riccardo muti andrea bocelli luciano pavarotti

LE BACCHETTATE DEL MAESTRO RICCARDO MUTI, INTERVISTATO DA CAZZULLO: “BOCELLI? ‘CON TE PARTIRÒ’ HA IMPERVERSATO PER UN’ESTATE SULLA RIVIERA ROMAGNOLA. COME TENORE NON LO CONOSCO” – “SE NON SIAMO PRESI SUL SERIO ALL’ESTERO È ANCHE COLPA DI NOI ITALIANI, CHE INCORAGGIAMO QUESTO MODO CIRCENSE DI CANTARE. TIPO IL VINCERÒ, DI CUI NON SE NE PUÒ PIÙ” – LA FRECCIATINA INDIRETTA A BEATRICE VENEZI: “DIRIGERE NON SIGNIFICA MUOVERE LE BRACCIA” – LO SCAZZO CON PAVAROTTI (“UNA DELLE VOCI PIÙ STRAORDINARIE CREATE DAL PADRETERNO”), LA POLEMICA CON IL VATICANO (“CON BERGOGLIO SI FA POCA MUSICA”) E LA POLITICA: “SONO UNA PERSONA LIBERA. SE UNO NON È DI SINISTRA, DEV’ESSERE PER FORZA DI DESTRA? CERTO, NON SONO MAI ANDATO A SBANDIERARE IL LIBRETTO ROSSO…”

 

Estratto dell’articolo di Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

 

RICCARDO MUTI - RECONDITA ARMONIA

Maestro Muti, nel suo ultimo libro, Recondita armonia, lei scrive: «La musica non è una cosa che abbiamo inventato noi».

«Certo. Fanno musica gli uccelli che cantano, il tuono che rimbomba, il mare che si muove, le foglie che vibrano. Poi io ho una fantasticheria, di cui gli scienziati rideranno…»

 

Quale?

«L’universo non è muto. L’universo canta. I pianeti, gli astri, hanno un suono. Una musica celeste. Questi suoni li ho sempre pensati come raggi, che attraversano i cieli e i corpi viventi. Chi è più colpito da questi raggi sonori ha la natura musicale più intensa. Alcuni sono sordi. Altri, come Mozart, ne sono trafitti. Forse si spiegano così le loro morti precoci».

 

 

[...] Chi è il più grande di ogni tempo?

«Quando lo chiesero a Rossini, rispose: Beethoven. “E Mozart?”, gli dissero. E lui: “Mozart è fuori categoria”. Mozart è un artista indispensabile. Senza non si può vivere».

 

Perché?

riccardo muti

«Nel campo sinfonico è chiara la sua immensità. E se ci spostiamo sul palcoscenico, in teatro, Mozart ci dice quello che noi siamo: le nostre qualità, i nostri difetti, le nostre gelosie, le nostre violenze, le nostre passioni. La sua grandezza è anche nel fatto che non punta mai il dito. Beethoven era un moralista. Pensi alla Quinta».

 

Ta-ta-ta-tan!

«È il destino che bussa alla porta, anche se nelle enfatiche interpretazioni che si usano adesso diventa il bussare alla porta dell’inferno. Beethoven dedica la Terza, l’Eroica, a Napoleone; poi si accorge che Napoleone non veniva a portare la libertà, e ne cancella il nome».

 

E Mozart?

«Mozart è al di sopra o al di fuori di tutto questo. Si preoccupa meno della visione politica europea; guarda al fatto umano. Per questo è necessario: perché nelle sue opere troviamo noi stessi».

 

[…]

 

E Verdi?

«Non posso fare a meno di Verdi. Ha ragione d’Annunzio: “Diede una voce alle speranze e ai lutti, pianse e amò per tutti”. Eppure Verdi a scuola non si studia, non si ascolta. Siamo convinti che educare alla musica i nostri ragazzi consista nell’obbligarli a suonare il piffero, traendone orrendi suoni striduli. [...]».

