la scala nuova stagione

“LA NUOVA STAGIONE DELLA SCALA SEMBRA CONCEPITA DA MARIANO RUMOR. SIAMO ALL'ESTREMISMO DELLA MODERAZIONE, AL RIFIUTO PROGRAMMATICO DI OGNI RISCHIO” – MATTIOLI: "DAL PLEISTOCENE ARRIVA "LA BOHÈME" DI ZEFFIRELLI E DALL'ETÀ DEL BRONZO "LE NOZZE DI FIGARO" DI STREHLER. SI APRE CON "BORIS GODUNOV". SCELTA GIUSTISSIMA BENCHÉ NON VOLUTA (ERA DECISO BEN PRIMA DELLA GUERRA) QUELLA DI APRIRE CON UN TITOLO RUSSO, IN UN MOMENTO IN CUI SI SPRECANO CENSURE - 14 TITOLI D'OPERA, 7 DI BALLETTO E SCELTE TROPPO PRUDENTI..."

Alberto Mattioli per “la Stampa”

 

chailly sala meyer nuova stagione della scala

Usato sicuro, modernariato, passato che non passa: definitela come volete, ma il senso è questo. La nuova stagione della Scala, presentata questa mattina con la dovuta pompa e il debutto della grafica rifatta (tutto sommato, accattivante) sembra concepita da Mariano Rumor. Siamo all'estremismo della moderazione, al radicalismo della prudenza, al rifiuto programmatico di ogni rischio: rassicurante, certo, ma stimolante pochino.

 

 

BOHEME ZEFFIRELLI

Lo si vede, al solito, sul fronte registico, dove scopriamo di essere negli anni Novanta: riesumati Hugo De Ana per "I vespri siciliani" (incredibilmente in italiano) e Yannis Kokkos per la "Lucia di Lammermoor" già saltata per Covid come Sant'Ambroeus di due anni fa. Dal Pleistocene arriva "La Bohème" di Zeffirelli e dall'età del bronzo "Le nozze di Figaro" di Strehler, insomma la solita idea del teatro come museo o eterno ritorno del sempre uguale.

 

Il non imprescindibile "Amore dei tre re" di Montemezzi è affidato alla Fura dels Baus già ampiamente brasata, mentre vengono meritatamente riprese un paio di inaugurazioni recenti, il "Macbeth" di Davide Livermore e l'"Andrea Chénier" di Mario Martone, e anche "Il barbiere di Siviglia" di Leo Muscato al quale, ormai titolare della commedia alla Scala, viene dato anche un capolavoro barocco come "Li zite 'ngalera" di Leonardo Vinci in napoletano settecentesco (per intenderci, i "zite" non sono i maccheroni per il pasticcio ma i fidanzati e la "galera" non è il carcere ma la nave).

la scala milano

 

Le nuove produzioni vere sono alla fine quattro: la stupenda "Salome" di Damiano Michieletto, già montata per lo streaming in epoca Covid, "Rusalka" di Dvorak per Emma Dante (buona idea, questa), il "Peter Grimes" di Britten per Robert Carsen, una garanzia, e "Les Contes d'Hoffmann" di Livermore, anche se non si capisce bene in quale versione. Da un teatro che presenta i "Vespri" tradotti tutto è possibile, anche che si riesumi la Choudens, quando dovrebbe essere pacifico, come in tutto il mondo civilizzato, che si usi l'edizione critica. In ogni caso, chissà quando a Milano scopriranno l'esistenza di Barrie Kosky o di Simon Stone o di Tobias Kratzer, oppure di qualche giovane italiano promettente che pure esiste. Ma la paura di rischiare è paralizzante.

 

chailly meyer

Il 7 dicembre, come ampiamente anticipato, si apre con il "Boris Godunov" di Musorsgkij, e già pregustiamo le sciure impellicciate e i divini mondani alle prese con il russo. Riccardo Chailly ha scelto di presentare l'ur-Boris, la prima versione dell'opera, quindi senza l'atto polacco. Però la si dovrebbe eseguire di fila, senza intervallo, il che è impossibile a Sant'Ambroeus per gli imprescindibili riti mondani, quindi pare di capire che alla fine l'intervallo ci sarà.

 

La regia è di Kasper Holten, già responsabile del fantastico "Ring" di Copenhagen, poi un po' sparito: in ogni caso, non farà o non gli faranno fare nulla di troppo innovativo. Protagonista, il formidabile basso Ildar Abdrazakov, e scelta giustissima benché non voluta (il "Boris" era deciso ben prima della guerra) quella di aprire con un titolo russo, in un momento in cui si sprecano censure, rimozioni e richieste di abiura. Qui bravissimo il sovrintendente, Dominique Meyer, che su autori e artisti russi è molto chiaro: "Non sono per la caccia alle streghe. Non sono per la cancellazione delle opere russe e quando leggo Puskin non mi nascondo".

 

boris godunov con Ildar Abdrazakov

Poi appunto "Salome" non ridiretta, purtroppo, da Chailly che la fece meravigliosamente ma da Zubin Mehta se starà bene, con una protagonista, Vida Mikneviciute, a me ignota. I "Vespri" hanno una buona compagnia (da segnalare l'alternanza fra Marina Rebeka e Angela Meade) e la direzione di Fabio Luisi; buono il cast anche dei "Contes" (Grigolo, Abdrazakov, Buratto, Guida, Antoniozzi) ma difficile da condividere la passione dell'attuale dirigenza per Frédéric Chaslin, che domani sera dirige la prima di "Gioconda".

 

NETREBKO 18

Il Vinci è affidato a degli specialisti (andateci perché il titolo merita), per "Lucia" torna Chailly con la coppia Oropesa-Florez e un gran lusso anche di comprimari, in "Chénier" accanto a Yoncheva (se mai canterà) si alternano Eyvazov e Kaufmann, in "Macbeth" diretto da Bisanti tornano Luca Salsi in prima compagnia e Anna Netrebko in seconda, mentre Michele Mariotti, il più grande direttore della sua generazione, è parcheggiato nel Montemezzi. Due le direttore: Eun Sun Kim per Puccini e Simone Young per Britten. Anche questa stagione niente Wagner, ma nelle prossime arriverà il nuovo "Ring" Thielemann-McVicar (anche qui: primo, prudenza).

jonas kaufmann netrebko

 

Solito rutilante contorno di sette balletti, concerti fra i quali l'Ottava di Mahler diretta da Chailly, recital di canto e pianistici, orchestre ospiti e così via. Annunciato anche un restyling della facciata del teatro per rifarla come Piermarini la concepì. I motivi d'interesse non mancano, quelli di perplessità nemmeno, ma al di là delle opposte estetiche o di gusti e disgusti personali quella che proprio non si riesce a decifrare è la linea culturale e artistica del teatro. Facendo sospettare che in realtà non ci sia.

SERGIO E LAURA MATTARELLA ALLA SCALAla scala milanoalberto mattioli

 

netrebko gergievla scala

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”