ai weiwei turandot

AHI! WEIWEI: “METTE LA POLITICA AL DI SOPRA DI PUCCINI” – “FINANCIAL TIMES” STRONCA LA “TURANDOT” CINO-ROMANA: ‘’LA BIZZARRA MESSA IN SCENA È SATURA DI RIFERIMENTI ALLE SUE INSTALLAZIONI PIÙ NOTE, CON COPRICAPI A FORMA DI BOMBA, VIDEO DI TELECAMERE DI SORVEGLIANZA E FILMATI CHE RAFFIGURANO LA SERRATA DI WUHAN, LE PROTESTE DI HONG KONG E I RIFUGIATI ROHINGYA. NON ULTIMO, I VOLTI PROIETTATI DI CHELSEA MANNING E EDWARD SNOWDEN TRASFORMANO "NESSUN DORMA" IN UN INNO GENERALIZZATO ALLA LOTTA CONTRO L'OPPRESSIONE” – CORRADO AUGIAS: “AI WEIWEI HA CONFESSATO: “CONSIDERO LA MUSICA UNA FORMA D'ARTE LONTANA DALLA MIA SENSIBILITÀ”. DIREI CHE A ROMA LO HA DIMOSTRATO” - VIDEO

1 - LA TURANDOT DI AI WEIWEI - IL DEBUTTO DELL'OPERA DELL'ARTISTA METTE LA POLITICA AL DI SOPRA DI PUCCINI

turandot 3

James Imam per Financial Times - www.ft.com

 

Ai Weiwei apparentemente si dedica a qualsiasi mezzo. L'artista e attivista ha esplorato alcune delle sue preoccupazioni - spostamento forzato, potere autocratico, rivolta popolare - con enormi sculture, piatti di porcellana e documentari negli ultimi anni. Ora ha abbracciato probabilmente la forma d'arte più complessa di tutte. La nuova produzione della Turandot al Teatro dell'Opera di Roma, rinviata da due anni a causa della pandemia, è la sua prima incursione nell'opera; come ha ripetutamente detto nelle interviste, sarà anche l'ultima.

 

AI WEIWEI

Ai trasforma il racconto di Puccini sulla vittoria dell'amore sulla brutalità in un grido di battaglia per gli oppressi del mondo. La formazione dei musicisti ha involontariamente sottolineato l'attualità di questa visione. La direttrice d'orchestra ucraina Oksana Lyniv ha scritto una lettera aperta di sfida a Vladimir Putin e ha preso a dirigere con una fascia con i colori della bandiera ucraina avvolta intorno alla vita. Nella produzione romana, è affiancata dalla sua connazionale Oksana Dyka nel ruolo del titolo.

AI WEIWEI 11

 

Ma la messa in scena bizzarra e non focalizzata di Ai offre poche intuizioni significative. Questa tentacolare produzione multimediale - per la quale l'artista ha fornito la scenografia, i costumi e i video - è satura di riferimenti alle sue installazioni più note, con copricapi a forma di bomba, video di telecamere di sorveglianza e filmati di documentari proiettati che raffigurano la serrata di Wuhan, le proteste di Hong Kong e i rifugiati Rohingya. Confusamente, Ai mescola abiti sontuosi, danze del drago e altre rappresentazioni da cartolina della Cina tradizionale con abiti futuristici ispirati agli insetti. Un'inspiegabile grande rana si aggrappa alla schiena di Calaf per gran parte del primo atto.

ai weiwei turandot

 

Ci sono rari sprazzi di pregnanza: le immagini video delle proteste di Hong Kong che accompagnano la folla urlante del primo atto evocano con forza il senso della lotta; immagini commoventi di un campo profughi vengono mostrate quando Liù canta le parole "Noi morrem sulla strada dell'esilio! ("Moriremo sulla strada dell'esilio!"). Altre allusioni sembrano tenui e forzate, non ultimo quando i volti proiettati di Chelsea Manning e Edward Snowden trasformano "Nessun dorma" in un inno generalizzato alla lotta insonne contro l'oppressione.

ai weiwei comparsa nella turandot di zeffirelli

 

Se il dramma centrale sembra trascurato, non aiuta il fatto che la lettura grossolana di Lyniv della partitura non riesce a dare vita ai personaggi. L'esecuzione è generalmente forte e priva di sfumature, e i passaggi di esotismo potenzialmente trasportante sono privi di magia. Ai ha tagliato la scena d'amore finale che Franco Alfano scrisse dopo la morte di Puccini, il che significa che questa messa in scena finisce con la morte di Liù piuttosto che con la solita redenzione. Date le performance legnose della serata di apertura, questa riduzione non era sgradita.

