ronan farrow jon lovett

I ''PREDATORI'' DELLA SORCA PERDUTA - RONAN FARROW HA INSERITO NEL SUO LIBRO SU WEINSTEIN LA PROPOSTA DI MATRIMONIO AL COMPAGNO JON LOVETT. MA OCCHIO: NON PARLA MAI DEL MOVIMENTO #METOO. DICE CHE CHI L'HA FONDATO È UN'EROINA, MA POI SPECIFICA ''LE MIE INCHIESTE PARLANO DI ACCUSE SERIE E CIRCOSTANZIATE DI ABUSI SESSUALI''. DELLA SERIE: DELLA DERIVA TURBO-FEMMINISTA IN CUI OGNI AVANCE È UNA MOLESTIA IO NON MI OCCUPO…

Silvia Nucini per ''Vanity Fair''

 

ronan farrow jon lovett

Domenica pomeriggio. Devo mettermi in contatto con un numero a New York, ma per due volte mi comunicano variazioni del numero stesso. L’ultima prevede che io chiami un server italiano, digiti un codice segreto attivo solo per 45 minuti, rimanga un po’ in attesa ascoltando una musica da ascensore e poi venga collegata con il mio interlocutore, Ronan Farrow. Trentun anni nascosti sotto una faccia che definire angelica è una semplificazione, Farrow è figlio dell’attrice Mia Farrow e del regista Woody Allen (ma per le illazioni vedi box a pag. 76) e soffre da sempre della sindrome «il più giovane della stanza».

 

ronan farrow catch and kill

Nella sua, di stanza, racconta la mamma Mia, si chiudeva a leggere La metamorfosi di Kafka. «Era alle elementari», specifica. Lo iscrivono al college a 11 anni, a 15 si laurea in filosofia. A 22 anni prende un dottorato in legge a Yale e lavora prima con Obama e poi con il segretario di Stato Hillary Clinton. A 25 ha voglia di riprendere gli studi, vince la borsa di studio Rhodes e va a Oxford dove fa un dottorato in filosofia. Intanto compare nella lista dei meglio vestiti al mondo di Vanity Fair America .

 

Mentre è a Oxford pensa che non gli dispiacerebbe fare il giornalista. Torna in America, comincia a lavorare e, quattro anni dopo, vince – insieme alle colleghe del New York Times che hanno indagato sullo stesso scandalo – un Pulitzer grazie all’inchiesta, pubblicata sul New Yorker, in cui svela la storia di molestie e abusi sessuali a carico del potentissimo produttore di Hollywood Harvey Weinstein – faccia da orco, modi arroganti – accusato da un’ottantina di donne tra cui l’attrice e regista Asia Argento.

ronan farrow hillary clinton

 

A meno di due anni dall’uscita di quell’articolo – seguito da molti altri approfondimenti su nuovi filoni della storia – Farrow pubblica Predatori, una monumentale inchiesta nell’inchiesta in cui il giornalista racconta i retroscena della sua attività investigativa e della complicata rete di pressioni, connivenze, ricatti e spionaggio messa in moto da Harvey Weinstein per intimidire le vittime delle sue aggressioni e ostacolare il lavoro investigativo del giornalista. Nel libro, sottoposto al rigoroso fact checking (si racconta di una telefonata di controllo con la Nbc durata 10 ore), si fanno tutti i nomi e i cognomi e c’è chi, come il pluricitato Dylan Howard, vicepresidente del gruppo Ami che controlla numerosi media americani, come il National Enquirer, ha cercato di bloccarne la pubblicazione, minacciando di fare causa alle librerie che lo hanno ordinato. È soprattutto per tutelarsi da ogni rischio di censura preventiva, e per proteggere alcune testimonianze inedite, che sto chiamando New York componendo il prefisso di Roma.

 

mia farrow e i figli 9

 La voce allegra, ma stanca, che mi risponde all’altro capo di questa triangolazione telefonica è la fotografia perfetta dello stato d’animo di Farrow. «Sono esausto, ma orgoglioso. Questo libro è un atto d’amore e di coraggio da parte delle donne che mi hanno parlato senza risparmiarsi». Tra queste c’è anche sua sorella Dylan, che da tempo accusa il loro padre, Woody Allen, di averla molestata quando aveva sette anni. Farrow, che non ha rapporti con il regista, racconta che quando Harvey Weinstein viene a sapere che il giornalista sta indagando su di lui, chiama Allen per chiedergli una mano. «Gesù, mi dispiace tanto. Buona fortuna», risponde il regista. E sembra di vederlo pronunciare questa frase che assomiglia alla battuta di un suo film.

 

ronan farrow

Predatori, in inglese, si intitola Catch and Kill che è il metodo che utilizza una certa stampa per insabbiare gli scandali, tenendo le notizie nel cassetto per proteggere i colpevoli. Crede che aver smascherato questo meccanismo cambierà il modo in cui i media gestiscono certe notizie?

