ettore bernabei

CHIEDI CHI ERA ETTORE BERNABEI - A CAPO DELLA RAI COPRÌ LE GAMBE DELLE GEMELLE KESSLER “PER NON FAR AGITARE I MARITI” E, DOPO AVERLO VOLUTO, FERMÒ DARIO FO “PER RISPETTO AL PUBBLICO” - DISSE NO AI BEATLES DICENDO: “È INUTILE TRASMETTERE IL LORO CONCERTO, DI QUESTI RAGAZZI TRA UN MESE NON SE NE RICORDERÀ PIÙ NESSUNO!” - IL RITRATTO

Cesare Lanza per “la Verità”

 

Ettore Bernabei

Ho ricordi nitidi di Ettore Bernabei, il leggendario direttore generale che governò la Rai senza firmare un solo documento. Lo incontrai una sola volta, ma ricordo bene l' affabilità della conversazione, al di là dell' intervista che dovevo fargli. A capo di viale Mazzini, il grande boiardo ottenne risultati eccellenti, ma era anche intransigente con fermezza: disse no ai Beatles, coprì le gambe delle gemelle Kessler «per non far agitare i mariti» e, dopo averlo voluto, fermò Dario Fo «per rispetto al pubblico».

 

Ettore Bernabei, c' è bisogno di presentarlo? Il mio unico dubbio è se questo mitico protagonista del potere (assolutamente democristiano) in Italia sia stato più influente come direttore della Rai, per 14 anni, dal 1960 al 1974, o come leader dell' Italstat, per 17 anni, dal 1974 al 1991. E non solo: infine, dopo i 70 anni, inventò e guidò Lux vide, una società di produzioni televisive dai grandi ascolti. Quando lo intervistai rimasi affascinato dalla sua personalità, perentoria e ironica, duttile e persuasiva.

 

gemelle kessler nude 9

Mi aveva ricevuto nel piccolo studio nella sua casa romana, in via Flaminia. «Sempre sono stato oggetto di polemiche e di critiche e, quasi sempre, ho scelto di non replicare. Tra le accuse ricorrenti, negli anni Settanta e Ottanta, era in voga quella di "boiardo di Stato", uno slogan usato, ovviamente, in senso dispregiativo. Mettevo tutto nel conto: chi guida un' azienda pubblica è esposto ad attacchi».

 

gemelle kessler 3

Boiardo: secondo il dizionario Garzanti, era un antico titolo nobiliare presso i russi e altri popoli slavi. In Italia, spregiativamente: alto dirigente di un ente, di un' azienda; boiardi di Stato, i manager delle aziende pubbliche. Lo provocai: in Rai, c' era stata un' altra accusa pesante, era considerato un dispotico censore. Mi puntò addosso, con divertimento, i suoi occhi grandi e chiari. E rispose con ironia accentuata dall' accento toscano: «Ovvio, mi dicevano che ero un sopraffattore, che decidevo in base a visioni politiche, con discriminazioni faziose. Ma non ho mai fatto favori deteriori ai miei amici. Ero coerente verso la mia parte politica, la Dc. Constato con piacere che oggi, sempre più spesso, si dice e si scrive che quella Rai faceva una buona televisione».

 

Ettore Bernabei

Gli dissi che la sua passione politica era legata, più che alla Dc, alla fedeltà di acciaio ad Amintore Fanfani. «I miei maestri», ammise, «sono stati Giorgio La Pira e Fanfani. Politicamente, la stessa cosa. La Pira, come sindaco di Firenze, applicò le visioni che aveva da sempre: un' architettura cristiana dello Stato. E mantenne alcune promesse: lavoro per i disoccupati, la casa per i senza casa, una chiesa dove pregare».

 

A Fanfani lo presentò La Pira: quando Amintore fu nominato ministro del Lavoro e Giorgio divenne il suo sottosegretario, Bernabei fu nominato direttore del quotidiano fiorentino Il Giornale del Mattino. Poi, una folgorante, stupefacente carriera. «Avevo 30 anni. Mi trovai a fare la campagna elettorale per La Pira sindaco e, nel '56, Fanfani mi chiamò a dirigere Il Popolo, l'organo ufficiale della Dc. E mi trasferii a Roma».

