jane fonda il manifesto

IL DELITTO MANIFESTO - NORMA RANGERI: ''CON IL TAGLIO AL FONDO DELL’EDITORIA, I CINQUE STELLE CI HANNO UCCISO CON UN COLPO MICIDIALE, PUNITI PER AVER LAVORATO SODO E BENE, PER NON AVER CHIUSO COME È SUCCESSO A TANTI GIORNALI DELLA SINISTRA CHE HANNO FALLITO NONOSTANTE LE SPALLE BEN PROTETTE DA SOLDI, POTERE, PARTITI. L’IDEOLOGIA DA QUATTRO SOLDI DEI 5 STELLE SI CONFERMA IL NOSTRO PIÙ ACCANITO AVVERSARIO, MA NÉ IL PD, NÉ LEU HANNO DIFESO IL PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE''

Norma Rangeri per www.ilmanifesto.it

 

Mentre nel clima di tragica follia che avvolge il pianeta stavamo per salutare il 2020, ci raggiunge il colpo micidiale del taglio al Fondo dell’editoria.

Un colpo sparato con un’arma di precisione perché rivolto soprattutto contro questo giornale.

 

Un delitto perfetto perché commesso alla luce del sole e perché mandante e esecutore sono una cosa sola, rispondono alla stessa organizzazione: il Movimento 5Stelle.

norma rangeri

La decisione di colpirci è arrivata nella fase finale della discussione della Legge di Bilancio, oggi in dirittura d’arrivo alla Camera dove verrà approvata in malomodo con il solito maxi-emendamento e il voto di fiducia.

 

Sabato, nelle ore in cui si litigava sugli emendamenti da infilare nel calderone che chiude il mercato delle contrattazioni, dove ha la meglio il piazzista più sponsorizzato, s’è visto di tutto.

Sono stati elargiti soldi pubblici alla qualunque, persino alle celebrazioni dell’ottavo centenario del presepe, all’aumento di stipendio dei prefetti, alla sostituzione dei soffioni delle docce, o all’ultima trovata dello «smartphone di governo» con abbonamento incorporato a due quotidiani.

 

E siccome il manifesto non ha sponsor politici l’emendamento che avrebbe sospeso i tagli (e che a differenza dei due citati non avrebbe comportato costi notevoli) è stato bocciato.

L’ultima volta che tentarono di toglierci di mezzo fu con il governo giallo-verde. E anche allora a volerci fuori dalle edicole erano sempre gli stessi, non la Lega fascistoide ma i democratici 5Stelle. Se non riuscivamo a stare sul mercato con le nostre gambe dovevamo rassegnarci a chiudere.

 

Una vera mascalzonata visto che il mercato non esiste perché a governarlo sono le concentrazioni finanziarie a capo delle maggiori testate nazionali. Oltre al fatto che considerare l’informazione e i giornali come una marca di detersivo è solo il segno di una straordinaria ignoranza se non di una perfetta malafede.

LA PRIMA PAGINA DE IL MANIFESTO SULLA MORTE DI MARADONA

 

Non ci siamo arresi, abbiamo promosso una importante campagna per abbattere il muro (iorompo.it) ricevendo una immediata, larga e forte condivisione della nostra straordinaria community. Poi è cambiato il governo, oggi Salvini non c’è più, ma il risultato invece non cambia.

 

Secondo Crimi e associati anziché celebrare il nostro 50° compleanno (1971-2021), dovremmo officiare il nostro funerale e così espiare la colpa di avere un giornale nella forma di una cooperativa che con il suo lavoro, rispettando tutte le regole, stampa un quotidiano nazionale di sinistra ormai da 50 anni.

 

Dovremmo essere puniti per aver lavorato sodo e bene, per non aver chiuso come è successo a tanti giornali della sinistra che nel corso degli anni e dei decenni hanno fallito nonostante avessero le spalle ben protette da soldi, potere, partiti.

 

Ma a pensarci bene il problema è proprio questa indipendenza, questa unicità della nostra esperienza politico-editoriale, questa forma di militanza giornalistica, inventata dal gruppo fondatore del manifesto e proseguita di generazione in generazione, a dare fastidio. Che poi è la stessa ragione per cui siamo puntualmente oscurati anche dal servizio pubblico televisivo (di quello privato inutile parlare) dove testate con una storia e un lettorato assai meno significativo del nostro sono presenti a ogni ora del giorno e della notte.

 

vito crimi

Naturalmente se fosse passato l’emendamento che rinviava i tagli al Fondo ci saremmo ritrovati il problema solo spostato più in là, visto che gli alleati dei 5Stelle non trovano la forza di ribaltare la «dottrina Crimi», ma già sarebbe stato un «ristoro», considerato che la pandemia colpisce anche il nostro settore, sotto scacco da ogni punto di vista (pensionistico, retributivo, industriale) perché nulla è stato fatto nel frattempo da questo governo.

 

Anzi alla fine ad essere tagliati saranno solo i contributi diretti, mentre quelli indiretti, che vanno anche alle grandi testate, restano. Un delitto perfetto.

Sicuramente l’ideologia da quattro soldi dei pentastellati sull’equivalenza tra informazione e mercato si conferma il nostro più accanito avversario, ma dobbiamo dire con altrettanta franchezza, che né il Pd, né LeU, malgrado occupino posizioni rilevanti nei luoghi-chiave dove queste decisioni vengono prese, hanno ritenuto di dover difendere la nostra testata e dunque il pluralismo dell’informazione, né di dover mettere in campo una politica di settore.

 

Del resto, all’ignoranza massmediatica la sinistra ci ha abituato da sempre, diciamo sin dai tempi del berlusconismo, e oggi purtroppo persevera, restando in silenzio di fronte alle accresciute concentrazioni editoriali, incapace di elaborare un pensiero sulle grandi piattaforme padrone del mondo, sull’alfabeto del nuovo capitalismo, e dunque condannando a morte un moderno riformismo.

VITO CRIMI GIUSEPPE CONTE STATI GENERALI

Figuriamoci, con queste credenziali, che fine farebbe una forza politica di sinistra che domani si presentasse al giudizio degli elettori.

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?