pupi avati

AVATI UN ALTRO! – PUPI MEMORIES: “IL METOO? QUANDO INIZIAI A FARE CINEMA C'ERANO DELLE MAMME CHE PORTAVANO LE LORO FIGLIE E DICEVANO, 'DAI, FATTI VEDERE DAL DOTTORE'. LA PREVARICAZIONE C'E' SEMPRE STATA, NON SOLO NEL CINEMA. ANCHE NEGLI UFFICI. OGGI PERO' IL MASCHIO E' TERRORIZZATO" – “LO SCHIAFFO DI WILL SMITH? È FINTO, HANNO ORGANIZZATO UNA COSA GOLIARDICA E NON POSSONO PIÙ TORNARE INDIETRO” – "IL MIGLIOR ATTORE ITALIANO È…”

 

Da “I Lunatici – Radio2”

 

sergio castellitto dante

Pupi Avati è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì notte dalla mezzanotte e le quattro, live anche su Rai 2 tra l'una e un quarto e le due e trenta circa.

 

Il popolare regista ha parlato un po' di se: "Il mio rapporto con la notte? Soprattutto quando ero ragazzo le cose più spaventevoli mi venivano in mente di notte. Ho avuto tanta fantasia su quel versante. Adesso, con l'età, la notte fa sì che mi addormenti e tenda ad essere frequentato dagli incubi.

 

pupi avati foto di bacco

Gli incubi che ho riguardano sempre situazioni di set, in cui ho contro tutti, gli attori ecc, che vorrebbero fare una cosa e io vorrei farne un'altra. Poi mi sveglio e mi accorgo che per fortuna era un sogno. Quando ho capito che il cinema sarebbe stata la mia strada? Io non l'ho ancora capito. Non è civetteria. Arrivato a 83 anni devo ancora capire cosa fare della mia vita. Sono ancora uno che va a cercare se stesso. Lo strumento attraverso il quale raccontarmi.

 

pupi avati regalo di natale

Col cinema ho detto molto di me stesso. Ma ho anche molto mentito. Prima o poi, prima di andarmene, vorrei trovare il modo di essere totalmente sincero raccontandomi per quello che sono. Pupi Avati è molto timido, molto ambizioso, anche se fa finta di non esserlo, con una visione delle cose del mondo, credo di buonsenso.

 

la casa dalle finestre che ridono

E mi trovo in un mondo in cui tutti straparlano. Sono talmente timido, ho una sorta di senso di inadeguatezza, per cui ad esempio nel dibattito politico non sono mai intervenuto, mi sono sempre tenuto da parte, pagando tra le altre cose anche un prezzo non indifferente. Perché l'appartenenza politica ha aiutato molti miei colleghi. Se ho paura della morte? Cerco di parlarle.

 

pupi avati foto di bacco (2)

Sono cresciuto in una cultura contadina, il rapporto con la morte non era come quello di adesso. Ho un rapporto con la morte per cui quando prego prego dicendo i nomi dei morti, delle persone che mi sono state vicine, che mi sono state care. Che sono sempre di più. E alla sera io cerco di ricordarmele tutte, dicendo i loro nomi. E' una forma di preghiera".

 

Su 'La casa dalla finestre che ridono': "L'abbiamo pensato sulle favole che ci raccontavano da bambini. Ci raccontavano che c'era un prete donna che vagava per la campagna. E' una delle paure ancestrali, questo prete donna che di notte esce da un loculo di un cimitero e si avvia per le campagne.

 

asia argento harvey weinstein

Ci mandavano a letto dicendo 'dormite subito, altrimenti arriva il prete donna'. E chi ci riusciva a dormire? In quel film ho conosciuto un attore che è diventato addirittura me stesso in una serie di operazione televisiva. Parliamo di Lino Capolicchio, che se ne andato a maggio, uno degli interpreti più fedeli e coincidenti anche umanamente e culturalmente. Lino era una persona molto colta, mi piaceva intrattenermi con lui per parlare di cinema ma anche dall'altro".

