zeffirelli isotta

“ZEFFIRELLA”, LA CONOSCEVO BENE - PAOLO ISOTTA TORNA A SVELENARE SU FRANCO ZEFFIRELLI: “LE RECCHIE, IN GENERE, TRA LORO SI DETESTANO, SI INVIDIANO E SI COMBATTONO. LUI MI ODIAVA. HO AVUTO LA SVENTURA DI FARE PER QUARANT'ANNI IL CRITICO MUSICALE, E HO ATTACCATO ALCUNE REGIE LIRICHE SUE RISIBILI E DEMAGOGICHE. PER CAPIRE LA SU PERSONALITÀ, LA SUA CATTIVERIA INSIEME COL SUO GENIO, OCCORRE ANDARE AGLI ANNI DELL'INFANZIA E DELL'ADOLESCENZA QUANDO…”

Paolo Isotta per “Libero quotidiano”

 

Paolo Isotta

Per capire la personalità di Franco Zeffirelli, la sua cattiveria insieme col suo genio, occorre andare agli anni dell'infanzia e dell'adolescenza. E senza basarsi sull'autobiografia. Bugiardo com' era, dichiarò a un' amica: «Quella, la scrissi pe' grulli!» Provate a immaginare che cosa significasse, nell' Italietta perbenista anteguerra, nascere figlio illegittimo. Con un padre che non ti vuole riconoscere e una madre che non ti vuole in casa. Poi la madre si convince e subito dopo muore. Lui sbattuto come un sacco di patate da un collegio a una zia: l' unica ch' ebbe umanità verso di lui. Fatevi strada nella vita partendo così da sotto zero. Si sviluppa una cattiveria da volpe: intelligenza, fiuto, capacità di dissimulazione.

franco zeffirelli

 

Per esser grande, dice Machiavelli, occorre essere "golpe e leone". Fu solo volpe, ma questo gli consentì di arrivare in alto a lasciare una grande traccia artistica, insieme con cose di gusto efferato e insincere. Poi viene il rapporto con Luchino Visconti, del quale fu per anni l'"assistente": ossia il convivente, oltre che la cameriera. Visconti tendeva a trattare chiunque come la propria cameriera.

 

Ma in un modo che va spiegato. Noi napoletani, i siciliani all'antica, consideriamo la servitù persone di famiglia: ci assumiamo verso di loro tutto gli obblighi che il patronus ha verso il cliens, persino di tipo affettivo. Per Visconti, gli altri erano cose. Altra piaga immedicabile che ha segnato l'animo di Zeffirelli. Lui era un monello fiorentino; quello un parvenu milanese. Com'è andata a finire?

 

franco zeffirelli nella sua casa museo sull'appia antica 16

In fondo, lo considerano un Visconti dei poveri. Credo che il tempo abbia mostrato che Visconti era un velleitario, un viziato, che ha fatto qualche buona regia teatrale, pochi films degni di sopravvivere, e quasi solo cose ridicole, ridondanti, frutto di un ricco che si credeva Eisenstein e Stanislavskij.

 

TOMASI DI LAMPEDUSA

Di lui oggi si può vedere Il gattopardo, per l'altezza del romanzo scelto (chi sa chi glielo aveva suggerito?), per la grandezza degli attori, e perché si era innamorato a tal punto di Alain Delon da andare di là da se stesso, riuscendo a un bel film. Che però vergognosamente tradisce Lampedusa, cambiando il finale di uno dei grandi romanzi del Novecento, perché non al genio Luchino tale finale non talentava. C'è Senso: quello, sì, si potrà sempre ammirare. Il resto è cenere.

 

Paolo Isotta foto Salvatore Pastore

E quanto a recchie, poi, non ne parliamo. Si fingeva un platonico romantico, si chiavava gli attori senza dar nulla loro per il metus reverentialis che incuteva, da padroncino lombardo che si scopa la dattilografa e, siccome era un misto di comunista e milanese piccolo-borghese, non solo si "velava", ma avrebbe mandato gli altri ricchioni al gulag. Zeffirelli non era un Visconti dei poveri. Era un grandissimo talento.

 

luchino visconti

Aveva fatto la gavetta, e conosceva i meccanismi tecnici della regia cinematografica e teatrale molto meglio di quel superficiale enfant gaté che faceva il comunista dall' alto del suo patrimonio d'industriale e si faceva ridere dietro da tutti per il suo conato di dichiararsi discendente dai Signori di Milano mentre era solo rampollo di contadini arricchitisi per aver venduto il foraggio a Napoleone. Nella sua famiglia, poggiante sulla solida ricchezza della "Carlo Erba", portavano questi nomi propri: Luchino, Verde, Violante, Eriprando A Napoli e Palermo li avrebbero presi a pernacchi per strada. A Milano si prosternavano. L'argent fait tout. Alcune regie di Zeffirelli sono fra i capolavori del teatro di tutti i tempi.

 

franco zeffirelli nella sua casa museo sull'appia antica 17

Quella Bohème della Scala rese palese tutto quanto, nella sua reticenza, Puccini nasconde nel suo capolavoro. Ne fa esplodere gioia e immedicabile dolore. Quel suo Otello, sempre alla Scala, mostra l' incredibile divario fra una meravigliosa Tragedia di Shakespeare e un' Opera ove il vecchio Verdi riesce a indagare lo stesso mistero del Male, inventando il personaggio di Jago che il Bardo di Stratford intuisce senza sviluppare. Quelle due Aide, trionfo mondiale, piene della perversione psicologica che Verdi ha saputo inventare nell' eros inteso solo quale sacrificio, ove il personaggio di Amneris, per la quale l' eros coincide con la volontà di potenza, torreggia.

