milva

È MORTA MILVA: LA “PANTERA DI GORO” AVEVA 82 ANNI E SI È SPENTA IERI NELLA SUA CASA DI MILANO, DOVE VIVEVA CON LA SEGRETARIA EDITH E LA FIGLIA MARTINA CORGNATI. IL 26 MARZO SI ERA VACCINATA CONTRO IL CORONAVIRUS – CANTANTE, ATTRICE, INTERPRETE ENGAGÉ DI BELLA CIAO MA ANCHE STELLA POP A SANREMO – L’INTERVISTA PER GLI 80 ANNI: “IL PALCO MI MANCA SEMPRE E MAI. FRA I SOGNI, QUALCHE VOLTA È UN INCUBO MA ANCHE UN BISOGNO E UNA MISSIONE CHE, A MIO MODO, CREDO DI AVER COMPIUTO. I PREGI DELLA VECCHIAIA SONO DAVVERO POCHI. MI SENTO SEMPRE IN BILICO, INDECISA SU TUTTO…”  – VIDEO

 

 

 

È morta Milva, la "Rossa" della canzone d'autore

Anna Bandettini per www.repubblica.it

maurizio corgnati, milva e fausto cigliano

 

Nel 2010 sulla sua pagina Facebook aveva scritto una lettera bella e commovente. "Dopo cinquantadue anni di ininterrotta attività, migliaia di concerti e spettacoli teatrali sui palcoscenici di una buona metà del pianeta, dopo un centinaio di album incisi in almeno sette lingue diverse, ho deciso di mettere un punto fermo alla mia carriera (...) che credo grande e unica, non solo come cantante ma come attrice ed esecutrice musicale e teatrale (....). Ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro".

 

milva

A undici anni da quel saluto, Milva ha dato addio alla vita. La "Rossa", come la sua famosa fulgida chioma di capelli ramati, è morta a 82 anni: da un po' aveva perso la coscienza del tempo e della memoria, viveva nella casa di via Serbelloni, pieno centro di Milano, con la fida segretaria Edith e l'affetto incondizionato della figlia, Martina Corgnati, critica d'arte.

 

Con Mina e Ornella Vanoni, è stata protagonista della musica italiana dagli anni Sessanta, ma, più irrequieta e volitiva delle colleghe, Milva ha saputo cambiare e trasformarsi, usando curiosità, bravura, versatilità per costruire una carriera unica, lunga oltre mezzo secolo, 173 album e lanciata in più direzioni, talvolta anche opposte: cantante ma anche attrice, pop a Sanremo, dove fu in gara per quindici volte - senza mai vincere (e le scaramucce non sono mancate)-; engagé come interprete dei canti della Resistenza, di Bella ciao, delle Canzoni del tabarin e dei Canti della libertà; protagonista alla Deutsche Oper di Berlino con I sette peccati capitali di Brecht e Weill e conduttrice di Al Paradise il varietà del sabato sera, fino a diventare la sofisticata interprete prediletta di autori, registi e compositori come Giorgio Strehler e Astor Piazzolla, Franco Battiato e Vangelis, Luciano Berio ed Ennio Morricone.

 

 

milva Giorgio Strehler

Maria Ilva Biolcati era nata a Goro (e la "pantera di Goro" è stato a lungo il su nomignolo), il 17 luglio del 1939. "A 7 anni insistevano con mia madre di farmi cantare, lei minimizzava", ricorderà. Giovanissima, nel 61, ventiduenne timida e naif, magra e longilinea come è sempre rimasta, dotata di una estensione vocale straordinaria, approda al festival di Sanremo, dove si qualifica terza con Il mare nel cassetto.

 

premio a milva sanremo

Quello stesso anno debutta nel cinema (La bellezza d'Ippolita accanto a Gina Lollobrigida) e sposa Maurizio Corgnati regista televisivo, intellettuale, parecchio più anziano ("mi sentivo la sua bambina"), un pigmalione che avrà su Milva una influenza importante, come non accadrà, dopo la separazione, con altri compagni, gli attori Mario Piave e Luigi Pistilli, il filosofo Massimo Gallerani.

