jalisse

“IL TESTO È SBAGLIATO? LA MUSICA NON VI PIACE? PERCHE’ QUESTA RITROSIA? FORSE DIETRO C’E’ QUALCOSA DI PIU’…”- I JALISSE NON MOLLANO DOPO LA 25ESIMA ESCLUSIONE CONSECUTIVA DA SANREMO: “CI RIPROVEREMO L’ANNO PROSSIMO. CI MERITIAMO L'ARISTON E LO AVREMO”. SOLO DI UNA COSA ABBIAMO CERTEZZA: CHE COMUNQUE VADA LA PROSSIMA CANDIDATURA AL FESTIVAL, SARÀ UN SUCCESSO, ALMENO PER NOI-VIDEO

 

Luca Dondoni per "la Stampa"

 

la vittoria dei jalisse a sanremo

Amadeus ha annunciato i nomi dei 22 big del Sanremone numero 72 e la lista degli scontenti scartati all'ultimo momento è lunghissima. E fra loro, anche quest' anno - ed è il venticinquesimo consecutivo - c'è il nome dei Jalisse. Fabio Ricci e Alessandra Drusian inaspettatamente trionfarono nel 1997 con Fiumi di Parole: e da allora sperano, invano, di tornarci.

 

Invece sono diventati loro malgrado simbolo dei mali storici del Festival, reo di dare popolarità enorme a sconosciuti per poi relegarli nuovamente nell'oblio e di premiare chi poi il pubblico snobba.

 

Ma con i Jalisse si è verificato il cortocircuito: talmente spariti, talmente episodici, da diventare famosi per questo, triste antonomasia dei reietti del festival. Fabio e Alessandra, l'anno scorso al rifiuto avete chiesto "In cosa non andiamo bene?". Quest' anno un nuovo rifiuto: qualcuno vi ha risposto?

«No, continuiamo a chiedercelo. Veniamo scartati ma poi siamo citati ripetutamente ogni qualvolta la manifestazione si avvicina. Onestamente non capiamo questa ritrosia nei nostri confronti e forse dietro c'è qualcosa di più».

i jalisse oggi

 

Cosa, secondo voi?

«Ce lo chiediamo da 25 anni e non abbiamo risposta. Antonio Ricci ha scritto una nota nella quale ha scritto che esiste un Sanremo Prima dei Jalisse e Post Jalisse e forse è così. Abbiamo davvero scritto pezzi con grandi nomi: Maurizio Fabrizio, Luis Bacalov eppure niente. Anche questa volta abbiamo chiesto: c'è il testo sbagliato? La musica non vi piace? Ditecelo e noi correggiamo. Perché non possiamo gioire della ripartenza post Covid visto che sta ripartendo tutto»?

 

Eppure avete scritto anche a Mattarella che vi ha risposto chiedendovi una copia del vostro album.

«La gente deve sapere che non siamo solo quelli di Fiumi di parole e abbiamo tante canzoni che abbiamo proposto e composto al di là di Sanremo. Lavoriamo con la musica ma a qualcuno non va bene».

 

Il prossimo festival saranno i 25 anni dalla vittoria.

la lettera di mattarella ai jalisse

«E questa è una delle cose che ci fa più male».

 

Che canzone avete presentato al Sanremo 2022?

«Un brano sulla ricerca di noi stessi e su cosa dobbiamo ricordare per tornare a essere chi eravamo. Il titolo è È proprio questo quello che ci manca e sembra fatto apposta per raccontare quello che ci manca per arrivare all'Ariston. Un pezzo che parla di speranza».

 

Ma voi non avere mai pensato che il problema fossero i vostri pezzi?

«Sicuramente c'erano dei capolavori che ci avrebbero superato anche se ci avessero presi in gara, ma siamo certi che in qualche caso abbiamo scritto canzoni che sono poi state apprezzate all'estero e la gara l'avrebbero sostenuta bene. Ci sarebbe piaciuto farle sentire al pubblico di Sanremo».

 

Le classifiche di Spotify però parlano chiaro: Fiumi di parole ha ottenuto a oggi 1 milione e 500mila ascolti, ma gente come Rkomi o Blanco questi ascolti li fa in un giorno.

jalisse 3

«Ma quello non è il pubblico che ci vuole a Sanremo. Basta andare su internet e vedere che dopo il mio post si è scatenato un mondo di persone che ci stanno sostenendo. Sanremo si basa solo su quello che funziona su Spotify? Non credo».

 

Mi permetta, ma dopo tutte queste porte chiuse, perché vi ostinate?

«Perché è il nostro lavoro è quello di fare le serate, comporre musica, scrivere per il cinema. Ci abbiamo riprovato facendosi una domanda: ma perché non ci dobbiamo riprovare»?

 

Vi riproporrete anche l'anno prossimo?

«Certo. È una tradizione che deve continuare e noi vogliamo che ci si dia la possibilità di esserci. Non ci metteremo a piangere e sbattere i pugni sul tavolo ma cerchiamo di non perdere la dignità come artisti. Ci meritiamo l'Ariston e lo avremo».

 

2 - CI VUOLE CORAGGIO A RIPROPORSI A QUEL PALCO CHE NON LI VUOLE

Assia Neumann Dayan per "la Stampa"

 

jalisse e mattarella

Il Festival di Sanremo del 1997 ci ha insegnato quello che sarebbe diventato il manifesto programmatico dei coraggiosi e degli indolenti, e cioè che «comunque vada, sarà un successo». Quel Festival vide la vittoria a sorpresa del duo dei Jalisse con il pezzo Fiumi di parole. Un grande pezzo, visto che lo abbiamo tutti in testa da 24 anni e, nonostante gli alti e bassi della carriera dei Jalisse, tutti sappiamo chi sono perché, per l'appunto, comunque sia andata è stato un successo.

 

jalisse 2

Quella vittoria è il nostro Oscar a Marisa Tomei per il film Mio cugino Vincenzo: i maligni dicono che ci fu un errore, un complotto, che è stato un terribile falso, ma il successo si costruisce principalmente sulla leggenda e sul pettegolezzo. E i Jalisse sono diventati leggenda. Un paio di giorni fa il duo ha pubblicato sui social il testo del loro venticinquesimo fallimento - che poi fallimento non è, visto che non si parla di altro da giorni sia sui giornali che sui social -.

 

i jalisse

Hanno presentato 25 pezzi per Sanremo, un pezzo all'anno, e sono 25 anni di rifiuti. Di fatto un doppio album di «no, mi dispiace, sarà per il prossimo anno», peccato però che quell'anno non sia mai arrivato. O meglio, non ancora. Francamente non riesco a pensare nulla che più si avvicini alla musica concettuale. Ci vuole coraggio, e tigna, e mestiere per passare la vita a proporre pezzi al Festival che ti ha dato la gloria, ma che adesso non ti vuole più. Un accanimento romantico e per noi terapeutico, o perlomeno, qualcosa di cui parlare.

 

Esiste qualcosa di più immedesimabile del fallimento? Una volta che il sogno della vita si è avverato, cosa rimane se non cercare di replicarlo? Siamo tutti il capitano Achab dietro ad una balena bianca. «Chiamatemi Ismaele», oppure «chiamatemi Jalisse». Raccontare l'assenza è una pratica molto difficile da mettere in atto, ma i Jalisse ogni anno ci fanno sapere che loro ci hanno provato, che purtroppo non ci saranno sul palco dell'Ariston, ma che avrebbero tanto voluto - o dovuto - esserci.

 

jalisse 1

Alimentare il ricordo del proprio successo è un meccanismo estremamente utile al lavoro, e loro non hanno mai smesso di farlo; forse hanno un ritratto in soffitta che scrive i pezzi per Sanremo al posto loro. Hanno pubblicato il testo dell'ultimo pezzo scartato: È proprio quello che ci manca, un titolo forse profetico, forse autoriferito.

 

Parla di «dopoguerra», di «scarpe rotte», di «tavolate di polenta e sugo», di «corse a nascondino», di «genitori stanchi» e «nonni distanti», dei bei tempi andati, e a me sembra ci sia pure un chiasmo. «In questa nostra sfida quotidiana guardo allo specchio io e vedo il sogno mio e non è irraggiungibile» recita il testo, e speriamo tutti che si riferisca alla proposta di un pezzo anche per Sanremo 2023.

I JALISSE OGGI

 

È come un «prossimamente su questi schermi» lungo 25 anni, e sono certa che se parteciperanno ad un altro Festival la loro presenza sarà la vera notizia che arriva dalla Riviera. In un'epoca dove siamo sempre in bilico tra le teche Rai e il futuro, i Jalisse ne rappresentano l'intersezione perfetta.

 

Li sentiamo vicini, ne vorremmo avere la costanza, e anche i ricordi: «Guarda allo specchio adesso tu, prenditi il sogno tuo che non è irraggiungibile». Solo di una cosa abbiamo certezza: che comunque vada la prossima candidatura a Sanremo, sarà un successo, almeno per noi.

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