IL CINEMA DEI GIUSTI - NON SI PUÒ CHE RIMANERE INCANTATI DA QUESTO BELLISSIMO “MA RAINEY’S BLACK BOTTOM” - IL FILM, GRAZIE ANCHE A UNA REGIA DI GRANDE INTELLIGENZA E SENSIBILITÀ NELLA COSTRUZIONE DEI PERSONAGGI, NON PERDE NULLA DEL SUO VALORE STORICO GENERALE PUR TRATTANDO DUE MITI COME MA RAINEY E LA NASCITA DELL’HOT JAZZ, DEL BLUES URBANO DI CHICAGO - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Non si può che rimanere incantati da questo bellissimo “Ma Rainey’s Black Bottom”, versione cinematografica diretta dal regista teatrale George C. Wolfe della commedia di August Wilson del 1982 che può vantare come protagonisti Viola Davis come Ma Rainey e Chadwick Boseman, nel suo ultimo film girato mentre stava morendo, come il suo trombettista Levee. Prodotto da Denzel Washington come il precedente “Fences”/”Barriere” secondo un progetto che dovrebbe portare sullo schermo ben dieci commedie di August Wilson, “Ma Rainey’s Black Bottom” è decisamente più riuscito e meno teatrale del primo film, dove il rapporto di sudditanza col testo finiva per comprimere le possibilità di elevare il film dalla dimensione di teatro filmato.

 

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Una volta chiara l’impostazione quasi pedagogica dell’operazione, cioè la riscrittura della storia degli afroamericani da parte di loro stessi seguendo appunto i testi di Wilson sull’urbanizzazione a nord dei cittadini del sud, il film, grazie anche a una regia di grande intelligenza e sensibilità nella costruzione dei personaggi non perde nulla del suo valore storico generale pur trattando due miti come Ma Rainey e la nascita dell’hot jazz, del blues urbano di Chicago.

 

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Inquadrato infatti nella Chicago del 1927, dove milioni di afroamericani sono arrivati per lavorare nelle fabbriche del nord, la storia è tutta compresa nelle poche ore del turno di registrazione che la bianchissima Paramount ha prenotato per incidere una serie di blues eseguite da Ma Rainey e dalla sua band, che comprende appunto il giovane trombettista Levee e i suoi più anziani musicisti, come il pianista Toledo di Glynn Turman, favoloso, il trombonista Cutler di Colman Domingo e il bassista Slow Drag di Michael Potts.

 

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Da parte sua Ma si porta dietro l’amante Dussie Mae di Taylour Paige e il nipote Sylvester, Dusan Brown. Lo scontro, furioso, nasce sull'esecuzione di un blues,  il “Ma Rainey’s Black Bottom” del titolo, che Levee vede con una intro di tromba più moderna, mentre Ma vuole non solo fedele a come l’ha sempre fatta, ma con una intro recitata dal nipote balbuziente.

 

I personaggi più forti, Ma, che detesta il nord dei bianchi e pensa che le incisioni siano solo un modo per sfruttare il suo talento, e Levee, che sogna di poter incidere i suoi pezzi più innovativa con una band nera, dominano la scena sia della sala delle prove sia della sala d’incisione. Il punto è che sia Ma, ormai in una fase calante della sua carriera, che Levee, che rappresenta il nuovo, lottano per imporre nel mondo dei bianchi il blues, con tutto quello che questo comporta e rappresenta per la comunità nera.

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Non si tratta solo di uno scontro di potere, fra discografici e musicisti, fra Ma e Levee, ma di una fase particolare della storia degli afroamericani che passano dalla campagna del sud razzista a un nord più ricco ma non meno razzista dove non sarà facile affermarsi.

 

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Scritto e diretto benissimo, con dei costumi meravigliosi della novantenne Ann Roth (“Hair”, “Un uomo da marciapedie”, “Il paziente inglese”), guardate solo la grande sequenza al vaudeville nel sud, costruito musicalmente da Branford Marsalis nel rispetto della grande tradizione blues, il film trova ovviamente in Viola Davis e in Chadwick Boseman i protagonisti in grado di divertirci e di commuoverci continuamente.

 

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Se per la prima è una tappa di un percorso che l’ha portata già al primo Oscar vinto proprio con “Fences”, per il secondo è una sorta di film che deve concludere una vita volata via troppo presto. Il suo Levee che sfonda la porta chiusa per ritrovarsi davanti un muro invalicabile ci dice molto sui sogni perduti di più generazioni di afro-americani. Lo trovate su Netflix. E poi risentitevi la vera Ma Rainey. 

 

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