“A LONDRA MANDAI A QUEL PAESE GEORGE HARRISON CHE MI SALUTÒ DICENDO ‘PIZZA, MOZZARELLA E SPAGHETTI’" - RICKY GIANCO MEMORIES: “LASCIAI IL CLAN DI CELENTANO PERCHÉ LUI NON VOLEVA AMICI, MA CORTIGIANI. MALGRADO TUTTO GLI VOGLIO BENE MA NON LO VEDO NÉ SENTO DA ANNI” – “TENCO? ALLEGRO E INTELLIGENTE, NON L'ARTISTA TORTURATO. PER QUESTO SONO CONVINTO CHE NON SI SIA SPARATO” – “JANNACCI ERA IMPREVEDIBILE COME ARTISTA E COME MEDICO. FACEMMO UNA TOURNÉE INSIEME E CERCÒ DI UCCIDERMI: MI VENNE UN FEBBRONE DA CAVALLO E LUI…” – L’ESORDIO A 11 ANNI, IL “SEQUESTRO” IN CAMERINO AL CANTAGIRO E IL NO AI BEATLES

Estratto dell’articolo di Adriana Marmiroli per “la Stampa”

 

ricky gianco 6

Sono settant'anni dalla prima volta su un palco: a Varazze nel 1954. Da allora Ricky Gianco non ha mai smesso di cantare e comporre, produrre e proporre in ambito discografico. Trasversale a 60 anni di musica dal rock al pop, al cantautorato impegnato, ha composto, interpretato e consegnato ad altri canzoni indimenticabili: "Pregherò", "Sei rimasta sola", "Pietre", "Pugni chiusi", "Il vento dell'Est".

 

Ha girato la boa degli 80, qualche acciacco. Ma non è di quelli che si fermano o incupiscono. «Se no, cosa ti resta? Vanoni, una cara amica e una gran donna, è ancora un fiume in piena». Comincia la carriera in una Milano crogiolo di artisti, il Clan di Celentano ma anche Jannacci, Gaber e il Derby.

 

ricky gianco 4

[…] Fu tra i fondatori del Clan. Ma ne uscì quasi subito. Come mai?

«Non era un clan era una corte con un sovrano. E a me non piaceva affatto essere il cortigiano anche se di un genio assoluto come Adriano. Dopo un anno e mezzo mollai: voleva che passassimo l'estate con lui mentre girava un film. Avevo la mia vita, una fidanzata e un'auto nuova... E poi per fare cosa? Stare a guardarlo come quando giocava a biliardo e ci voleva tutti lì? Io volevo fare, viaggiare, andare in Inghilterra o in America dove la musica "avveniva", mica passare il mio tempo al bar sotto casa».

bon backy ricky gianco adriano celentano

 

Altri esempi del suo dispotismo?

«"Pregherò" avrei dovuto interpretarla io, e invece dopo due mesi che faceva il nebuloso mi disse che l'avrebbe incisa lui. Io avrei fatto il seguito, "Tu vedrai": "Io vendo milioni di copie: anche il tuo disco andrà benone". Un gran paraculo: una canzone come un film, con un sequel. Malgrado tutto gli voglio bene ma non lo vedo né sento da anni. Altri ex non l'hanno mai perdonato. Gli devo molto per altro: il successo al Cantagiro del 1962, per esempio».

 

Quello del sequestro in camerino?

«Adriano aveva finto un incidente e aveva passato a me la sua canzone, "Stai lontana da me". I melodici Teddy Reno, Claudio Villa e Luciano Tajoli mi tesero un agguato con processo: chi avevamo corrotto perché io, uno sconosciuto, fossi così votato? Riuscii a fuggire e a esibirmi.

Loro si presentarono chi invocando una raucedine, chi in pieno agosto avvolto in una sciarpona di lana, chi trascinandosi sul palco a fatica. Che tristezza. Sa chi fu davvero generoso e determinante per me?».

ricky gianco 2

 

Chi?

«Mike Bongiorno. Fu il primo a farmi esibire in pubblico: lui girava l'Italia sull'onda del successo tv con uno spettacolo di contorno. Era un altruista vero».

 

Con i "liguri", in apparenza così diversi da lei, le vostre strade si incrociarono subito.

«Il crocevia fu Nanni Ricordi che aveva tutti in scuderia. Con Gino legammo subito, è un mio fratello maggiore. Allora le canzoni o si scrivevano o si cantavano, lui fu il primo a fare entrambe le cose. Non fu capito subito. Umberto Bindi, gran musicista, era sottovalutato e ostracizzato perché considerato gay. Tenco lo conoscevo bene: allegro e intelligente, era una persona ben diversa da come venne descritta, non certo l'artista torturato "alla Dean". Per questo ancora oggi sono convinto che non si sia sparato».

 

ricky gianco 5

Si è dato una spiegazione?

«No. C'è quella pistola, certo. Ma il suicidio non corrisponde alla persona che conoscevo. Anche quello di Paoli: la pallottola vicino al cuore c'è, ma spararsi? E se fosse stato un incidente e basta?».

 

[…] Dei milanesi area Derby?

«Jannacci. Imprevedibile come artista e come medico. Facemmo una tournée insieme e cercò di uccidermi: mi venne un febbrone da cavallo e lui mi praticò una cura del sudore da cui mi salvarono i miei».

ricky gianco 1

 

Le venne proposto di aprire i concerti dei Beatles in Italia. Disse di no. Pentito?

«Me lo aveva chiesto il loro promoter italiano, Leo Wachter. Andai a Londra per conoscerli. Li incontrai, simpatizzai con John e Paul (il vero genio musicale), mandai a quel paese Harrison (mi salutò dicendo "ciao pizza, mozzarella e spaghetti", lo presi come un insulto mentre forse era solo una battuta malriuscita). Comunque: assistetti a un loro concerto, imponente e soprattutto davanti a una folla impazzita. Mi feci prendere dal panico, non mi sentii all'altezza». […]

ricky giancoricky giancoricky giancoricky giancoricky gianco 3

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”