facebook google

AHI, TECH! IL PATTO SEGRETO TRA GOOGLE E FACEBOOK PER CONTROLLARE IL MERCATO DELLA PUBBLICITA’: L'ANTITRUST UE INDAGA – L’ACCORDO TRA I DUE COLOSSI DEL WEB VIZIEREBBE IL PREZZO DELLE INSERZIONI ONLINE. POSSIBILE UNA MULTA DEL 10% DEL FATTURATO – IN ITALIA L’ECONOMISTA GUIDO STAZI NOMINATO NUOVO SEGRETARIO GENERALE DELL’ANTITRUST (E’ LA PRIMA VOLTA CHE VIENE INDICATO UN DIRIGENTE INTERNO ALLA STRUTTURA)

Gabriele Rosana per il Messaggero

 

facebook google

Nome in codice: Jedi Blue. È il patto (segreto) tra Google e Meta - la società che possiede Facebook, ma anche Instagram e WhatsApp - per controllare il mercato della pubblicità online, ambito nel quale le due Big Tech sono già leader, a danno di editori e inserzionisti pubblicitari. Sull'intesa, datata settembre 2018, la Commissione europea ha aperto ieri un'indagine formale con l'obiettivo di valutare se si tratta di una violazione delle regole Ue a tutela della concorrenza.

 

L'accordo fra le due società americane prevede infatti la partecipazione di Meta, attraverso il suo Meta Audience Network al programma Open Bidding di Google: la piattaforma digitale di Mark Zuckerberg avrebbe accettato di non competere con i servizi offerti dal gigante di Mountain View, ottenendo in cambio un trattamento di vantaggio.

GOOGLE FACEBOOK SI DIVIDONO IL MONDO

 

La collaborazione ravvicinata, secondo l'ipotesi investigativa al vaglio dell'autorità Ue, vizierebbe però il funzionamento delle aste in tempo reale e la determinazione dei prezzi degli spazi pubblicitari online sulle pagine web e sulle app, in quello che è un ambito che ha sempre più le sembianze di un oligopolio con appunto Google e Meta a spartirsi l'intera torta insieme ad Amazon. Prese insieme, infatti, le tre Big Tech controllerebbero una forbice compresa tra l'80% e il 90% delle inserzioni online, secondo le stime rese note dal gruppo Wpp a fine 2021. Se ritenute colpevoli dall'Antitrust europeo, Google e Meta potrebbero essere sanzionate fino al 10% del loro fatturato globale annuo.

 

«Se l'indagine confermerà le nostre preoccupazioni, il patto Jedi Blue limiterebbe e distorcerebbe la concorrenza nel mercato già concentrato dell'advertisement online, a scapito delle tecnologie di pubblicazione degli annunci rivali, degli editori e, in definitiva, dei consumatori europei», ha spiegato Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e zarina dell'Antitrust Ue. «Una tecnologia concorrente all'Open Bidding di Google (appunto, la Meta Audience Network, ndr) potrebbe essere stata presa di mira con l'obiettivo di indebolirla ed escluderla dal mercato delle inserzioni online», ha aggiunto la commissaria danese.

 

francia google facebook cookies

Ma Bruxelles non è da sola in questo nuovo affondo contro le multinazionali tech d'Oltreoceano. Mettendo da parte i dissidi post-Brexit, la Competition & Markets Authority (Cma) del Regno Unito ha deciso di muoversi in maniera coordinata con la Commissione. E ha assicurato che le due autorità continueranno a lavorare insieme: «Non ci faremo intimidire nello scrutinio del comportamento delle grandi aziende tech», ha messo in chiaro l'amministratore delegato della Cma Andrea Coscelli. Le ipotesi in ballo nell'indagine aperta ieri sono quelle di un cartello tra Meta e Google oppure - in caso di esclusione della responsabilità del social network di Zuckerberg - di abuso di posizione dominante da parte del motore di ricerca di Mountain View.

 

LA REPLICA «Le accuse mosse in relazione a questo accordo sono false», ha replicato un portavoce di Google dopo l'apertura delle indagini. «Si tratta di un'intesa che consente a Facebook Audience Network (oggi Meta Audience Network, ndr) di partecipare al nostro programma insieme a decine di altre società, con l'obiettivo di aumentare la domanda di spazi pubblicitari per gli editori».