 

claudio abbado 4

[...] Di lei dicevano che fosse rivale di Abbado.

«Una stupidaggine messa in giro da falsi intenditori. Eravamo di generazioni diverse, abbiamo fatto un percorso diverso. E ci siamo sempre stimati».

 

Chi sono i falsi intenditori?

«L’intenditore non esiste. Consiglio a tutti di porsi in maniera virginale di fronte alla musica, e stare lontani dal competente. Chi non sa può ricevere sensazioni molto più vere e commoventi di chi crede di sapere tutto».

 

E abbiamo sistemato i critici. Quali sono invece le voci più grandi?

RICCARDO MUTI LUCIANO PAVAROTTI

«Ho avuto la fortuna di incontrare cantanti strepitosi. Richard Tucker, che incise l’Aida con Toscanini. Cesare Siepi. Sesto Bruscantini. Krista Ludwig, grandissima mezzosoprano. Aureliano Pertile, il tenore di Toscanini, che indico ai giovani cantanti e ai giovani direttori d’orchestra come maestro del fraseggiare. Perché la frase musicale ha leggi fisiche interne da cui non si può prescindere. Dicono: “Io la sento così”. Un corno!».

 

Chi è il più grande tra i tre tenori?

«Il più musicista è Domingo. Ma la voce più bella è quella di Pavarotti: una delle voci più straordinarie create dal Padreterno».

 

RICCARDO MUTI LUCIANO PAVAROTTI

Litigaste.

«E ci ritrovammo. Organizzai un concerto per sostenere una comunità di tossicodipendenti. Pavarotti venne apposta dall’America. Non volle una lira, si pagò lui il biglietto aereo. Mi misi al pianoforte, cantò per un’ora. Il programma, preparato da lui, partiva dall’Orfeo ed Euridice di Gluck e arrivava alle canzoni napoletane attraverso Verdi e Puccini.

 

Quando lessi il primo brano — “Che farò senza Euridice?” — rimasi sgomento: si confaceva a un tenore castrato settecentesco, o a un mezzosoprano, più che a una voce eroica come quella di Pavarotti. Però mi adattai alle sue scelte; e fu un grande successo. Il concerto, nel Palasport di Forlì gremito, fu ripreso per metà dalla Rai e per metà da Mediaset. Un miracolo».

giorgia meloni riccardo muti

 

[…]

 

E la Callas?

«Non l’ho mai incontrata. Ma nel 1973 stavo pensando di fare Macbeth al Maggio fiorentino, cercavo una Lady Macbeth, e avevo in testa e nelle orecchie la grandissima interpretazione della Callas alla Scala. Mi rivolsi a un comune amico, che lavorava alla Emi. Ero in America, direttore invitato all’orchestra di Philadelphia, quando squillò il telefono nella stanza d’albergo. Era una voce di donna. Non disse il nome. Giocò per un paio di minuti: “Lei maestro mi conosce, anche se non ci siamo mai visti…”. Poi gettò la maschera: “Sono Maria Callas”».

 

 

E lei?

claudio abbado 5

«Ebbi quasi un colpo. Chiamava dalla Florida, dove era ospite del nostro amico comune. Aggiunse: “So che lei mi cercava per Macbeth a Firenze…”. Si fermò in una breve pausa, poi, come nella Traviata di Verdi, fece cadere parole che ancora mi risuonano nella testa: “È tardi!”.

 

Lo disse cambiando tono nella voce. Sentii il dramma della grande artista al passo d’addio. Fu l’unico contatto, incredibilmente commovente, che ebbi con lei. Nel timbro di quella voce c’erano lo scherzo leggero e la tragica espressione delle ultime parole. Pochi anni dopo morì».

luciano pavarotti andrea bocelli

 

Bocelli?

«“Con te partirò” ha imperversato per un’estate sulla Riviera romagnola. Come tenore non lo conosco».

