tra i sessi e tra le generazioni, aderente al significato tramandato della gerarchia e dei ruoli sociali.

globalizzazione

 

È per l' appunto questa parte della società orientata culturalmente al passato la quale, di fronte alla perdita di presentabilità sociale che colpisce il suo modo di pensare, di fronte alla critica sovente sommaria quando non duramente censoria a cui questo viene sottoposto specie dai media, di fronte alla scomparsa pressoché dovunque del cattolicesimo politico che in qualche modo rappresentava in precedenza i suoi valori, ha cominciato da tempo a vedere nella nazione, nell' ovvia radice antica dell' identità nazionale, un utile scudo protettivo contro una modernità percepita come qualcosa di ostile e distruttivo che giunge da «fuori».

 

karl marx in una rivisitazione del poster di barack obama

Il cuore del nazionalismo attuale, insomma, è costituito in tutti i sensi da una posizione polemica, perlopiù fatta propria dagli strati disagiati della società, contro il nuovo, contro la modernità. E allora si capisce la radice della difficoltà che ha la sinistra a farci i conti. Dimentica del Manifesto di Marx ed Engels, la sinistra, infatti, nel corso della sua lunga vicenda si è sempre più andata rafforzando nell' idea che a opporsi al nuovo, al cammino della storia (sempre infallibilmente positivo) non potessero essere che i grandi interessi, le classi dominanti, conservatrici per definizione, mai le classi inferiori. E che quindi il proprio posto non potesse che essere sempre dall' altra parte, a favore di ogni innovazione, comunque nelle schiere della modernità. Un calcolo sbagliato che rischia di esserle fatale.

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