 

Sul cinema: "Il cinema oggi sta molto bene, se ne fa tanto, anche se ho qualche perplessità nei confronti delle serie. Però lavorano tutti e questa è una cosa magnifica. Purtroppo però i cinema sono vuoti.

 

lo schiaffo di will smith a chris rock oscar 2022

La fruizione non avviene più attraverso la sala. Credo che questa tendenza sia impossibile da invertire. La tecnologia ormai ci domina. Sarebbe antistorico pretendere che tante persone tornino in sala a vedere film.

 

Andare al cinema non sarà più una cosa di diffusione popolare. Stavamo in piedi, in cinema affollatissimi, c'era la guerra per sedersi. Oggi è un'altra cosa. E pensare che oggi la fruizione del film al cinema è arrivata ad una qualità straordinaria".

 

PUPI AVATI

Su Regalo di Natale: "Non mi stanco mai di parlarne, sono felice che sopravviva. Anche se più passa il tempo e meno è mio. Ci sono cose che fai di cui si impossessa una platea talmente ampia che quella cosa non diventa più tua. Per quel film convinsi Abatantuono a recitare con la sua voce normale, abbandonando lo slang del terroncello.

 

Al posto suo doveva esserci Lino Banfi, che però preferì andare a fare un film con Dino Risi. Alessandro Haber? Tutto quello che racconta è reale. Io credo che sia il miglior attore italiano, quello più vero, impulsivo, difficile da controllare.

 

E' un portatore di verità sul set che non ha eguali. Mentre giravamo 'Regalo di Natale' non ci rendevamo conto di fare un capolavoro. Non so se sia un capolavoro.

 

dante di pupi avati

Dovevamo fare un film di recupero, non potevamo fare un film costoso, abbiamo immaginato la storia più economica possibile. Molto spesso nella mia vita i film più spericolati ed economici mi hanno dato soddisfazione, mentre quelli in cui disponevo tutti i mezzi necessari hanno deluso".

 

   Su 'La rivincita di Natale': "Non era facile tenere coperte le carte fino alla fine. Sono stati gli attori che volevano a tutti i costi fare il seguito dopo diciassette anni. Io mi sono opposto, loro hanno fatto scrivere una sceneggiatura da qualcuno, io l'ho letta e mi sono reso conto che sarebbe stata una catastrofe.

 

Allora ho detto che l'avrei fatta io. Quando ci siamo incontrati era come se il giorno prima avessimo finito di girare 'Regalo di Natale'. Era come se il tempo non fosse passato":

il cast di regalo di natale

Sulle attrici: "Una delle attrici più positive, che auguro a chiunque in un film, è Micaela Ramazzotti. E' portatrice di verità e entusiasmo. Aveva una energia contagiosa, gli attori per me devono essere portatori di energia".

 

Sullo schiaffo di Will Smith: "Per me era finto. Era tutta una finta, se lo guarda, c'è anche un fuorisinc tra lo schiaffo e il rumore. Ora non possono più tornare indietro, sarebbe troppo infantile ammettere che era una finta. Per me è una finta. Non ha nessun senso come cosa, stimando entrambi credo che lo abbiano pensato in modo goliardico, per fare una cosa divertente. Io penso che sia così, magari mi sbaglio".

gianni cavina nel 1991

 

Sul #metoo: "Doveva esistere negli anni 20, negli anni 30. Quando iniziai a fare cinema nel 1968 c'erano delle mamme che portavano le loro figlie e dicevano dai fatti vedere dal dottore. Mi trovai improvvisamente ad avere davanti a me delle opportunità affettivo-sessuali che non avrei mai immaginato.

 

Che i produttori nei loro uffici avessero regolarmente dei divani, lo sapevano tutti. Quei divani lì raccontano delle storie. L'approfittarsi dell'uomo accadeva anche negli uffici, non solo nel cinema. Si verifica in qualunque contesto in cui ci sia una prevaricazione. Adesso il maschio non lo fa più. E' terrorizzato".

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…