 

Nel suo libro lei scrive che all’estero gli italiani non sono presi sul serio, che Verdi non è eseguito con il rispetto riservato a Wagner.

«È una cosa molto grave, che ho combattuto per tutta la vita. Ma la colpa è anche di noi italiani, che incoraggiamo questo modo circense di cantare, per cui un certo tipo di pubblico aspetta l’acuto. Tipo il Vincerò, di cui, me lo lasci dire, non se ne può più».

 

Perché?

maria callas

«Questa nota — vinceeeee… — che dura sempre più a lungo… Dalla musica italiana ci si attende il languore infinito, lo strillo senza misura. Perché non accade con Wagner, con Mozart, con Schubert?

 

Eppure c’è una lettera in cui Mozart scrive al padre Leopoldo: “Un’esecuzione a Napoli vale più di duecento in Germania. Ps: anche se pagano poco”. (Muti sorride). Ora siamo tornati al cliché del pomodoro, della mozzarella, del mandolino, della mamma. In America le trattorie hanno sempre il nome della mamma: Mamma Maria, Mamma Rosa… Noi siamo il Paese di Dante, Leonardo, Michelangelo, e pure di Marconi e di Fermi. Ma tutto questo l’abbiamo abbandonato».

 

beatrice venezi

[...] «[...] La musica classica viene adoperata come sigla di pubblicità. Seul ha ventidue orchestre sinfoniche, di cui quattro nate negli ultimi anni. Noi ne abbiamo due. In Asia hanno capito l’importanza dell’acquisizione della cultura occidentale, in cui l’Italia ha un posto molto importante. Per loro è la premessa alla conquista dell’egemonia».

 

Noi però abbiamo Beatrice Venezi.

«Sì, lo so. Lo so».

 

Parliamo in generale: lei non ama la gestualità eccessiva.

«Dirigere non significa muovere le braccia. Il lavoro del direttore è nella preparazione, nella concertazione. Ci sono cento musicisti e un coro: serve un leader che equilibri le parti, che spieghi cosa intende fare di una partitura. Quando s’inizia il concerto, il lavoro è già fatto.

 

andrea bocelli in beautiful

Toscanini dirigeva a cenni. Cerchi su Internet i filmati di Richard Strauss: guida l’orchestra con piccoli tratti della mano. Anche Karajan aveva una gestualità molto trattenuta. Arthur Nikisch scrisse al giovane Fritz Reiner: “Non badare alle braccia, con i tuoi musicisti usa gli occhi. Guardali negli occhi, e amali”. La gestualità eccessiva mette un muro tra l’orchestra e il pubblico. Non senti la musica; vedi il direttore».

 

È deluso da questo governo?

«Perché dovrei esserlo? Al di là delle critiche che si possono fare, è un governo che cerca di fare bene. Alla fine lo giudicheremo».

riccardo muti contro il governo - meme

 

Lei è di centrodestra?

«Io sono una persona libera di pensiero. Non ho mai avuto protettori politici, sponsor, manager. La mia “carriera” è stata determinata dalle orchestre. […]».

 

Quest’anno dirige il concerto di Capodanno.

«Per la settima volta, ed è un grande onore. Peccato che la Rai, a differenza di molti altri Paesi, non lo trasmetterà in diretta».

 

[…] Lei non è certo di sinistra.

«Se uno non è di sinistra, dev’essere per forza di destra? Gentile era di destra, ed era un grande filosofo: forse non dobbiamo studiarlo? Certo, non sono mai andato a sbandierare il libretto rosso per la strada. Non mi piace essere classificato. Sono un indipendente. Quando ero direttore musicale della Scala, ricevetti da un politico una lettera di raccomandazione per un cantante».

