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ALTRO CHE ESTATE. LA GRANDE PAURA DEL CORONAVIRUS SI SPOSTA IN AUTUNNO! - OSPITE DI LABATE&CERVELLI SU RADIO 2 IL VIROLOGO CRISANTI, L’UOMO CHE HA “SALVATO” IL VENETO, DICE CHE IL VIRUS SOFFRIRÀ IL CALDO. “MA OTTOBRE E NOVEMBRE MI PREOCCUPANO MOLTO”. LA STORIA DEL RAPPORTO CON ZAIA -"FONDAMENTALE IL TRACCIAMENTO DELLE PERSONE E FARE I TAMPONI A.."

 

Da “Non è un paese per giovani” condotto da Massimo Cervelli e Tommaso Labate su Rai Radio 2

 

crisanti

 

Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università e Azienda Ospedaliera di Padova.

 

D:Il successo del modello veneto. Come lo ha reso possibile?

R: Tutto è iniziato con la decisione delle autorità regionali, di chiudere Vo’ e a fare il tampone a tutti. Io a questo punto, senza vere nessun contatto personale, ho chiamato Zaia e gli ho detto che avevano creato una situazione particolarissima e che valeva la pena di fare un secondo campionamento per vedere qual era l’effetto del distanziamento sociale e allo stesso tempo intercettare altri eventuali casi che erano sfuggiti a questo primo screening. 

 

Così abbiamo imparato tantissime cose su questa epidemia, già oggi il nature lo identifica come uno dei contributi più importante per capire il ruolo degli asintomatici, come gli asintomatici trasmettono, la suscettibilità delle donne all’infezione, la resistenza dei bambini.

 

La cosa più importante è che ci ha fatto capire quanto era fondamentale il tracciamento delle persone e fare i tamponi a tutti i contatti e a tutte le persone che sospettavano di essere entrate in contatto con un positivo. Il risultato è che in Veneto abbiamo fatto il tampone a tutte le persone che lo richiedevano e grazie al direttore sanitario dell’ospedale di Padova, abbiamo fatto il tampone a tutti  i dipendenti diverse volte in un mese e ogni 5- 10 giorni a tutto il personale del reparto covid. Questo ci ha permesso di fare sì che l’ospedale di Padova non si infettasse. L’ospedale ha 8000 dipendenti, 1600 posti letto e riceviamo 15.000 persone al giorno. Immaginate che bomba se fosse accaduto a Padova quello che è accaduto ad Alzano lombardo!

ANDREA CRISANTI

 

D: Perché altrove si è posto il problema dei tamponi?

R: Per un combinato di ragioni diverse. Il primo è che il governo ha seguito le indicazioni dell’OMS che diceva che i tamponi erano quasi inutili, e che era necessario farli solo alle persone sintomatiche, praticamente le persone che ne avevano meno bisogno, perché una persona che per sintomi e caratteristiche cliniche ha l’infezione, ha bisogno di assistenza non tanto del tampone. C’è bisogno di fare il tampone alle persone che gli stanno intorno, cioè i familiari, gli amici, i vicini perché è lì che si nasconde chi gliel’ha trasmessa. Quindi la prima cosa è che questa indicazione (oms ndr) era fondamentalmente sbagliata!

ù

LUCA ZAIA CON LA MASCHERINA

La seconda ragione è che data la sanità regionale, quindi con delle priorità di politica che sono diverse. Ora in veneto sono 5 o 6 anni che abbiamo il problema dell’infezione da west Nile virus, quindi c’era una sensibilità estremamente elevata ed eravamo più pronti.

 

D: Parliamo di quello che deve arrivare. E’ possibile esportare il modello veneto in futuro?

R: A partire da oggi e anche nelle prossime settimane noi ci dobbiamo preparare a fronteggiare eventuali nuovi focolai, perché sia ben chiaro, l’Italia si appresta a partire e andare a lavorare con ancora migliaia di casi di infezione al giorno, quindi la possibilità che l’epidemia riparta è un rischio reale!

 

Noi dobbiamo essere preparati ad affrontare questo rischio, abbiamo una ricetta per bloccare eventuali nuovi focolai e quindi è chiaro che da adesso in poi dobbiamo farci trovare preparati. E’ ragionevole che diverse regioni e diverse situazioni fossero colte impreparate dall’epidemia perché non era mai successo negli ultimi 70 anni che l’Italia venisse colpita da un disastro di questo genere, però a questo punto sarebbe veramente colpevole non farsi trovare preparati a eventuali risorgenze di focolai. Noi dobbiamo andare lì e spegnerli con tutte le conoscenze che abbiamo accumulato fino ad ora.

 

 

 

ANDREA CRISANTI 1

D: App Immuni: è davvero utile in uno scenario in cui spesso chi è infetto non è stato sottoposto a tampone, oppure bisogna che il 60% della popolazione scarichi questa app?

R: In una situazione come questa di distanziamento sociale in cui si sta prevalentemente a casa la fonte di questa infezione deve essere ricercata tra famigliari amici o vicini di casa, tutte persone facilmente rintracciabili. Ma nel momento in cui ci ricominciamo a muovere diventa impossibile fare questa operazione, specialmente in presenza di cluster o di inizi di focolai.

 

Quindi qual è il ruolo dell’app? L’app, ora che stiamo tutti a casa non ha nessun senso, ma nel momento in cui noi ci muoviamo l’app ci permette di ricostruire quella rete di interazioni che sono la fonte della trasmissione, quindi è importante che in qualche modo la utilizziamo. Di fatto è quello che ci permette di muoverci. Ci permette di ricostruire i contatti occasionali. Una delle più grandi difficoltà che c’è stata all’inizio dell’epidemia è stata proprio ricostruire la rete dei contatti.

ZAIA E ATTILIO FONTANA

 

D: Le fa più paura dal punto di vista del Covid il mese di ottobre e la temuta seconda ondata o i mesi di luglio e agosto?

R: Mi fanno più paura i mesi di ottobre, novembre, perché si cominciano ad avere indicazioni che probabilmente il virus è sensibile al caldo: da dati epidemiologici in regioni tropicali sembra non abbia attecchito: anche se vediamo la situazione nel sud dell’Italia sembra che il virus abbia avuto una dinamica di trasmissione completamente diversa da quella del nord Italia.

 

LUCA ZAIA

Quindi, sebbene non sia provato, cominciano ad accumularsi evidenze che possa essere sensibile al caldo. Quindi, tutto lo sforzo che abbiamo fatto fino ad ora e le misure di contenimento che via via incominciamo ad applicare non mi rendono preoccupato per luglio e agosto, ma penso ad ottobre. A ottobre se succede qualcosa dobbiamo farci trovare preparati. Dobbiamo avere a disposizione mascherine, una grande capacità di fare diagnosi per spegnere i focolai come abbiamo fatto a Vo e in più dobbiamo scaricare questa app, perché ci permetterà di evitare il confinamento e di nuovo il distanziamento sociale. In presenza di questa epidemia dobbiamo scegliere se rimanere a casa senza app o rinunciare a un minimo di privacy e muoverci.

 

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