lello arena

“HO UN RAMMARICO: AVER LASCIATO TROPPO SOLO MASSIMO TROISI” – LELLO ARENA RACCONTA LA LITE CON L’AMICO SUL SET DI UN FILM "LE VIE DEL SIGNORE SONO FINITE" PER UN RUOLO DA PARALITICO: "MASSIMO PENSÒ CHE TRAMASSI ALLE SUE SPALLE" – QUELLA VOLTA CHE DA CHIERICHETTO DIEDE PER SBAGLIO FUOCO AL PARROCO CHE CELEBRAVA MESSA: "CERCO DI SPEGNERLO CON L'UNICO LIQUIDO CHE C' ERA LÌ, L' ACQUA SANTA... MA ERA POCA - VIDEO

Emilia Costantini per il "Corriere della Sera"

 

lello arena 9

Il suo debutto è avvenuto al circo, ma non da attore, né tantomeno da acrobata. «Eh no... come maestro elementare - racconta Lello Arena -. Ho fatto le magistrali e siccome il problema era trovare lavoro, dopo qualche mese di inutili domande a vari istituti scolastici, mi recai un po' incacchiato al provveditorato e dissi: scusate, ci diplomiamo maestri e poi non troviamo posto nemmeno come supplenti.

 

L' impiegato rispose: eh sì, perché voi siete viziati, il lavoro ci sarebbe ma non lo vuole nessuno. E io gli chiedo: che vuol dire? E quello ribatte: c' è un posto da maestro itinerante in un circo... Avevo davvero bisogno di portare i soldi a casa e, per dare un senso alla mia idea di didattica, mi sono messo all' opera. D' altronde il mondo del circo mi piaceva moltissimo, però c' erano delle regole che andavano un po' oltre la mia idea».

 

 

Cioè?

lello arena troisi 3

«Quando arrivai al mio primo incarico, ero molto determinato, ma una mattina vedo una bambina che stava a testa in giù con una sveglia davanti agli occhi... Pensavo stesse giocando e, dato che era orario di lezione, le ho detto: andiamo, devi sederti al banco. Intervenne il direttore del circo e mi spiegò che quella ragazzina si stava preparando a un numero acrobatico che faceva su una pertica alta 30 metri, quindi dovevo farle fare l' allentamento. Allora ho capito che per insegnare in un circo dovevo integrarmi, imparare quelle dinamiche».

 

È riuscito nell' intento?

lello arena troisi

«Sì, ma lo stipendio era molto basso e così mi proposi per fare anche altro. Certo non il clown, ma nei momenti in cui la pista doveva essere ripulita dopo il numero degli elefanti, che facevano un vero macello, io assieme ad altri intrattenevamo il pubblico con scenette ridicole: facevamo finta di litigare, di tirarci l' acqua addosso, spargevamo coriandoli... In quel periodo ho imparato il gioco di squadra, che non ho dimenticato: in un circo tutti sono uguali, dai grandi performer agli inservienti, non ci sono differenze, una grande famiglia».

 

 

La sua di famiglia è nata quasi per caso...

«Sì, mio padre Ugo prima di partire per la guerra si era fidanzato con una bella ragazza bionda e mentre si trovava in Abissinia le mandava i soldi che sarebbero serviti al futuro matrimonio. Ma quella ragazza, pensando forse che papà non sarebbe più tornato dalla guerra, dato che era finito in prigionia, si era fidanzata con un altro, stanziale, e si era spesa tutto.

 

lello arena meraviglioso boccaccio

Quando papà tornò si ritrovò cornuto e mazziato. Ma gli Arena non si perdono d' animo: aveva saputo che ai reduci venivano assicurati posti di lavoro e ne trovò uno alla manifattura tabacchi. Proprio là conosce mia madre, alla quale quell' ex soldatino piaceva tanto e fu proprio lei a fargli la proposta».

 

Davvero?

«Sì, una bella faccia tosta, data l' epoca. Il fatto è che nel quartiere si era saputa la faccenda della precedente fidanzata e mamma gli disse: non sono bionda, sono mora e non mi mangio i soldi degli altri, ci facciamo compagnia? Si sono sposati e sono stati insieme tutta la vita».