 

adriana sartogo paolo isotta

E dove, come pochi altri registi, riesce a render plausibile senza farla stucchevole la ricerca archeologica di Verdi, tradotta in musica come in simbolo mitico. L' Aida del 1976 contiene un mio ricordo personale struggente. Sul podio, uno dei giganti della direzione d' orchestra, Thomas Schippers: già malato a morte, costretto a bere di continuo sul podio qualcosa che lo tenesse su. La critica musicale, per cupiditas serviendi verso il clan Abbado, massacrò Schippers come un abusivo.

 

Non avrebbero osato, nonostante tutto, se non fosse stato morente. Zeffirelli gli stette vicino come un fratello. Forse il suo capolavoro fu Antony and Cleopatra di Samuel Barber: prima assoluta, Metropolitan, 1966. Ridusse egli stesso per il grande Maestro la Tragedia di Shakespeare in un poema drammatico in inglese. Non parliamo del suo Shakespeare al cinema. La bisbetica domata, Romeo e Giulietta. Meraviglie che resteranno.

 

franco zeffirelli e luchino visconti

Se si guarda alla rete dei rapporti - Visconti, Barber, Schipers, Menotti, Bonynge (il marito di Joan Sutherland, per la quale diva pure immaginò alcune grandi regie -, etc., si vede ch' è tutto un mondo di recchie. I cretini col complesso di persecuzione dicono sempre della lobby gay. Che fesseria! Le recchie, in genere, tra loro si detestano, si invidiano e si combattono. Fu più convivenza che complicità: a parte la turpe servitù verso Visconti, dalla quale si liberò.

 

LA MIA SVENTURA

Mi odiava. Ho avuto la sventura di fare per quarant' anni il critico musicale, e, con lo sciocco vezzo di dire sempre la mia opinione, ho attaccato alcune regie liriche sue risibili e, soprattutto, demagogiche. Una Traviata all' Opera di Roma durante la quale, nella scena del giuoco del II atto, una proiezione mostrava una Violetta trasfigurata planante con ali d' angelo sulla scena! Era il suo tratto Kitsch. Perché era un retore. Si fingeva cattolico, figuriamoci. Si fingeva un adepto di "Dio-Patria-Famiglia".

 

franco zeffirelli nella sua casa museo sull'appia antica 20

Figuriamoci. Ha fatto il parlamentare per Berlusconi, possedendo tutti i motivi per disprezzarlo: avevano troppi tratti in comune, e Zeffirelli doveva fiutarlo, essendo forse più intelligente di lui: con quella antipatica e malevola intelligenza dei toscani. Infine, e qui c' è da scompisciarsi: se c' era una recchia, ma proprio una recchia, non un omosessuale (termine clinico che peraltro mi spiace), era lui. Lo sapeva qualunque pietra della via. Ma da quando aveva deciso di costruirsi un' immagine perbenista, raccontava panzane del tipo: avrei un' inclinazione spirituale ma, da cattolico, non l' ho mai praticata.

 

zeffirelli con visconti e la callas

Si è fatto i più bei ragazzi italiani, dagli anni Cinquanta in poi, etero e omosessuali, preferibilmente etero, e sposati. Aveva un genere di vita così disinvolto che gli ospiti della sua villa di Positano venivano portati dal cameriere nei negozî: questo celebre Dorino, naturalmente una recchia toscana, gabellava di poter procurare sconti favolosi, faceva pagare i pezzi il doppio e pigliava la stecca dai negozianti. Però tutti (non io) in quella villa sono stati invitati: era ospite generosissimo.

 

franco zeffirelli

L'ultima volta che parlò di me, dichiarò al "Messaggero": «Isotta è un cretino». Che peccato sia stato tanto ipocrita. Inutilmente. In questo, vedo un tratto di schizofrenia. Come vedo un tratto di psicopatia il suo aver affidato la sua Fondazione in mani non degne. Era falso, era cattivo (e anche molto buono), era intelligente (anche se faceva il cretino). Tutte le parti negative scompaiono con la sua vita. Ci resta il genio.

 

“SE C'ERA UNA RECCHIA, MA PROPRIO UNA RECCHIA, NON UN OMOSESSUALE, ERA LUI” - LA SVELENATA DI PAOLO ISOTTA SU FRANCO ZEFFIRELLI: “SI È FATTO I PIÙ BEI RAGAZZI ITALIANI, DAGLI ANNI '50 IN POI, ETERO E OMOSESSUALI, PREFERIBILMENTE ETERO, E SPOSATI” - “ERA UN RETORE, SI FINGEVA CATTOLICO. HA FATTO IL PARLAMENTARE PER BERLUSCONI, DISPREZZANDOLO. E’ STATO TANTO IPOCRITA. FALSO, CATTIVO. ERA INTELLIGENTE: ANCHE SE FACEVA IL "CRETINO". GLI OSPITI DELLA SUA VILLA DI POSITANO VENIVANO PORTATI DAL CAMERIERE DORINO NEI NEGOZÎ: COSTUI GABELLAVA DI PROCURARE SCONTI FAVOLOSI E..."

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/ldquo-se-39-era-recchia-ma-proprio-recchia-non-omosessuale-206124.htm

federico fellini franco zeffirellizeffirelli

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…