 

Cosa rispose?

andrea bocelli nei simpson

«Non risposi. E di lettere non ne ho più ricevute. Non so se oggi farei carriera; il mondo è molto cambiato, uno come me faticherebbe a farsi strada. Siamo un Paese in cui la cultura è sorella minore».

 

La vedo molto preoccupato per l’Italia.

«Non sappiamo più chi siamo. Abbiamo reciso le nostre radici».

 

Colpa della cultura woke? Della cancel culture?

«È una cosa cui sono assolutamente contrario. Non si deve cancellare nulla, al contrario, si devono far conoscere ai giovani tutti gli errori commessi nel passato. La storia non è solo san Francesco d’Assisi; è fatta anche da tiranni, dittatori, sanguinari. Non dobbiamo costruirci un immaginario passato paradisiaco; dobbiamo conoscere per poter correggere. Non si devono imbiancare i muri, perché i muri dalla storia sono imbrattati».

RICCARDO MUTI CON L ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI

 

Succede anche nella musica?

«In certi teatri cambiano i libretti. Ma così diventa una dittatura del pensiero; che è la forma dittatoriale più pericolosa. Qualcuno ti dice: questo non si può dire, questo non si può fare.

 

Nel “Ballo in maschera”, Verdi fa dire al giudice che la maga Ulrica ha l’“immondo sangue dei negri”. Vari teatri, compresa la Scala, hanno cambiato la frase. Quando ho portato il “Ballo in maschera” in forma di concerto a Chicago, città dove la presenza della gente di colore è molto forte, allora governata da una sindaca democratica e nera, non ho cambiato una sola parola. Ho spiegato al cantante (che oltretutto era nero) che Verdi non era razzista; mette in bocca al giudice bianco questa frase orrenda, ma l’accusa di Verdi era rivolta non ai neri, bensì ai bianchi razzisti. E il cantante si era trovato d’accordo».

 

Altri esempi?

RICCARDO MUTI E ORCHESTRA CHERUBINI

«Due anni fa, in una prova a Chicago, ho usato la parola “orientale”. Dopo la prova mi è stato fatto notare, gentilmente e privatamente, che la parola “orientale” era sbagliata, metteva a disagio, in America non si usa più. Si deve dire “asian”, asiatico. Allora ho chiesto: e io chi sono?».

 

Lei chi è?

«Mi hanno detto che ero “caucasian”, caucasico. In realtà, io sono pugliese. E se dico a un contadino pugliese che è caucasico, mi insegue con il forcone, perché pensa sia un insulto».

 

Com’è finita?

«Sono tornato dall’orchestra e ho detto: “Mi dispiace se qualcuno pensa che abbia usato una parola sbagliata. Però venendo io dall’Italia, un Paese colto, ho imparato a scuola ad amare la pittura orientale, la filosofia orientale, i profumi orientali. Il sole nasce a oriente. Per cui, mi dispiace, io continuerò a usare la parola orientale”».

crespi muti

 

Com’è la Scala oggi?

«Non lo so. Ho lasciato la Scala nel 2005. Sono stati vent’anni meravigliosi. Non rinnego uno solo degli anni scaligeri. Ho riportato la trilogia popolare verdiana, Traviata Rigoletto Trovatore, che mancava da più di vent’anni, la Traviata da ventisei.

 

Opere che in qualsiasi teatrino tedesco sono in repertorio, mancavano alla Scala da una generazione: fatto grave. Ricordo le prove della Traviata nella Scala semivuota. Quando le prime note del preludio si sono librate nell’aria, ho visto la commozione di molti professori d’orchestra che avevano eseguito quelle stesse note ventisei anni prima… E poi la trilogia dapontiana di Mozart, il ciclo delle nove sinfonie di Beethoven, il Parsifal e il Ring di Wagner… Anni meravigliosi. Si è compiuto un ciclo».

RICCARDO MUTI UN BALLO IN MASCHERA CHICAGO SYMPHONY ORCHESTRA

 

[…] E papa Francesco?