 

È stato educato dalle suore e voleva fare il chierichetto. Dove nasce la passione attoriale?

«Forse dal fatto che mi prendevano in giro i compagni di scuola. Prima di tutto per il mio cognome: Arena significa sabbia, e mi avevano soprannominato Lello Sabbia... poi, per il mio strabismo, mi chiamavano "occhiestuorte".

 

LELLO ARENA 11

Pian piano, la mia è stata una reazione, recitavo un ruolo, lo strabismo un marchio di fabbrica, una piccola diversità che mi ha reso riconoscibile al futuro pubblico... Ma la volta che mi spinsero giù dalle scale non recitavo...».

 

Cosa accadde?

«Un compagno voleva vedere che effetto faceva uno che ruzzolava giù. Arrivo fino all' ultimo gradino e, lì per lì, non avverto grande dolore. La notte, però, comincia a gonfiarsi il piede, alle tre del mattino sveglio mio padre. Decidiamo di andare al Pronto soccorso, ma non avevamo la macchina, a quell' ora i taxi non c' erano, trovammo in strada una carrozzella di quelle che accompagnano i turisti sul lungomare.

 

Il cocchiere ci fa salire ma, per raggiungere il Cardarelli, c' è una salita ripida: il cavallo scivola e stramazza. Il cocchiere ci fa scendere e noi proseguiamo a piedi. Io camminavo a fatica, quando arriviamo l' ospedale è chiuso.

 

LELLO ARENA 9

Bussiamo, ci apre una suora addetta alle medicazioni notturne, che fa appena in tempo a farci entrare e scivola sul bagnato... tutti gli aghi, le siringhe, le bottigliette di medicinali finiscono a terra, un casino. Lei ci urla di andare a cercare il medico di guardia: bussiamo alla porta, quello dormiva... bussiamo di nuovo, poi mio padre spinge la porta e il medico, che intanto si era svegliato e stava per aprirci, riceve una portata in faccia, gli esce sangue dal naso, ci urla di andare da un altro medico.

 

Era il primario che, sentendo le urla e vedendoci mi chiede incavolato cosa avessi. Gli faccio vedere il piede e lui mi domanda: lo puoi poggiare a terra? Io rispondo di sì. E quello, urlando: allora cammina e andatevene! Avevamo compiuto una strage ed era stato tutto inutile».

 

Come chierichetto è andata meglio?

«Macché! Una notte di Natale, dopo la succulenta cena della Vigilia, ebbi il compito di tenere la candela accesa vicino al parroco che celebrava messa. Il prete parlava lento, noioso, e io con tutto quello che mi ero mangiato mi appisolo. La candela finisce addosso al parroco e vengo svegliato dalle urla: la tonaca aveva preso fuoco e lui si era trasformato in una torcia.

 

LELLO ARENA TROISI DECARO - ANNUNCIAZIONE

Cerco di spegnerlo con l' unico liquido che c' era lì, l' acqua santa... ma era poca. Allora con altri lo avvolgiamo nel tappeto della navata centrale: sembrava un sigaro, era rosso in faccia e gli fumava la testa. Ma non basta: un' altra volta vengo coinvolto, al Duomo, nel battesimo della figlia del sindaco. Mi chiedono di tenere la bambina in braccio, mentre loro scattano le foto con gli invitati.

 

La neonata era avvolta in eleganti fasce di seta e io, temendo che mi cadesse, la stringo forte per non farla finire nella fonte battesimale che era enorme, sembrava una piscina: la stretta fa effetto banana, la bimba schizza in alto e finisce in acqua. Per fortuna il suo istinto fu di nuotare e io, per uscire dall' imbarazzo, grido: o' miracolo!».

 

Come nasce La Smorfia con Massimo Troisi ed Enzo Decaro?

LELLO ARENA MASSIMO TROISI 1

«In verità, la nostra prima formazione si chiamava I Saraceni, ma quando venimmo a Roma, ci consigliarono di cambiare il nome. Ce ne voleva uno meno localizzato, più nazionale e legato al nostro mestiere. Nel lavoro dell' attore la mimica facciale è fondamentale, da qui La Smorfia. Ci divertivamo da matti: io ero il più brutto e giocavo sulla mia diversità. Enzo, il più bello: a teatro le prime file erano gremite dalle signorine che venivano per lui».

 

Tanti successi insieme, a teatro, in tv e al cinema. Poi la prematura scomparsa di Troisi.

«Il mio più caro amico, una persona sensibile, delicata, una bella mente. Nelle sceneggiature lui mi assegnava il ruolo e poi ci lavoravamo assieme, con lui era un gioco continuo...».

LELLO ARENA MASSIMO TROISI 5

 

Tra voi mai incomprensioni?

«Sì, ci fu un periodo di rottura sul set di un film "Le vie del Signore sono finite". Dovevo interpretare un personaggio, un paralitico, poi affidato ad altro attore. Ne avrei dovuto fare un altro, ma la troupe insisteva che dovevo fare proprio quello e Massimo credette che fossi io a insistere per il ruolo, che tramassi alle sue spalle. Non era vero... Negli anni seguenti, tra una telefonata e l' altra, ci riconciliammo e ho un rammarico: averlo lasciato troppo solo».

 

I suoi maestri?

«Peppino De Filippo: non l' ho mai conosciuto di persona, ma i suoi duetti con Totò erano il mio pane quotidiano. E il grande Eduardo che una volta accolse noi tre nel suo camerino al Teatro Giulio Cesare di Roma e ci chiese: "Voi state ancora a Napoli? Fuitevenne!". Allora la considerava una città ingrata».

giovanni benincasa massimo troisi

 

Una città che lei, nel suo libro «Io, Napoli e tu», definisce «una turista». Perché?

«È l' unica città al mondo che invece di farsi visitare, ti visita, ti costringe a fare il punto su te stesso. Poggia saldamente su migliaia di teschi, testimonianze vere della morte, e poi è rimpinzata di santi patroni. La sua tradizionale accoglienza è mitigata dalla tendenza a non fidarsi degli altri, che sono stati spesso degli invasori. Ormai da tempo vivo a Roma, ma quando torno a Napoli vado sempre in un piccolo hotel a via Toledo, mi affaccio da un balconcino e assisto a scenette straordinarie».

 

Per esempio?

«Una sera, a ora tarda, vedo un bambino con il suo cane: la bestia si era sdraiata sul marciapiede e non ne voleva sapere di alzarsi per tornare a casa. Il ragazzino non lo strattona, ma comincia a parlargli con dolcezza per convincerlo: ho assistito a un monologo struggente».

 

Un personaggio che sogna di interpretare?

Massimo Troisi e la telecinesi

«Ce n' è uno che mi perseguita, anzi due. Ogni anno mi propongono di interpretare Falstaff, dicendo "sei perfetto!", perché non c' è nemmeno bisogno di mettermi la pancia finta, ce l' ho di mio. E poi, quando vado a Napoli per le feste natalizie, i ragazzini mi scambiano per Babbo Natale, avendo capelli e barba bianca. Mi rimproverano perché l' anno prima avevano chiesto il trenino e gli è arrivata la bici...».

 

Il 13 luglio sarà all' Auditorium San Domenico di Foligno, dando voce a un grande personaggio, con lo spettacolo «Oh, that Chaplin!».

«È la storia del suo più grande disastro economico. Prima di diventare il genio che conosciamo aveva studiato da violoncellista: era mancino e aveva dovuto far costruire uno strumento che suonava al contrario. Con il pianista con cui si esibiva scrive un vasto repertorio. Stampano gli spartiti, tanti, per farli comprare al pubblico dopo i concerti. Non ne vendono uno e falliscono. Ma quando divenne famoso invitava la crème hollywoodiana a serate esclusive dove si esibiva al violoncello. Era fissato!».

LELLO ARENA MASSIMO TROISI 8

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…