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“IL CAV SCELGA LA RISERVA” - IL REFUSO (O GENIALE LAPSUS?) SULLA PRIMA PAGINA DEL “SECOLO D’ITALIA” SCATENA “REPUBBLICA”, CHE DEDICA UN ARTICOLO ALL’ERRORE. E DAL QUOTIDIANO VICINO A “FRATELLI D’ITALIA” ARRIVA UNA REPLICA VELENOSISSIMA, CON ELENCO DI TUTTI GLI ERRORI DEL GIORNALE FONDATO DA SCALFARI: DALLE “FREGNE INVASE DALLA FOLLA” ALLE CHIUSURE “AD OK” FINO A “EUGENI”

1 - IL SECOLO D'ITALIA E IL TITOLO SU BERLUSCONI: DA "SCIOLGA" A "SCELGA LA RISERVA". REFUSO O LAPSUS?

Estratto dell'articolo di Giovanna Casadio per www.repubblica.it

 

il cav scelga la riserva

È il diavolo che ci ha messo la coda. Nella redazione del Secolo d'Italia, giornale della destra storica, e nella Fondazione di Alleanza nazionale che lo edita, la giustificazione è: "Colpa del diavoletto della tipografia".

 

Sarà il "diavoletto" oppure un lapsus che - Freud insegna -  la dice lunga sui veri sentimenti, comunque il titolo di prima pagina di stamani, sembra un manifesto della destra controcorrente. Urla in due righe: Colle, il centrodestra: "Il Cav scelga la riserva". Sottolineato rosso.

 

Ora tutti sanno che il vertice del centrodestra a Villa Grande si è concluso con un appello di Salvini, Meloni e compagnia a Silvio Berlusconi affinché "sciolga" la riserva. Come dire, decidi tu.

articolo di repubblica sul refuso del secolo d'italia

 

Ma di seguire e eseguire la volontà del Cav, forse non c'è gran voglia soprattutto nelle file della destra all'opposizione, di Fratelli d'Italia, che sta nella Fondazione, insieme a molti degli antichi colonnelli di Gianfranco Fini (il quale però non partecipa), a cominciare da Italo Bocchino, direttore editoriale del quotidiano, da Mario Landolfi ex ministro delle Comunicazioni, Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri.

 

IL TWEET DI FLAVIA FRATELLO SUL REFUSO DEL SECOLO DITALIA

Il direttore operativo Girolamo Fragalà, detto Jimmi, è stato svegliato da Francesco Storace, l'ex direttore, gran battutista, che lo ha incoraggiato: "Fatti una risata...". Ma c'era assai poco da ridere. "Se fosse stato un errore mio, avrebbe voluto dire che ho la vocazione al suicidio...", commenta Fragalà.

 

Solo un refuso, che è stato corretto subito in mattinata. Però già circolava sui social quel criptico invito a Berlusconi a scegliere la riserva.

 

Con un seguito di ogni declinazione possibile. Ovvero: scegliere di fare la riserva (un passo indietro). Oppure: scegliere una riserva (suggerimenti: Gianni Letta). O ancora: ritirarsi in una riserva (lontano, in un altro continente)".

 

la replica del secolo d'italia a repubblica

 

(...)

 

 

 

2 - DALLE “FREGNE” ALLE “FREGNACCE”: REPUBBLICA DIMENTICA I SUOI REFUSI E CREA “SCOOP” SU QUELLI ALTRUI

Luca Maurelli per  https://www.secoloditalia.it/

 

Ci sarebbe da piangere, più che da ridere, ma noi siamo giornalisti allegri e non possiamo fare a meno di cogliere gli aspetti spassosi di questa primizia storica del giornalismo italiano.

 

Mai, neanche quando Repubblica annunciò in in titolo a tutta pagina che le “Fregne” erano “invase dalla folla” – per poi scoprire che il caos non era originato da un’orgia pubblica ma da una mattinata di sole a “Fregene” con assembramenti non vaginali – un giornale si era sognato di prendere sul serio un refuso tipografico, trasformarlo in notizia su un altro giornale e annunciarlo in prima pagina come scoop.

 

Girolamo Fragala

Di quel divertentissimo strafalcione tipografico Fregne-Fregene si sorrise, sul web, ma nessuno osò ipotizzare che si trattasse di un’inchiesta sulla presenza di rattusoni sul litorale laziale o di un attacco politico al governo sulla moralità dell’esecutivo. Era un refuso, non un lapsus, sembrava fregna, era fregene, basta, lo avrebbe capito anche un maniaco sessuale.

 

Lo scoop basato su un errore di un collega

Ieri, invece, per la prima volta nella storia del giornalismo italiano, abbiamo assistito al materializzarsi di uno “scoop” interamente basato sul refuso tipografico di un altro giornale e spacciato per formidabile retroscena politico da parte di Repubblica, visto che nella home page è stata piazzata un’articolessa dietrologica basata su un errore di battitura scappato al Secolo d’Italia, peraltro non nella sua edizione principale, quella on line (che ormai rappresenta la quasi totalità dell’offerta e dell’utenza giornalistica del nostro quotidiano) ma sulla versione cartacea destinata al solo pubblico di abbonati e disponibile via mail.