«Con lui di musica in Vaticano credo se ne faccia poca, non come ai tempi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che era un musicista. Quando Montini da cardinale di Milano divenne Papa, una delegazione del conservatorio andò da lui a Roma, a cantare il Magnificat. Ora Milano non è più sede cardinalizia, non capisco perché. Nell’aula Nervi si tenevano concerti importanti, l’organo della Sistina reca i nomi dei grandi organisti che l’hanno suonato…».

 

Ha mai incontrato il Papa?

riccardo muti sergio mattarella concerto g20 quirinale

«Una volta, con Napolitano. Gli dissi: “Santità, non dimentichi quanto la Chiesa ha fatto nei secoli per la musica”. Non ebbi risposta. Quando senti i fedeli cantare nelle chiese austriache, sembrano un coro professionale. Il che dimostra una cultura musicale diversa dalla nostra».

 

Come immagina l’aldilà?

RICCARDO MUTI UN BALLO IN MASCHERA CHICAGO SYMPHONY ORCHESTRA

«Non come un posto dove ci incontriamo e ci baciamo. Siamo fatti di energia. Possiamo chiamare questa energia anima, o spirito: qualcosa che dà vita alla vita. Quando moriamo, questa energia si libera nell’universo. Quando morì mia madre, l’ho sentita, quasi vista, esalare l’ultimo respiro; dopo di che il corpo, da morbido che era, divenne rigido. La comunione dei santi, come dice la Chiesa, è l’unione di queste energie, che non si esauriscono, ma continuano a fondersi e a confondersi».

 

E la resurrezione della carne?

«Oggi ci si fa cremare. Ricomporre un corpo dalla cenere la vedo dura».

beatrice venezi beatrice venezi 2beatrice venezi 1giorgia meloni beatrice venezi RICCARDO MUTI UN BALLO IN MASCHERA CHICAGO SYMPHONY ORCHESTRA

Ultimi Dagoreport

angelo bonelli palazzo sansevero napoli

FLASH - “ONOREVOLE, LE FACCIO VEDERE UNA COSA CHE LE RESTA NEL CUORE. SOLO PER LEI…” - SORPRESA E STUPORE ALLA CAPPELLA DI SANSEVERO A NAPOLI QUANDO UNO DEI DIPENDENTI DEL MUSEO, DEFERENTE ED ECCITATO, PROPONE AD ANGELO BONELLI & FAMILY UNA “VISITA PRIVATA” IN UN’AREA DI PALAZZO SANGRO DEI PRINCIPI DI SANSEVERO. PER LA PRECISIONE UN TOUR AL LABORATORIO ARTISTICO DEL MAESTRO ESPOSITO, LUOGO CHIUSO AL PUBBLICO PER I COMUNI MORTALI MA ACCESSIBILE, IN VIA PREFERENZIALE, PER IL “TRIBUNO DELLA PLEBE” DI AVS - DOPO AVER ACCETTATO ALCUNI DONI DALLO SHOP DEL MUSEO (ALCUNE AGENDINE E UN QUADERNINO PER LA FIGLIA), L’IMBARAZZATO BONELLI AVRÀ SDEGNOSAMENTE RIFIUTATO IL “PRIVILEGIO” PROPOSTO DALL’OSSEQUIOSO FUNZIONARIO DEL MUSEO? CERTO CHE NO! ACCOMPAGNATO DA UNA DELEGAZIONE DI DIECI PERSONE, TRA ADULTI E BAMBINI, HA ACCHIAPPATO AL VOLO LA PROFFERTA TRA LO STUPORE DEI PRESENTI…