 

gemelle kessler 2

Poi, quasi subito, la Rai. A 39 anni, come direttore generale. «Non nascondo che avvertii qualche disagio all' inizio, per l'età e per l'inesperienza. Ma ero molto deciso. Autoritario? Era il 1960,15 anni dopo la fine della guerra e della caduta del fascismo. Non trovai dirigenti democristiani, socialisti, liberali C'erano tutti i dirigenti della vecchia Eiar fascista. Un po' strano, no? Dovunque era cambiato tutto, anche alla Fiat, massima azienda del Paese. Alla Rai non era cambiato nulla. E dunque il primo problema fu di assumere personale più giovane e qualificato». E ancora: «Il capo dei programmi era Sergio Pugliese, un bravo scrittore di commedie, volenteroso, ma senza esperienza.

dario fo

 

Allora la buona tv consisteva nella prosa, nel varietà o nel riprendere, dai teatri, spettacoli concepiti e magari validi per 1.000 spettatori, non certo per le grandi platee televisive».

Ricordo che gli chiesi se fosse vera la leggenda: davvero aveva diretto la Rai, da padre padrone, senza mai firmare un documento?

 

«Non c' era niente di strano. Non esisteva la burocrazia di oggi e, comunque, io non avevo vocazione per le carte e la burocrazia». E come dirigeva? «Andavo a vedere cosa c' era in pentola. La mia preoccupazione era che non ci fosse mai un' offesa per il pubblico. E non si verificavano, di norma, incidenti. Fu per questo scrupolo, di evitare offese al pubblico, per un semplice intervento effettuato allo scopo di non portare offesa ai telespettatori, che nacque lo stop a Dario Fo». Quindi era autoritario? «La mia responsabilità era anche decidere. E decidevo».

Andrea Vianello Ettore Bernabei

 

Chi erano i suoi collaboratori? «Nominai alcuni miei assistenti, tra cui Angelo Guglielmi: intelligente, capiva le cose. La mia televisione poneva dei limiti, affidati al buon senso del padre di famiglia. Ma aveva anche una notevole apertura di vedute. E facemmo trasmissioni di avanguardia, certo non conformiste. E il legame con Fanfani?

 

«Era un uomo straordinario, un grande percettore di insegnamenti. Prendeva da chicchessia tutto ciò che c' era di valido, di giusto. Era rispettoso delle gerarchie, a volte anche semplicemente per il fattore anagrafico. Ad esempio rispettava La Pira anche perché era più vecchio, sia pure di quattro anni». Una ricetta per un buon programma tv?

sergio zavoli

«Semplice, rispettare il pubblico e non plagiarlo, rispettarlo per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse. Mai scrivere, produrre, creare per sé stessi! E alla larga dai format! Ogni Paese deve rispettare la sua identità».

 

Gli chiesi anche qualcosa dell' Italstat. «Mai avrei pensato di dover occuparmi, in vita mia, di case, strade e ponti. Presi la finanziaria dell' Iri nel settembre del '74, quando aveva 450 miliardi di fatturato annuo, e la lasciai nel maggio del '91 a quota 6.000. Ho già detto che mi chiamavano, con ostilità, boiardo di Stato Ma noi abbiamo avuto i bilanci sempre in utile e non abbiamo fatto pagare una lira a Pantalone».

 

Ettore Bernabei

Infine, la Lux vide, di cui era molto orgoglioso per i programmi: «La serie su Carlo Magno, la Bibbia con 20 film di 90 minuti ciascuno, Padre Pio». Fiero per il successo di due dei suoi numerosi figli: «Matilde segue la commercializzazione, Luca la produzione esecutiva». Gli chiesi di indicarmi i migliori programmi. «Per l' informazione, il Tv7 legato a Sergio Zavoli e il Tg diretto da Fabiano Fabiani, poi L' Odissea, il Leonardo, il Pinocchio, La Cittadella». I migliori attori? «Alberto Lupo, Gastone Moschin, Gino Cervi». Le attrici? «Silvana Mangano, Irene Papas e le gemelle Kessler, grandissime: impeccabili professioniste».