 

Il corposo Calaf di Michael Fabiano è vocalmente impressionante ma monodimensionale, mentre la penetrante Turandot di Dyka ha poche possibilità di sviluppare il personaggio, dato il taglio. Francesca Dotto ha offerto momenti profondi come Liù, ma gli spiritosi Ping, Pang e Pong (Alessio Verna, Enrico Iviglia e Pietro Picone) non sono riusciti a tagliare attraverso la messa in scena sovraccarica. Questa produzione contiene abbastanza contenuti per rivaleggiare con la nuova mostra retrospettiva di Ai a Vienna. Il problema è che c'è poco spazio per Puccini.

AI WEIWEI

 

 

TROPPI VIDEO, ECCO IL VERO ENIGMA DI TURANDOT

Corrado Augias per “la Repubblica”

 

turandot 2

Per una casuale concatenazione di eventi, abbiamo avuto a Roma due Turandot una dopo l'altra. La prima a Santa Cecilia in forma di concerto (scintillante direzione di Antonio Pappano); la seconda al Teatro dell'Opera in una completa forma scenica con la rigorosa direzione musicale di Oksana Lyniv.

 

Notevole direttrice, prima donna chiamata a dirigere a Bayreuth, Lyniv s' è presentata in palcoscenico per i ringraziamenti finali con un'alta fascia alla vita recante i colori (giallo e blu) della bandiera ucraina, il che ha rafforzato il calore degli applausi. A Santa Cecilia l'opera, lasciata incompiuta, è stata eseguita con il finale postumo del maestro Alfano.

 

turandot 1

All'Opera s' è scelto di eseguire solo la partitura che Giacomo Puccini ebbe modo di finire. Un finto finale diciamo, però orchestrato da Lyniv con tale finezza da farlo diventare quasi vero. Il cast dell'esecuzione ceciliana complessivamente era superiore, soprattutto nel ruolo di Liù affidato a Ermonela Jaho, e per l'interpretazione magistrale di Sondra Radavanovsky nel ruolo del titolo.

 

corrado augias con la nipote micol foto di bacco

Il vero punto discutibile nella messa in scena al teatro Costanzi è stato però il lavoro dell'artista cinese Ai Weiwei che s' è addossato l'enorme carico di "regia, scene, costumi, video", troppo per chiunque, in particolare per lui che si misurava per la prima volta con uno spettacolo lirico. Infatti, l'esito non è stato positivo per almeno due ragioni, una di merito una di metodo. Faccio un passo indietro.

 

Quando Damiano Michieletto un paio di estati fa curò la regia di Rigoletto in un allestimento estivo al Circo Massimo, ci furono notevoli polemiche, ospitate anche su questo giornale, perché la vicenda era stata attualizzata trasformando la corte di Mantova in un ambiente che rievocava, si disse, gli anni ‘70 con la mafia del Brenta capeggiata da Felice Maniero.

 

rigoletto michieletto 19

Nel dibattito si confrontarono i sostenitori dell'intangibilità delle indicazioni del libretto e quelle di chi sosteneva che rendere più attuale la vicenda è lecito purché i cambiamenti siano coerenti con lo spirito originale dell'opera. Nel caso di Michieletto una corte di scellerati guidata dal malvagio duca di Mantova era stata trasformata in una banda di moderni malfattori.

 

michieletto rigoletto

Una visione analoga è stata adottata, per esempio, dal regista Davide Livermore per il verdiano Macbeth che ha inaugurato nel 2021 la stagione della Scala. Due spunti interni al lavoro sono diventati le guide lungo le quali far procedere l'azione: la malvagità che s'annida nel cuore umano, gli effetti prodotti da una dittatura sanguinaria. C'era forse qualche eccesso di tecnologia nell'allestimento, ma l'effetto - grazie anche al livello degli interpreti - era una convincente distopia.

 

IL RIGOLETTO DI DAMIANO MICHIELETTO AL CIRCO MASSIMO

Perché questo è mancato ad Ai Weiwei? Perché le sue nobilissime e condivisibili intenzioni non avevano nulla a che fare con la vicenda musicata da Puccini. Sul fondo scena si sono susseguite senza interruzione una valanga di bombe, missili, profughi in cammino, migranti minacciati dallo tsunami, guerrieri antichi e moderni nell'atto di scannarsi, brutali cariche della polizia, città immerse nella rossastra luce del sangue.

damiano michieletto 1

 

In un'intervista l'artista cinese ha dichiarato: «Ai consueti elementi scenici voglio aggiungere i video per infondere nuova linfa all'opera». Nobile proposito, ma c'è modo e modo. Perché la linfa scorra davvero è necessario che i video abbiano uno stretto rapporto con la vicenda.

 

Non basta che esprimano i lodevoli sentimenti del regista. È anche necessario il senso della misura nel senso che il turbinio di video non deve schiacciare il resto della messa in scena, né distrarre, come purtroppo è avvenuto al Costanzi, dalla musica e dal canto. Ai Weiwei ha confessato: «Considero la musica una forma d'arte lontana dalla mia sensibilità». Direi che a Roma lo ha dimostrato.

rigoletto michieletto AI WEIWEI

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…