 

FRANCESCO STORACE CON LA MASCHERINA

Un refuso corretto già nella seconda edizione, in ribattuta, all’alba, come capita da sempre in tutti i giornali che incorrono in un errore iniziale. Troppo tardi, c’era solo un giorno di tempo per prenderne atto, troppo poco per chi ha già deciso di scrivere…

 

Se volessimo ridere dello scoop di Repubblica, e in effetti non possiamo farne a meno, ci sarebbe da ricordare che il New York Times ha scoperto un proprio refuso in prima pagina dopo cento anni, noi dopo otto ore, siamo stati più bravi…

 

Ma nel dettaglio, vediamo qual è questo clamoroso refuso del Secolo d’Italia che ha scatenato i retroscenisti, i quirinalisti, gli origliatori, i ben informati, gli inviati speciali a Disneyland del quotidiano di Largo Fochetti, inducendoli a titolare, in prima pagina, sul sito, su quell’inquietante interrogativo che ha scosso i Palazzi della politica romana, fatto rabbrividire il Cavaliere, scosso le cancellerie europee e messo in fermento i mercati mondiali: “Il Secolo d’Italia e il titolo su Berlusconi: da “sciolga” a “scelga la riserva”. Refuso o lapsus?“.

 

IL TWEET DI FRANCESCA FAGNANI SUL REFUSO DEL SECOLO DITALIA

Il refuso del “Secolo d’Italia” che ha scatenato “Repubblica”

Refuso o lapsus, dunque: questo l’agghiacciante dilemma posto da Repubblica, che per una giornata intera ha tenuto in ansia i lettori del sito, ai quali sarebbe bastato aprire il pezzo (ma riservato solo agli abbonati) per avere la risposta e fargli staccare il defribillatore che ne teneva a bada le coronarie.

 

“E’ un refuso”, spiegavano serenamente i giornalisti della nostra testata, invano. Sicuri? “Certo, è un refuso”. Ma se fosse un lapsus? “Nooo, è un refusooo”. Un colpo al cuore, per l’intervistatrice, che dimostrava una certa difficoltà nell’elaborare il lutto per la banalità della non notizia, inducendola a scavare nei meandri della tipografia del Secolo fino a riapparire sconvolta dal dilemma: dite la verità, colleghi, refuso o lapsus finiano?

 

“Il Cavaliere scelga la riserva” – il titolo errato – aveva aperto a Repubblica scenari da golpe dei colonnelli, di moniti criptici al Cavaliere affinché si facesse da parte, segnali massonici di congiure ordite nelle segrete delle tipografie redazionali per un nome di riserva da proporre per il Colle: si trattava, invece, solo di un involontario complotto del correttore automatico che aveva storpiato l’originario titolo, “Il Cavaliere sciolga la riserva“, ovviamente in relazione alla candidatura prospettatagli dal centrodestra.

italo bocchino

 

Se ne può sorridere, su Twitter, come ha fatto qualche buontempone, del resto i ditini alzati sui social sono perfino più diffusi dei refusi nei giornali, certo. Ma che un giornale serio come Repubblica costruisse su un errore di battitura un articolo in cui sui ventila un “lapsus” più o meno freudiano degli ex finiani presenti nel Secolo d’Italia – per affossare Berlusconi o lanciare segnale politici trasversali alla Meloni o agli alleati – per un refuso finito un’edizione in pdf che leggono poche migliaia di persone rispetto a quella web su cui c’era il titolo corretto e che viene vista ogni giorno da mezzo milione di persone, nessuno poteva immaginarlo.

 

L'ARTICOLO DI FRANCESCO STORACE CONTRO PAOLO BERIZZI DI REPUBBLICA

E’ la stampa, bellezza. Datemi un refuso e vi costruirò un retroscena nel quale neanche le testimonianze esclusive dei colleghi che avevano scritto l’articolo con il titolo incriminato sono servite a evitare che l’errore assurgesse a notizia. Dalle fregne, alle fregnacce, potremmo titolare oggi.

 

Poco conta che in passato, lo stesso giornale romano (come quelli di tutto il mondo) si fosse reso protagonista di strafalcioni altrettanto cattivi e divertenti, dallo storpiamento del nome del suo fondatore in “Eugeni” Scalfari, al commissario Calabresi ucciso ma scambiato per il figlio Mario in una rubrica, per non parlare di errori più banali, che qualche simpatico animatore di social aveva ripreso sul web.

 

mario calabresi eugenio scalfari

Sul trash web, appunto, non su autorevoli testate web. Per nostra sfortuna, però, l’inchiesta sui colleghi che sbagliano, sulla tipografia distratta e sui “finiani” che sostituiscono le lettere sulla tastiera del direttore o fingono lapsus per attaccare il Cavaliere, non ha fatto breccia su nessun altro giornale. E un po’, sinceramente, ci dispiace. Siamo amanti del giallo, anche quando non c’è.

 

“Il mio debole sta nel sospettare in ogni insurrezione dell’alfabeto un complotto contro di me, diretto da un innominato in camice da lavoro, un tizio dalle mezze maniche, comunque si chiami, proto o linotipista: in realtà un nebbioso tiranno che ha preso a malvolermi sin dal principio”. (Il refuso, Gesualdo Bufalino)

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