IL CINEMA DEI GIUSTI – MAGARI “NOPE”, DEL GENIALE JORDAN PEELE, NON È PERFETTO, MA È LO STESSO UN GRAN FILM. COMPLESSO, COMPLESSO, PUR SE INNOVATIVO E ORIGINALE, MAGARI NON ALL'ALTEZZA DEI SUOI DUE PICCOLI HORROR POLITICI PRECEDENTI, ANCHE PERCHÉ HA SPESO TROPPO, HA MONTATO UN FILM DA QUATTRO ORE CHE HA RIDOTTO A DUE, È COSTRUITO CON UN MERAVIGLIOSO SCONTRO CON L'ALIENO DI 50 MINUTI CHE DOMINA LA SECONDA PARTE, E UNA PRIMA PARTE DOVE METTE MOLTA CARNE AL FUOCO. SE LO TROVATE IN IMAX E NON DOPPIATO PENSO SIA UN’ALTRA COSA…

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Ormai arrivato a più di 100 milioni di dollari di incasso, ma con un budget altissimo di 90 milioni, quindi non considerato ancora un successo, è arrivato anche in Italia "Nope", terzo film del geniale Jordan Peele.

 

Ieri ha incassato 72 mila euro con 10 mila spettatori. Nella sala 2 del The Space di Grosseto dove l'ho visto ieri, davanti al nulla della zona dove trionfava il manifesto della Meloni ("Pronti") che rendeva la situazione ancor più disperata, eravamo in 8 spettatori per una proiezione che non rispettava la grandiosità della fotografia e gli effetti nel cielo del grande direttore della fotografia Hoyte von Hoytena ("Dunkirk", "La talpa", "Interstellar").

 

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Se lo trovate in Imax e non doppiato penso sia un'altra cosa. Insisto sulla fotografia perché tutto il film è costruito sull'idea della documentazione fotografica, a partire dalle riprese in 35 a manovella con i vecchi chassis, con i filmati di Edward Muybridge, e sul rapporto tra la tecnica e la realtà. Come se la tecnica, a partire proprio dal muto, dalle prime riprese, fosse lo spettacolo e nascondesse quindi la prova flagrante di quel che vediamo.

 

Come il cavaliere nero che nessuno ricorda sul cavallo ripreso da Muybridge. Peele parte proprio da lì e chiuderà proprio con quella immagine, come se Daniel Kaluuya fosse il Django di Tarantino, per ricostruire lo spettacolo di quel che cercano di filmare i suoi protagonisti. Cioè la prova di un'entità aliena aggressiva nella loro proprietà di Agua Dulce in California, vicino a Los Angeles. Una proprietà dove l'O.J di Kaluuya, aiutato dalla scombinata sorella, Keke Palmer, alleva cavalli da domare per il cinema.

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Film complesso, pur se innovativo e originale, magari non all'altezza dei suoi due piccoli horror politici precedenti, anche perché ha speso troppo, ha montato un film da quattro ore che ha ridotto a due, è costruito con un meraviglioso scontro con l'alieno di 50 minuti che domina la seconda parte, e una prima parte dove mette molta carne al fuoco.

 

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A cominciare dalla tragedia, filmata nel 1998, di una scimmia da show TV, tale Gordy, che diventa violenta e fa un massacro in diretta sul set sotto gli occhi di un bambino che diventerà il proprietario di una sorta di western town confinante coi cavallari, interpretato da Steven Yeun. E dalla storia degli Haywood, i cowboy afroamericani, discendenti del cavaliere ripreso da Muybridge, che vivono addestrando cavalli per il cinema. Ma non tutti i cavalli possono essere domati e ripresi. Come non tutte le scimmie possono essere sicure per il set. Non parliamo poi di entità, animali alieni.

 

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Il conflitto che emerge da subito nel film è fra l'alieno nascosto nel cielo di Agua Dulce e gli Haywood che vogliono riprenderlo. E in questo verranno aiutati da un coraggioso documentarista, Michael Wincott, che passa le Giornate a vedere vecchi filmati muti di polipi aggressivi e sa come usare i macchinari dei pionieri del cinema, e un tecnico messicano coi capelli biondi, l'Angel di Brandon Perea, che adopera l'inutile digitale. Inutile quando l'alieno ti taglia l'elettricità come se non Veste pagato la bolletta dell'area.

 

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Pieno di riferimenti alla fantascienza anni 50 dell'Universal, girata negli stessi posti che vediamo qui, dove si giravano anche i piccoli western, il film deve dare consistenza ai suoi eroi principali, i fratelli Haywood, e ricostruire un eroe a cavallo nero capace di combattere contro un animale dominatore senza piegare gli occhi. Magari non è un film perfetto, ma è lo stesso un gran film.

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