 

mark zuckerberg

Non è la prima volta che Google finisce sotto i riflettori della Commissione: negli ultimi anni l'esecutivo Ue ha multato la multinazionale per oltre 8 miliardi di euro in tre diversi casi di condotta anticoncorrenziale. Un anno fa invece Vestager aveva avviato un'indagine proprio sul business della pubblicità digitale di Google e su un possibile abuso di posizione dominante. I primi ad accendere i riflettori sulla vicenda Jedi Blue, però, erano stati gli stessi americani, con ricorsi presentati dal Texas e da altri 15 Stati Usa. 

 

 

IL NUOVO SEGRETARIO GENERALE DELL'ANTITRUST

Mauro Romano per MF – Milano Finanza

 

L'Antitrust ha un nuovo segretario generale: su proposta del presidente Roberto Rustichelli, il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha nominato Guido Stazi al vertice della struttura operativa di Piazza Verdi; ed è la prima volta, nella storia trentennale dell'istituzione, che viene indicato per questo importante incarico un dirigente interno alla struttura.

MARK ZUCKERBERG

 

Stazi fa infatti parte del gruppo iniziale dei fondatori dell'autorità per la concorrenza, con successive esperienze ai vertici di altre autorità indipendenti; quindi un profilo di grande esperienza in materia di concorrenza, maturata già alla fine degli anni ottanta come assistente universitario di Franco Romani, che fu il presidente della commissione governativa da cui scaturì la legga italiana antitrust e componente nel 1990 dell'allora neo-costituita Autorità garante della concorrenza e del mercato.

 

Stazi ha insegnato economia e politica della concorrenza nella facoltà di Scienze economiche e bancarie dell'Università di Siena e, fino al 2005, è stato direttore all'Antitrust; poi è stato capo di gabinetto dell'Agcom e a seguire segretario generale della Consob fino al 2018. Da ultimo, rientrato in Antitrust, era responsabile del Comitato valutazioni economiche, un organismo di consulenza del Collegio. È autore di scritti in materia di antitrust, regolazione giuridica ed economica nei settori delle comunicazioni elettroniche, regolazione finanziaria, funzioni e ruolo delle autorità indipendenti.

 

È stato editorialista del quotidiano MF-Milano Finanza dove ha pubblicato interventi su questioni di attualità politica interna e internazionale e su grandi questioni economiche. È un esperto dei temi della rivoluzione digitale, del potere di mercato delle grandi imprese statunitensi che ne sono protagoniste, dei suoi impatti industriali, sociali, politici, delle sue connessioni con la teoria e la pratica antitrust e con i sistemi di regolazione. Insieme a Stefano Mannoni ha pubblicato due volumi in tema di economia digitale: nel primo Is Competition a Click Away? Sfida al monopolio nell'era digitale del 2018, si analizzavano le ragioni della inarrestabile crescita del potere economico e di mercato delle grandi piattaforme digitali, in un contesto quantomeno disattento dei poteri pubblici.

GUIDO STAZI

 

Nel secondo, Sovranità.Com, Potere pubblico e privato ai tempi del cyberspazio, pubblicato qualche mese fa, si argomenta come la riscossa dei poteri pubblici nei confronti dell'oligarchia Big Tech, cui si sta assistendo in Europa e negli Stati Uniti, rappresenta la riscoperta della sovranità; di una sovranità.com perché capace di adattarsi a una sfida, quella lanciata nel cyberspazio dalle grandi piattaforme digitali, che sembrava vederla perdente.

 

Con la nomina di Stazi a segretario generale quindi l'Antitrust di Roberto Rustichelli torna a ranghi completi, grazie anche all'insediamento nel mese scorso della nuova componente Elisabetta Iossa. Con in corso l'iter parlamentare di approvazione della legge annuale sulla concorrenza e dopo il recente recepimento della direttiva Ue Ecn Plus che ne ha rafforzato l'indipendenza e i poteri di indagine, l'Autorità sarà chiamata a dirimere questioni importanti in un contesto economico che si va complicando.

STAZI MANNONI COVER

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…