 

«Il metodo “Catch and Kill” è metafora di un meccanismo più ampio in cui sistemi giuridici, politici e di informazione cospirano per mettere a tacere la verità e intimidire chi la cerca. Prima di pubblicarle, non so mai che effetti sortiranno le mie inchieste, ma credo che le cose che racconto in questo libro siano inoppugnabili e creino un precedente dal quale in poi dovremmo sempre chiederci, quando abbiamo a che fare con certi mondi, se chi ha il potere non stia dirottando il sistema e manipolando l’opinione pubblica».

 

 Harvey Weinstein aveva creato, per proteggersi, una rete di spionaggio di cui lei stesso è stato vittima. Nel libro racconta di aver cambiato temporaneamente casa durante l’inchiesta. Ha temuto davvero per la sua vita?

 

ambra battilana con ronan farrow

«Sono stato sempre molto consapevole che il rischio che correvo era relativo: vivo in un Paese in cui i giornalisti sono protetti dal Primo Emendamento. E so bene che, se facessi inchieste sul potere in Pakistan o in Russia, correrei rischi molto più seri. Ma le complicate strategie – con coinvolgimento della società di intelligence privata israeliana Black Cube – che sono state messe in atto nei miei confronti sono la dimostrazione di quanto la libertà di stampa sia fragile anche nei Paesi democratici. Non penso che i giornalisti americani dovrebbero essere sorvegliati, intimiditi e minacciati. E invece succede. Abbiamo bisogno di editori e direttori coraggiosi, come quelli del New Yorker che hanno salvato e pubblicato la mia inchiesta. Cosa che invece la Nbc, l’emittente televisiva per la quale lavoravo durante la mia indagine, non ha fatto. Bloccando, con la scusa che non fosse completo, la messa in onda del servizio».

asia argento ronan farrow

 

 

 

Nel libro non cita mai il movimento #MeToo . Perché?

 

 «Ho detto spesso che ammiro le attiviste che stanno cercando di attuare un cambiamento della società e considero Tarana Burke, la donna che ha coniato il termine #MeToo , un’eroina. Tutto questo esiste ed è il fondale delle mie storie, del tributo al coraggio delle mie fonti. Penso, come recita la vecchia regola del giornalismo, che sia sempre meglio “show, don’t tell”, mostrare piuttosto che raccontare. Mi sembra più utile, per esempio, parlare di mia sorella Dylan che prende coraggio e dà la sua prima intervista televisiva, piuttosto che dedicare un capitolo al movimento».

 

rose mcgowan ronan farrow

 Parlando di Dylan, lei ammette, come fratello, di non aver fatto abbastanza.

 

«Per me era importante che potessi scrivere liberamente delle accuse di mia sorella e anche che potessi ammettere che sono una di quelle persone che vivono accanto a una vittima e le dicono di lasciare perdere, e tacere. Per molti anni ho ritenuto ciò che era accaduto un disturbo, qualcosa che la stava distraendo dal farsi una vita e una carriera, e che la stava lentamente distruggendo. Ma quando finalmente l’ho ascoltata davvero, e ho capito quanto fossero convincenti le sue affermazioni, mi sono reso conto che il suo rifiuto di tacere era un grande gesto di coraggio. E che io avevo sempre sbagliato».

rose mcgowan e ronan farrow

 

La sua inchiesta su Weinstein e anche questo libro, i cui disegni all’inizio di ogni capitolo sono di Dylan, costituiscono per lei una qualche forma di risarcimento nei confronti di sua sorella?

 

«Questa vicenda è qualcosa che va oltre lei e oltre me, e riguarda lo schema, che ho ritrovato praticamente in ogni storia che ho raccolto, in cui c’è una donna che vuole parlare e un fratello, un padre, un compagno che le dice di tacere. Spero che quello che è accaduto a me possa essere d’esempio per altre persone».

 

Harvey Weinstein, in una lettera inviata ai suoi capi alla Nbc, affermava che lei non fosse la persona giusta a cui lasciar fare questo genere di inchieste, a causa della sua storia famigliare. Non pensa, invece, che sia vero il contrario, che lei è stata la persona giusta proprio per la sua storia famigliare?

woody allen mia farrow soon yi

 

 «Tutti i giornalisti che negli anni hanno cominciato a girare intorno a questa inchiesta, senza poi riuscire a portarla a termine, si sono molto appassionati e sono diventati sensibili al tema. Se qualcuno si appassiona e si ossessiona, mi sembra solo il segno che è un bravo giornalista. Non credo proprio di aver avuto un conflitto di interessi nel trattare questa storia, semplicemente, come ogni giornalista che mette il dito dove qualcuno non vorrebbe, sono diventato oggetto di attacchi personali. È brutale e scorretto, ma fa parte dei rischi del mestiere. A guardarle in retrospettiva, quelle illazioni non sono altro che i tentativi di un uomo disperato pronto a tutto pur di farmi tacere: purtroppo ha trovato chi lo ascoltava alla Nbc. Il sistema dei predatori si sosteneva».

ronan farrow mia farrow

 

Nel libro, tra le altre, c’è la dolorosissima testimonianza di Brooke Nevils, sua ex collega alla Nbc la cui denuncia, finora rimasta senza nome, portò al licenziamento di Matt Lauer, star del programma televisivo Today , che abusò di lei ripetutamente e violentemente.

 

«Il suo è un caso emblematico di come certi fatti non vengano poi negati da chi li ha commessi, ma gli venga attribuito un senso diverso. Lauer disse di avere avuto con lei una relazione. Ma la donna ha argomentazioni convincenti, basate su elementi concreti, per affermare che quello che è accaduto non è stato affatto consensuale. Quindi gravissimo».

 

La storia è piena di artisti e personaggi famosi, che non abbiamo mai smesso di ricordare e omaggiare, nonostante in privato fossero esseri umani deplorevoli. È giusto separare il valore artistico e politico delle persone dalla loro vita privata? E perché, invece, in questa vicenda alcune persone sono state ostracizzate e condannate all’oblio?

ronan farrow mia farrow allen sinatra

 

 «Penso ci siano forme di potere e privilegio che alleggeriscono alcuni dalle loro responsabilità: i soldi, il successo nelle arti o in campo scientifico. Si trova sempre una buona scusa quando il sistema si corrompe, così i criminali possono agire indisturbati, fare del male ad altre persone, quando è evidente che andrebbero, invece, fermati. È un problema culturale generale, non solo del mondo artistico: si chiude un occhio di fronte ai potenti. Io non credo, come giornalista e come avvocato, che dovremmo mai proteggere dalle loro responsabilità le persone, anche se sono dei grandi talenti. La legge deve essere ugualmente dura verso chi ha potere e chi non ce l’ha, verso chi eccelle in qualcosa, come verso chi non sa fare nulla»

woody allen dylan farrow

 

 Dopo l’esplosione del #MeToo si è fatto un gran parlare, in Italia e in Europa, di come la linea di demarcazione tra seduzione e molestia sia stata confusa dall’atteggiamento radicale della corrente americana del movimento. Che cosa ne pensa?

 

«Le mie inchieste parlano di accuse serie e circostanziate di abusi sessuali».

 

 Una molestia è tale ovunque o cambia a seconda del contesto culturale in cui avviene?

 

«Sono un avvocato, tendo a usare le parole secondo il loro senso da un punto di vista legale. Se vuole sapere se i contesti culturali modificano, nel tempo, il senso alle cose, la risposta è: certamente».

Ronan Farrow

 

 Gli atteggiamenti predatori sono sempre esistiti o Weinstein e gli altri sono figli della nostra cultura?

 

«Sono sempre esistiti e le donne hanno anche sempre parlato. La differenza, ora, è che vengono ascoltate».

 

Aver scoperchiato questo verminaio ha cambiato il suo modo di guardare alle cose?

 

 «Non avrei mai scritto Predatori se pensassi che è una storia senza speranza. Questa speranza me la danno persone come Sleeper, la fonte segreta – posso solo dire che è una donna e che per me è diventata un’eroina del #MeToo – che mi ha aiutato, dall’interno, a scoprire le attività di spionaggio di Black Cube o come Igor Ostrovskiy, investigatore privato (la sua bio di twitter recita “investigatore con una coscienza”, ndr) incaricato di pedinarmi che, a un certo punto, ha capito che cosa stava facendo e mi ha contattato per dirmi che era emigrato in America ispirato da certi valori che stava infrangendo. Questa non è solo una storia che parla di come si possa occultare la verità, ma di come, ogni volta che è avvenuto qualcosa di sbagliato, ci sia stato un testimone disposto a denunciare.

 

Il libro contiene una proposta di matrimonio al suo compagno Jon Lovett.

 

ROSEMARY MIA FARROW 1

Ho voluto far vedere che cosa significa lavorare a inchieste così impegnative, e non potevo nascondere quanto il lavoro avesse messo a repentaglio la mia relazione. Io, come tutti quelli che svolgono professioni complicate, ho bisogno del sostegno di chi mi sta intorno, e Jon è stato la mia forza. Quindi sì, gli ho chiesto di sposarmi. Lo ha scoperto leggendo le bozze del libro. Fortunatamente mi ha detto di sì

nozze sinatra farrowMIA FARROW CON I SUOI FIGLI ADOTTIVI DYLAN FARROW CON IL MARITO ronan farrow su bill cosby

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