giuliano ferrara domenico arcuri

CONTRORDINE COMPAGNI! – DAL “FOGLIO” AL “CORRIERE”: CAPEZZONE METTE IN FILA I GIORNALI CHE DOPO AVER CELEBRATO DOMENICO ARCURI E LE SUE GESTA PER MESI ORA GLI HANNO VOLTATO LE SPALLE - GIULIANO FERRARA, DA GIORNI IMPEGNATO A BATTIBECCARE CON IL DIRETTORE DE “LINKIESTA” CHRISTIAN ROCCA PER DIFENDERE L'EX COMMISSARIO, TWITTA: “MA QUEL GROSSO COGLIONE DI NOME CAPEZZONE ERA QUELLO DI CUI SI ERA INNAMORATO ROCCA CR7 MENO MENO PER SOSTITUIRE PANNELLA?"

 

 

 

 

Daniele Capezzone per "la Verità"

 

DOMENICO ARCURI

Si dirà che non c'è da stupirsi. E tuttavia la spettacolare mobilitazione di quelli che potremmo definire i «partigiani del 26 aprile», i combattenti del giorno dopo, ha una forza tragicomica insuperabile.

 

DOMENICO ARCURI GIUSEPPE CONTE

Per lunghissimi mesi, abbiamo assistito (con eccezioni che si possono contare su poche dita di una sola mano: questo giornale, che ha aperto la campagna e l'ha condotta quotidianamente, più le trasmissioni televisive di Nicola Porro e Mario Giordano, e rarissime altre voci isolate) a una celebrazione costante di Domenico Arcuri, a cui veniva ogni giorno lucidata la statua in bronzo.

 

Restano indimenticabili le ospitate tv del supercommissario in maglioncino, in luoghi dove non ci fosse il rischio di domande urticanti; oppure le minacce, a volte orali e a volte scritte, di querele e azioni legali verso chi chiedeva conto del modo in cui venivano usati i denari dei contribuenti e gli immensi poteri conferiti alla struttura commissariale;

BARBARA DURSO E DOMENICO ARCURI

 

o ancora i servizi celebrativi sui telegiornali, fino al memorabile viaggio del furgone con le prime dosi di vaccino, con l'infaticabile Arcuri pronto ad accogliere a Roma camion-flaconi-scaricatori.

 

DOMENICO ARCURI E LA MASCHERINA CONSUMATA

Solo le rigidità invernali hanno impedito che la sequenza prevedesse un Arcuri mussolinianamente a torso nudo, stile trebbiatura del grano, per un'operazione da Istituto Luce 2.0.

 

Ma, miracolo dei cambi di regime, ieri quel gigantesco apparato mediatico si è improvvisamente rivoltato contro l'eroe caduto, trovando - a guerra finita - un'energia e uno zelo che forse sarebbero stati più apprezzabili nell'epoca in cui Arcuri era triumphans.

GIULIANO FERRARA CHRISTIAN ROCCA

 

Ancora un paio di settimane fa, sul Foglio del 16 febbraio, un fiammeggiante Giuliano Ferrara invocava «più poteri ad Arcuri». Incipit memorabile: «Il commissario Arcuri deve essere riconfermato tassativamente». E ancora: «Cambiare in corsa il responsabile del piano vaccinale sarebbe un atto criminale».

 

Fino (non senza aver lasciato cadere l'interrogativo minaccioso: «è abbastanza chiaro per i dementi della polemica spicciola?») a definire «stucchevole» il «tiro all'Arcuri», «stronzi quelli all'attacco», e le critiche «semina di sfiducia e intolleranza preventiva». E ieri? Sullo stesso giornale il direttore Claudio Cerasa ha improvvisamente scelto il violino.

 

CLAUDIO CERASA E GIULIANO FERRARA

Per un verso confermando le richieste di chiusura preventiva, ormai un marchio di fabbrica per Il Foglio, e attaccando Matteo Salvini che osa chiedere qualche riapertura (il leader leghista è addirittura definito «l'Infiltrato»: quindi sono i tifosi del BisConte e dell'ipotetico TrisConte a stabilire chi possa e chi non possa sostenere Mario Draghi), ma per altro verso sottolineando la scelta anti Arcuri del premier: «decisionismo», «nel giro di pochi giorni, Draghi ha marcato una discontinuità netta con il governo precedente e ha fatto saltare i due nomi che gestivano la macchina dell'emergenza pandemica». Notevole per chi evocava continuità tra il possibile Conte tre e il Draghi uno («Un TrisConte con Drago!», aveva esultato Cerasa il 13 febbraio).

 

Non da meno la performance del Corriere della Sera. Fiorenza Sarzanini ha salutato «la nuova stagione» e ha messo in fila «le inefficienze del governo Conte». Ancora più duro, quasi implacabile, contro i «troppi incarichi» e gli «errori da ribalta» di Arcuri, Federico Fubini, che improvvisamente non ha risparmiato nulla al duo Conte-Arcuri: il rapporto fra loro «finirà nei manuali di politica come esempio di ciò a cui porta la scaltrezza e l'accecamento del potere sullo sfondo di istituzioni deboli».

FEDERICO FUBINI

 

E ancora: Arcuri «accetta da Conte qualunque incarico e lo fa con un piglio che non denota mai umiltà».

 

Non mancano nemmeno curiose sottolineature sulla provenienza geografica dei due personaggi: «un rapporto ambivalente», dice il fustigatore Fubini, «tra il capo (pugliese) nel suo bunker e il fedelissimo (calabrese) in battaglia».

 

DOMENICO ARCURI

Seguono notazioni psicologiche (Arcuri «scopre che le luci della ribalta non gli sono sgradite») e critiche postume a Conte (che fa del commissario «uno scudo umano per Palazzo Chigi»). Gran finale: «È Arcuri che ha scelto di danzare al ritmo di Conte. E con Conte, alla fine, è inciampato». Dev' essere un altro quotidiano rispetto a quello che, per lunghissimi mesi, pubblicava paginoni celebrativi su Conte e la sua squadra.In battaglia anche La Stampa, che pure, sotto la direzione di Massimo Giannini, era stata a lungo ossequiosa e allineata verso Conte e i suoi.

 

MAURO BONARETTI DOMENICO ARCURi

Eppure ieri è scattato il «contrordine, compagni». La sequenza dei titoli è martellante. Prima pagina: «Draghi chiude l'era Conte-Arcuri». Una liberazione, par di capire. Pagina 3: «Il premier smantella il metodo Conte», con tanto di accenni nel pezzo a un Draghi che «ha appreso preoccupato le rivelazioni in arrivo dalle inchieste sui raggiri delle mascherine».

 

Pagina 4: «Dal flop di Immuni alle inchieste sulle spese». In versione combat anche il solitamente compassato Marcello Sorgi, che firma un editoriale significativamente intitolato «Il colpo d'ala che serviva».Povero Arcuri e povero Conte: improvvisamente scaricati da tanti in un repentino «26 aprile».

domenico arcuri

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)