lorenzo mariani carmine masiello - 1000miglia

VROOM VROOM! IN MEZZO AD UNA DELLE PIÙ GRANDI CRISI MONDIALI DEGLI ULTIMI DECENNI, FRA TENSIONI GEOPOLITICHE, MINACCE E ATTACCHI MILITARI DA TUTTI I FRONTI, IL NEOELETTO AMMINISTRATORE DELEGATO DI LEONARDO, LORENZO MARIANI, CHE FA? TROVA IL TEMPO DI SALIRE IN MACCHINA E FARE UNA BELLA VACANZA IN OCCASIONE DELLA 1000MIGLIA INSIEME AL SUO INSEPARABILE AMICO CARMINE MASIELLO, GRAN CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO ITALIANO - NOSTRI NUVOLARI DELLA DOMENICA SONO STATI IMMORTALATI E PROMOSSI TRIONFALMENTE SU TUTTI I CANALI SOCIAL DI LEONARDO. ECCOLI ALLEGRI E SPENSIERATI SU UNA FIAMMANTE AUTO D’EPOCA FRA COLLINE VERDEGGIANTI E VECCHI BORGHI, TANTO LE GUERRE VANNO AVANTI DA SOLE. ALLA FACCIA DEL CAMBIO DI PASSO CHE VOLEVA IMPRIMERE “PA-FAZZO” CHIGI….

otto e mezzo lilli gruber roberto vannacci giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini

DAGOREPORT - E SE L’ANTIDOTO PER RIMANDARE A COLLE OPPIO LA DESTRA DELLA DUCETTA MELONI FOSSE…L’ULTRA-DESTRA DEL DUCIONE VANNACCI? - PIÙ CHE UN’OPPOSIZIONE IMBELLE, POTÉ L’ASCESA DI FUTURO NAZIONALE? - L’ALTRA FACCIA DELLA OSPITATA-SHOW DALLA GRUBER HA DIMOSTRATO CHE IL GENERALISSIMO, UNA VOLTA LIBERO DI IMPERVERSARE NEI TALK, METTE IN MUTANDE MELONI, SGRETOLA SALVINI E INDIGNA MARINA BERLUSCONI - CHE LA PERFORMANCE ABBIA LASCIATO UN SEGNO PROFONDO IN MELONI LO SI È VISTO IL GIORNO SUCCESSIVO: DOPO MESI IN CUI LA PREMIER SI ERA TENUTA ALLA LARGA DA COMMENTI SULLE MOSSE DEL GENERALE, DAI BANCHI DEL GOVERNO HA CARICATO A TESTA BASSA: "PER 6 VOLTE AVETE VOTATO CONTRO LA FIDUCIA A QUESTO GOVERNO, INSIEME A SCHLEIN, CONTE E RENZI" - ERA SUFFICIENTE SBIRCIARE IL LINGUAGGIO DEL CORPO DI LADY GIORGIA PER RIVELARE UNA PREMIER STANCA E COLLERICA CHE NON VEDE L’ORA DI FAR APPROVARE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE E ANDARE AL VOTO ANTICIPATO - AFFRONTARE UN ANNO DI CAMPAGNA ELETTORALE, CON UNA MAGGIORANZA DI FATTO SPACCATA, TRA FORZA ITALIA IN MODALITÀ LIBERAL&MARINA E UNA LEGA CHE VANNACCI STA SMANTELLANDO COME UN LEGO, MANDA IL SISTEMA NERVOSO DI MELONI IN TILT. ANCHE PERCHÉ LA DUCETTA NON PUÒ NEMMENO CONTARE SU FRATELLI D’ITALIA… - VIDEO