 

enzo biagi

Ettore Bernabei era nato a Firenze il 16 maggio 1921. Si spense a Monte Argentario (Grosseto) il 13 agosto 2016. A 95 anni. Cosa apprezzo maggiormente di lui? Il merito. Ha utilizzato il suo potere per migliorare il Paese. Nella sua tv, mai superata per qualità, il servizio pubblico si sentiva: Tv7, gli sceneggiati incentrati sui classici. E poi gli Atti degli Apostoli con la regia di Roberto Rossellini e il Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli. E Alberto Manzi che insegnava a leggere e scrivere agli italiani.

 

La «mamma Rai» di Bernabei ha valorizzato, o inventato, fior di professionisti: Enzo Biagi, Alberto Ronchey, Arrigo Levi, Angelo Guglielmi, Mario Motta, Umberto Eco, Leone Piccioni, Brando Giordani, Angelo Romano, Renzo Arbore, Antonello Falqui. Non vorrei tuttavia santificarlo. Bernabei è anche quello che ha detto dei Beatles: «È inutile trasmettere il loro concerto, di questi ragazzi tra un mese non se ne ricorderà più nessuno!». Era sempre molto schietto, di Eco diceva: «Lo preferivo come autore tv».

umberto eco

 

Su Silvio Berlusconi: «Prego perché possa avere la grazia di perdonare i suoi persecutori e conquistare il rispetto dei suoi avversari». Sui quotidiani: «I grandi giornali padronali, cioè il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, eccetera, sono sempre stati antidemocristiani. Stavano con le destre laiche, i repubblicani, i liberali e i circoli finanziari internazionali che li sostengono e che non amano per niente la Chiesa cattolica».

E di lui cosa è stato detto?

 

Giovanni Minoli (marito di sua figlia Matilde): «Bernabei è stato sempre anche l' uomo di raccordo tra Fanfani e Aldo Moro, i due cavalli di razza della Dc. Era "uomo di fiducia" per entrambi: durante il rapimento Moro fu casa Bernabei il luogo di incontri riservati tra Fanfani, Bettino Craxi e Claudio Martelli per immaginare strategie di un' impossibile salvezza. Non ha mai invaso la mia vita privata. Gli ho sempre dato del lei, per tutta la vita».

giovanni minoli

 

Giuliano Ferrara: «Fu il distillato purissimo del regime democristiano al suo colmo». E Sergio Zavoli: «Ha saputo unire l' Italia con una linea laica». Myrta Merlino era sua amica: «La Rai ha un potenziale esplosivo superiore a quello della bomba atomica. Tra i suoi compiti c' è quello di mandare la sera gli italiani a letto tranquilli, e con qualche soddisfazione».

 

Ma su di lui c' erano anche perfidie e veleno. Ad esempio, Giorgio Bocca: «Come per il fox trot, capita di provarne nostalgia solo perché eravamo più giovani». E Sergio Saviane definiva la Rai delle censure di Bernabei: «Uno stabilimento di tosatura delle pecore». Concludo rievocando episodi celebri. Fu lui a coprire le lunghissime gambe delle Kessler con la calzamaglia nera.

 

Ettore Bernabei

Anni dopo spiegò: «Dovevamo far sognare senza svelare. La calzamaglia era strategica. Grazie a essa, l' italiano medio dimenticava la cellulite o le gambe storte della moglie, ma gli restava il dubbio su come fossero davvero le gambe delle Kessler. Quindi, poi, tornava sereno dalla moglie cellulitica. La famiglia era salva e le Kessler mandavano gli italiani a dormire tranquilli, gli italiani che poi dovevano votare. Le Veline invece fanno venir voglia di dargli un morso. Ma poiché non c' è nulla da mordere, la gente si arrabbia».

 

Insomma, mai ammetteva di aver censurato: «Negli anni in cui una parte della Dc sosteneva che in Russia i comunisti mangiavano i bambini crudi, io arruolai Dario Fo». Gli chiesi anche perché avesse detto la drastica battuta: «I telespettatori italiani sono 20 milioni di teste di cazzo». Non rispose, ma replicò con un sorrisino furbo, simile a quello di un bambino.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO