MOANA TRA NOI - LA PORNODIVA È LA PROTAGONISTA IMMAGINARIA DI “SETTIMO SENSO”, IL TESTO DI RUGGERO CAPPUCCIO INTERPRETATO DA EURIDICE AXEN - UN DIALOGO PEPATO TRA UN MORBOSO CRONISTA E UNA BELLISSIMA DONNA - ARCHEO: L’INTERVISTA DI DAGO A MOANA POZZI DEL 1993: “LA GENTE VIVE MALE LA PROPRIA SESSUALITÀ. LA VERA PERVERSIONE È LA ROUTINE...” - FOTO VIETATE AI MINORI...

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1. COME VIVERE, MALE, DA VENT’ANNI SENZA MOANA POZZI - INTERVISTATA DA DAGO (1993) 2. “LA GENTE VIVE MALE LA PROPRIA SESSUALITÀ. LA VERA PERVERSIONE È LA ROUTINE, L’ABBRUTIMENTO NEL LAVORO QUOTIDIANO. LA PORNOGRAFIA INVECE ESALTA IL LATO OSCURO DEL DESIDERIO. IL SESSO È ANCHE NERO, CONTORTO; NON È SEMPRE UNA COSA SOLARE, GIOIOSA. A ME PIACE L’OSCENITÀ; MI ANNOIA INVECE LA VOLGARITÀ, CHE È CATTIVO GUSTO E BASTA. L’OSCENO È “IL” SUBLIME. MA È DIFFICILE TROVARE UNA PERSONA CAPACE DI OSCENITÀ” 3. “BASTA VEDERE QUANTO È GRETTO IL PUBBLICO CHE VIENE A VEDERE I MIEI SPETTACOLI. IERI SERA HO FATTO UNO SHOW A FERRARA DAVANTI A UNA PLATEA CHE POTEVA ESSERE DI DUECENTO ANNI FA: TI GUARDANO COME UN MARZIANO, NON CAPISCONO NULLA DI QUELLO CHE FAI: VIVONO IL SESSO COME UN FATTO BESTIALE, SENZA ANIMA, SENZA CUORE…”

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/come-vivere-male-senza-moana-pozzi-intervistata-dago-1993-84078.htm

 

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IL SENSO DI MOANA PER LA LIBERTÀ

Livia Grossi per il “Corriere della Sera”

 

Sarà «davvero Moana Pozzi la donna con cui sto parlando? Le assomiglia troppo per non essere lei! Ma no che dico, è impossibile che una pornostar sia in grado di fare un'analisi così acuta su potere, politica e arrivismo». Sono questi i pensieri che quella notte scuotono la mente del giornalista alla caccia del suo articolo-rivelazione sulla misteriosa morte dell'attrice. È questo il nodo centrale di Settimo senso , il monologo di Ruggero Cappuccio interpretato da Euridice Axen.

 

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Un dialogo immaginario tra un morboso cronista e una bellissima donna che lo spiazza con le sue armi più affilate, intelligenza e seduzione. Una sfida all'ultimo sangue dal finale sospeso che costringerà l'uomo a scegliere: corteggiare quell'affascinante creatura o tradirla con uno scoop. Per indagare sull'universo femminile e sui limiti di chi lo osserva e lo giudica Cappuccio firma un testo dove dubbi e sensazioni contrastanti sono al centro della scena.

 

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A dirigerlo una regista da anni al suo fianco, Nadia Baldi. «Mi sono sempre occupata di temi urgenti che riflettono su costrizioni famigliari e sociali - afferma l'artista -, qui si esplora il paradigma della donna oggetto ragionando tra identità, media e stereotipi. Un'ottima occasione per analizzare lo sguardo maschile e le sue storture». Alla base dell'opera dunque la feroce strumentalizzazione dell'immagine femminile, ma anche la capacità di irretire e conquistare l'uomo in poche mosse.

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Per sottolineare la finezza intellettiva e l'irresistibile charme della protagonista, Nadia Baldi sceglie di avvolgere la sua Moana in un imponente costume-scenografia, lo strumento ideale per passare velocemente dal ruolo di icona sexy a gelida donna dalla lucidità spiazzante, implacabile nell'affondare la lama sulle questioni più scomode. «Sul palco la nostra eroina appare come una visione, da un parte è il simbolo della donna-merce, dall'altro una sorta di Madonna, un Cristo sulla croce, emblema di una provocatoria beatificazione».

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Con un linguaggio poetico in cui «alto» e «basso» si alternano creando una comunicazione diretta ed emozionale, in scena un testo in cui le diverse sfaccettature dell'universo femminile scatenano sensibili riflessioni: «Negli anni 80 e 90 quando Moana era una diva all'apice della sua notorietà ero molto giovane - dice la regista - ma ricordo bene quanto era forte la sua immagine di donna libera, capace di essere tutto ciò che desidera. L'ho sempre considerata una pornostar evoluta che ha saputo vivere la sua professione senza mai tradire se stessa e ciò che sentiva. La sua esperienza di vita credo che ancora oggi abbia molto da insegnare.

 

EVA ROBINS E MOANA POZZI EVA ROBINS E MOANA POZZI

Nel mondo del lavoro quando ci confrontiamo con il pianeta maschile tutte noi sappiamo quanto sia necessario dimostrare sempre una volta in più le nostre capacità. Questo spettacolo vuole essere anche questo, un manifesto sulla libertà individuale delle donne, ma anche una riflessione su tutti gli assurdi tabù che ancora oggi vivono nel nostro tempo, dal razzismo alle discriminazioni di ogni tipo».

 

Infine in un Festival dove il tema centrale è la Paura e il Coraggio, sveliamo il significato di quel Settimo senso che dà il titolo allo spettacolo: «Si riferisce a una capacità altra rispetto ai cinque sensi che tutti noi conosciamo, qui si parla di sincronia, empatia e soprattutto di sensazioni, l'unico vero linguaggio che abbiamo per comunicare».

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