francesco silvestro fulvio martusciello

DAGOREPORT – LE PROCCUPAZIONI PIÙ ATROCI PER GIORGIA MELONI NON ARRIVANO DALL’OPPOSIZIONE MA DAI SUOI ALLEATI: MENTRE LA LEGA IMPLODE E VIENE PROSCIUGATA DA VANNACCI, IN FORZA ITALIA DEFLAGRA LA LOTTA DI POTERE INTERNA – IL “CACICCO” TAJANEO DELLA CAMPANIA, FULVIO MARTUSCIELLO, È STATO SFIDUCIATO PUBBLICAMENTE CON UN DOCUMENTO APPROVATO DA PARLAMENTARI E CONSIGLIERI REGIONALI. COINCIDENZA: IL PRIMO FIRMATARIO È…FRANCESCO SILVESTRO! IL SENATORE ACCUSATO PER UNA PRESUNTA VIOLENZA SESSUALE DI PIÙ DI UN ANNO FA, RICICCIATA CURIOSAMENTE PROPRIO ADESSO, A SCOPPIO RITARDATO…

elly schlein marta bonafoni igiaba sciego laura boldrini michela di biase annalisa corrado

A UN ANNO DALLE ELEZIONI POLITICHE, BISOGNA PARLARE AGLI ELETTORI O SCACCIARLI? - LA “FESTA DELL’UNITÀ” 2026 DEL PD E’ UNA SBOBBA INDIGERIBILE DI DIBATTITI SU FEMMINISMO, QUESTIONI LGBTQ+ E SUPERCAZZOLE DA ACCHIAPPANUVOLE - SCHIERATO UN PARTERRE DI SCACCIAVOTI, DA LAURA BOLDRINI A MARTA BONAFONI - MICHELA DI BIASE MARITATA IN FRANCESCHINI CI SPIEGHERA’ COME LOTTARE CONTRO IL PATRIARCATO; LA SCRITTRICE IGIABA SCEGO CI FARA’ PENTIRE DEL PASSATO COLONIALE; L’EURODEPUTATA ANNALISA CORRADO RIBADIRA’ CHE NON BISOGNA USARE IL FERRO DA STIRO PER RISPARMIARE ENERGIA – IN COMPENSO ZERO ATTENZIONE AI TEMI CHE INTERESSANO AI CITTADINI: BOLLETTE, SALARI, TASSE, LAVORO, IMMIGRAZIONE – I RIFORMISTI DEM NON PERVENUTI, ELLY SCHLEIN E IL SUO RADICALISMO WOKE TRIONFANO (E POI DICI CHE UNO VOTA VANNACCI…)

andrea orcel carlo messina generali giorgia meloni

DAGOREPORT - IL BLITZ DI INTESA SANPAOLO SU MPS INTRECCIA LA STRATEGIA FINANZIARIA E IL SISTEMA POLITICO – CON L’OPAS, PER ORA SOLO ANNUNCIATA, CARLO MESSINA PUNTA A NEUTRALIZZARE IL SUO RIVALE PIÙ INTIMO: L’UNICREDIT DI ANDREA ORCEL, CHE AVREBBE POTUTO FARE BINGO RILEVANDO LE PARTECIPAZIONI DI DELFIN DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO IN MPS E GENERALI SUL LATO POLITICO, SE L’OPERAZIONE VA IN CULO ALLA LEGA, CHE TIFAVA LA FUSIONE BPM-MPS, FA CONTENTI I FRATELLI D’ITALIA CHE VOGLIONO TUTELARE “L’ITALIANITÀ” DEL LEONE DI TRIESTE, FORZIERE DEL RISPARMIO ITALIANO, DAL PRIMO AZIONISTA DI BPM, LA FRANCESE CREDIT AGRICOLEE CHI MEGLIO DELLA ''BANCA DI SISTEMA" PUÒ FARLO? – NEL BLITZ CI SONO GROSSI DUE PUNTI DEBOLI, ENTRAMBI LEGATI ALL’ANTITRUST (ANCORA SENZA PRESIDENTE): I 625 SPORTELLI DEL “MONTE” E LE ASSICURAZIONI DEL RAMO VITA, SU CUI INTESA È IL PRIMO CONCORRENTE DI GENERALI - SAREBBE UN UNICUM: IL NUMERO DUE È ANCHE AZIONISTA DEL NUMERO UNO, SUO RIVALE DIRETTO...