IL CINEMA DEI GIUSTI - "SPACCAOSSA", OPERA PRIMA DIRETTA E INTERPRETATA DA VINCENZO PIRROTTA, È PIUTTOSTO BELLO, SENTITO, CON BRAVISSIMI ATTORI CHE PARLANO IN PALERMITANO STRETTISSIMO - IL FILM È ISPIRATO A UNA STORIA VERA, UNA TERRIBILE TRUFFA DI UNA BANDA DI POVERACCI, CHE, PER INTASCARE L’ASSICURAZIONE, SPEZZANO LE OSSA DI POVERACCI MESSI ANCOR PEGGIO DI LORO. UN BRACCIO, UNA GAMBA UNA ROTULA. NON HAI I SOLDI PER PAGARE LA PRIMA COMUNIONE DI TUA FIGLIA, SOLO IL CANTANTE COSTA 500 EURO. SBANG! … - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

SPACCAOSSA SPACCAOSSA

 

“Suca” – “Iris o cartoccio?” – “Basta che c’è la ricotta” – “Figlio di una sucaminchie” – “Ti succhiasse o sangue”. Dove avevamo lasciato Ficarra e Picone? Diciamo dalle parti di Agrigento alle prese con Luigi Pirandello in “La stranezza” di Roberto Andò, il film italiano di maggior successo della stagione.

 

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Li ritroviamo nelle vesti di produttori intelligenti, con la loro Tramp Limited assieme a Attilio De Razza, ma anche co-sceneggiatori di questo duro, violento, realistico ma con molte punte mélo “Spaccaossa”, opera prima ultrapalermitana diretta e interpretata da Vincenzo Pirrotta, e fotografata in maniera spettacolare da Daniele Ciprì, che già era stata segnalata positivamente alle Giornate degli Autori a Venezia e ora esce in sala.

 

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Il film è ispirato a una storia vera, una terribile truffa di una banda di poveracci, qui capitanati dal piccolo boss Michele di Giovanni Calcagno che si serve dei soldati Ciccio di Ninni Bruschetta e Vincenzo di Vincenzo Pirrotta, che, per intascare l’assicurazione legata a finti incidenti stradali, spezzano le ossa di poveracci messi ancor peggio di loro. Un braccio, una gamba una rotula. Non hai i soldi per pagare la Prima Comunione di tua figlia, solo il cantante costa 500 euro. Sbang!

 

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Ti fai spezzare una gamba con frattura multipla. Se ci rimani secco, gli spaccaossa porteranno alla vedova ancora più soldi. E pagheranno loro un bel funerale. “Mica siamo Totò Riina. Facciamo truffe non ammazziamo la gente” sentiamo dire durante il film. Ma Vincenzo, grosso, non un fulmine, un ragazzone che a 48 anni vive ancora con la mamma, la fenomenale Aurora Quattrocchi, non ha lo stomaco giusto per fare questo lavoro.

 

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Non riesce a convincere Macchinetta, chiamato così perché con la dipendenza dei giochi, Luigi Lo Cascio, a firmare l’assicurazione alla cifra pattuita. E la cosa non va giù al suo boss, che gli preferisce il più cattivo Fasolino. Intanto, si lega a una ragazza tossica, Luisa, la sempre strepitosa Selene Caramazza, palermitana, e se la porta a casa dalla mamma.

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Potrebbe essere la serenità. Potrebbe… Ma comandano i piccioli. Piuttosto bello, sentito, con bravissimi attori tutti o quasi palermitani che parlano in palermitano strettissimo. Set meravigliosi. Ficarra e Picone e il loro socio storico, Attilio De Razza, sanno cosa vogliono. In sala.  

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