freccero

FRECCERO AVVELENATO: “L'ÉLITE MONDIALE USA IL COVID PER IMPORRE LE SUE REGOLE” (E GLI SERVIVA IL VIRUS? L'HA SEMPRE FATTO) – L’EX DIRETTORE DI RAI 2, TESTIMONIAL DEL REFERENDUM PER ABOLIRE IL GREEN PASS, PARLA DELLA TEORIA DEL GRANDE RESET - "IL POTERE È TOLTO AL POPOLO E DATO AL GOVERNO, MEGLIO SE TECNICO. CHI NON CI STA È RIDICOLIZZATO, COME I NO GREEN PASS - È LA CRISI ECONOMICA AD AVER AMPLIFICATO LA PANDEMIA CON..."

Fabio Dragoni per "la Verità"

 

carlo freccero

«Il denaro non dorme mai», diceva Gordon Gekko, l'iconico trader del film Wall Street di Oliver Stone interpretato da Michael Douglas. Neppure Carlo Freccero dorme mai. Nel vero senso della parola. Dal suo cellulare partono e arrivano chiamate alle ore più impensabili.

 

Abituato ai ritmi massacranti e infernali di chi ha lavorato e rivoluzionato la televisione italiana, da giorni i suoi pensieri e le sue parole sconvolgono il dibattito. È l'uomo che ha inventato dal nulla la televisione commerciale pensando e creando contenuti. Nessun genere escluso: informazione, intrattenimento e approfondimento. Prima in Mediaset poi in Rai.

 

GREAT RESET

Si è occupato di tv pure in Francia. Dalla tv generalista a quella digitale per finire a Internet. Freccero è immerso in tutto ciò che è comunicazione. L'accelerazione autoritaria innescata con l'imposizione del green pass è ciò che lo tormenta. Ha deciso anche di partecipare come testimonial per promuovere la raccolta di 500.000 firme: l'obiettivo è quello di arrivare a un referendum abrogativo della legge che istituisce il green pass. Scelgo di partire dal suo vero -non so se unico - amore: la televisione.

 

Freccero, chi è che guarda la televisione oggi?

«Visto il contesto in cui ci troviamo oggi viene spontaneo pensare che la spaccatura fra televisione e Internet sia legata a una scelta ideologica di campo del pubblico: da una parte il mainstream e dall'altra il non mainstream; e se preferite la verità convenzionale di quel momento contro l'opposizione e il pensiero dissidente. Non è così. Non sono i covidioti a cercare la televisione.

 

carlo freccero

È la tv che fabbrica i covidioti (qui il tono della sua voce diventa stentoreo, ndr). Il medium è il messaggio e il messaggio costruisce il suo pubblico. La tv è la fabbrica della ripetizione e quindi del conformismo. Il pubblico della tv generalista è conformista, è l'incarnazione di quanto può essere detto, in un determinato campo, in quel preciso momento. Poi la tv non richiede competenze tecniche specifiche. Si indirizza al pubblico non digitale. Infatti, statistiche alla mano, è in genere un pubblico anziano, almeno psicologicamente».

 

Quindi chi non guarda la televisione

«Ha competenze tecniche e risorse economiche per guardare altro. Chi sa usare Internet può accedere alle nuove piattaforme. È un pubblico giovane, appartenente al lato positivo del digital divide (divario digitale, ndr). Un pubblico che può accedere alle piattaforme a pagamento».

 

In quanti sono scappati dalla televisione negli ultimi 10-20 anni?

«L'esodo arriva ben prima delle attuali proteste ed è legato alle tecnologie. Eravamo abituati a fasi storiche dominate da un unico medium: la galassia Gutenberg era dominata dalla stampa. Dopo è arrivata la tv generalista. Infine, il digitale ci ha proiettati nella multimedialità: se i media si moltiplicano si erode la base di utenti di ciascuno di loro. La televisione generalista non può più essere tale. Però avendo fatto anche l'esperienza della tv digitale, posso dire che in Italia, tutto sommato, la televisione generalista si difende meglio che altrove».

 

TIME - COPERTINA GREAT RESET

Sulla carta stampata i conti sono più facili da fare. I primi sei quotidiani italiani nel 2008 fra edicola e Internet diffondevano quasi 2 milioni di copie. Oggi poco più di 600.000.

«Anche il crollo dei giornali è in parte legato alla multimedialità. Internet e tv sono infinitamente più veloci nel comunicare notizie. La stampa poteva sopravvivere valorizzando la sua natura intrinseca di medium razionale e critico. La stampa ha sempre dettato l'agenda. Invece ora i giornali si sono appiattiti sull'agenda della tv, diventando spesso totalmente superflui».

 

Il suo mestiere era anche profilare gli utenti. Cosa sono di preciso i fuggitivi della tv? Una ridotta che resiste al messaggio delle élite? E che quindi, pur essendo minoranza, possono segnare l'esito di una elezione?

«Diciamo una parte; quella che comunica attraverso Internet, il personal computer e gli smartphone. Sono mezzi che implicano attività da parte di chi li usa. La rete conserva la documentazione degli utenti e questa parla da sola contro la propaganda messa in scena dal potere. Tutto ciò non impedisce che social come Facebook o Instagram abbiano un pubblico di narcisisti.

 

CARLO FRECCERO A STRACULT

Aspirano a diventare influencer e passano il tempo a farsi i selfie con status symbol e a fotografare cosa hanno nel piatto o dove sono in vacanza. Nonostante ciò, però anche sui social più diffusi si è costruito nel tempo un nucleo di utenti che parassitano il social postando contenuti eretici. In una ricerca che ho fatto per la rivista Link su media e propaganda, notavo come tutta la propaganda fosse concentrata sulla televisione. Questa non ha bisogno di censura.

 

Data la sua passività, il pubblico televisivo tende naturalmente ad abbracciare le tesi istituzionali, tanto da arrivare a difenderle come proprie e ad aggredire i negazionisti. Viceversa, i social, nonostante l'apparato imponente messo in campo, non sono riusciti ad arginare la circolazione interna di messaggi eretici, costruiti in modo da ingannare gli algoritmi. Diciamo che una minoranza esiste ma andrebbe progressivamente incrementata politicamente, anche perché uno dei tratti distintivi in questa minoranza è il disprezzo della politica. Questo disprezzo della politica sta penalizzando oggi il referendum sul green pass; respinto da molti di loro perché richiede il passaggio attraverso le urne».

 

Le élite quindi per prima cosa depotenziano e svuotano le istituzioni democratiche. È d'accordo?

«È un processo lento che nasce come reazione alle vittorie sociali degli anni Settanta. Da allora parte un lungo lavoro per screditare la democrazia, partendo da quegli stessi principi che alla fine si sono palesati con la riforma Renzi, abbattuta dal referendum.

 

carlo freccero foto di bacco (3)

Perché tutto funzioni bisogna dare spazio all'esecutivo, spesso imposto come governo tecnico di banchieri appartenenti all'élite; e ridimensionare il Parlamento, che è il teatro della democrazia e della rappresentanza popolare. Questo lavoro di erosione della democrazia passa attraverso il discredito della politica in quanto tale. La politica da elemento costitutivo dell'uomo nel tempo è diventata sinonimo di malaffare».

 

I messaggi e i programmi delle élite sono sempre più espliciti e sempre meno subdoli. Il dissenso è ridicolizzato e patologizzato. Ricordo un titolo di Repubblica di qualche giorno fa: «Nella mente di un no vax».

«È la conseguenza dell'unanimismo richiesto dalla società di oggi, una specie di grande audience sociale. Chi non rientra nei picchi di consensi deve essere eliminato o ridicolizzato come pazzo. Un concetto percepito come obsoleto, o meglio del tutto ignorato, è quello della democrazia. Questa non è sinonimo di maggioranza, ma di minoranza».

mario draghi

 

In questi giorni lei si è speso molto per parlare e spiegare il Grande Reset, la nuova dottrina del World economic forum di Davos, riunitosi in remoto a causa della pandemia e aperto a tutti. E lei, come tanti, vi ha infatti assistito. A tale proposito le riporto testualmente un passaggio nel discorso di insediamento di Mario Draghi alle Camere: «Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche».

 

Una manifestazione di realismo o cosa?

«Un eufemismo per dire: la piccola impresa deve chiudere a favore delle multinazionali. Ennesimo imperativo del Grande Reset».

 

Se mi parla di Grande Reset, mi viene da pensare a Jacques Attali, che lei ha conosciuto nelle sue trasferte francesi con Silvio Berlusconi.

carlo freccero foto di bacco (2)

«Era l'eminenza grigia di François Mitterand e ha continuato a esserlo nel tempo, fino a Emmanuel Macron. Era una persona di grande autorevolezza e trasudava potere. Invito tutti a cercare su Internet le cose che, nel corso del tempo, Attali ha dichiarato e scritto. Se le riferissi verrei attaccato come complottista!».

 

Da un vincolo esterno all'altro. Credevamo fossero l'euro e l'Unione Europea a imporci le riforme ed è arrivato il Covid. E all'orizzonte si intravede l'ambiente.

«È l'agenda di Davos. Il Covid è l'occasione irripetibile per mettere finalmente in atto i grandi miti delle élites. Come appunto l'economia verde. In quanto all'accelerazione dell'agenda di cui siamo testimoni, è la crisi economica ad aver amplificato la pandemia.

 

no vax e no green pass a milano 4

Lo spiega il libro Operazione Corona, testo collettivo curato da Matteo Martini e Nicola Bizzi. Questo libro mostra l'altra faccia della medaglia rispetto al libro Covid-19 The Great Reset. Se il Grande Reset impone regole, Operazione Corona le smaschera e ne spiega il senso nascosto. Nel mese di settembre 2019 l'economia globale arriva a "un punto di non ritorno".

 

Per salvare le banche dal fallimento, le banche centrali avevano inondato il mercato di denaro. Liquidità che potrebbe causare inflazione. Ecco che scatta l'idea di impedire alla popolazione di spendere moneta grazie alla pandemia, tutti siamo rinchiusi, letteralmente, agli arresti domiciliari. La sincronia con cui questi eventi si manifestano in tutto il mondo a causa del Covid, mi fa dedurre che si tratta del primo atto del Governo Mondiale».

FrecceroGreen pass in azienda 3no vax e no green pass a milano 5no vax e no green pass a milano 10no vax e no green pass a milano 11carlo freccero foto di bacco (1)

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