 

milva_malgioglio

Ha già assimilato ricchezze e successo - nel '62 era approdata all'Olimpia di Parigi - quando nel 1965 Paolo Grassi invita Milva al Piccolo a interpretare i Canti della Libertà, il primo passo di un trentennale sodalizio con Giorgio Strehler che con lei farà Io, Bertolt Brecht e poi la dirigerà in Milva canta Bertolt Brecht e in Io, Bertolt Brecht N°2 con Tino Carraro. "Strehler amava la mia umiltà. A lui devo tutto quello che so, così come a Maurizio Corgnati: mi hanno insegnato tanto e mi mancano molto", dirà.

 

Strehler fa di Milva una delle più accreditate interpreti del repertorio brechtiano, in Italia e perfino in Germania, e la sceglierà come indimenticabile Jenny delle Spelonche nell'edizione del '73 dell'Opera da tre soldi accanto a Domenico Modugno, che indossava i panni di Mackie Messer.

 

MILVA

 

La voce, la capacità di adeguarsi a qualsiasi genere di musica, la facilità a parlare lingue straniere fanno il resto: Milva diventa una delle grandi interpreti della musica colta e d'autore. Incanta il pubblico tedesco con i Lieder (riceverà la prestigiosa Onorificenza di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania), affascina anche i francesi con la versione italiana di Milord di Edith Piaf, entra nelle hit parade con La filanda dal repertorio di Amalia Rodrigues, diventa la voce preferita di Mikis Theodorakis, senza contare le incursioni nella musica colta d'avanguardia, come quando alla Piccola Scala di Milano, interpreta il Diario dell'assassinata di Gino Negri e alla Scala La vera storia, di Luciano Berio, tratta da Calvino, con esiti trionfali tanto che replicò all'Opéra di Parigi, al Maggio Fiorentino, all'Opera di Amsterdam.

 

milva pino donaggio

Dagli anni Ottanta prolificano le collaborazioni importanti: con un grande regista come Peter Brook (tra gli esiti c'è El tango poi curato da Filippo Crivelli), con Astor Piazzolla, Franco Battiato (gli album Milva e dintorni con la bellissima Alexanderplatz, Svegliando l'amante che dorme e l'ultimo del 2010 Non conosco nessun Patrizio), Vangelis (Dicono di me), canta Luigi Tenco, Fiorenzo Carpi, Fabrizio De André, Alda Merini, Enzo Jannacci che la avvicinò al suo surreale mondo con l'album La Rossa. Tra gli ultimi impegni il teatro: La Variante di Lüneburg dal libro di Paolo Maurensig e a Vienna Der Besuch der alten Dame (La visita della vecchia signora) di Durrenmatt dove recita nientemeno che in lingua tedesca.

CRISTIANO MALGIOGLIO E MILVA

 

Infine, nel 2018 il Festival di Sanremo di Claudio Baglioni le assegna il premio alla carriera e nel ringraziamento letto dalla figlia Martina sul palco dell'Ariston, Milva si rivolge ai giovani: "La musica spazza via la polvere dalla vita e dall'anima degli uomini. Ma perché questo accada bisogna studiare e attingere dal passato". E il "passato" che Milva lascia è nel segno del coraggio, di quando cantava, prima che si parlasse dei femminicidi, la femminilità negata in Sono felice o Uomini addosso, un grido contro la violenza contro le donne.

 

Gli 80 anni di Milva. Intervista

Mario Luzzatto Fegiz per il “Corriere della Sera” (da www.cinquantamila.it)

 

Ilva Biolcati, in arte Milva, compie oggi 80 anni. Assieme a Mina e Ornella Vanoni è una delle più grandi cantanti italiane. Per estensione vocale, per varietà di repertorio e per un intrinseco talento. Stupiva la sua capacità di incantare il pubblico tedesco con i Lied cantati in lingua originale. Lucida, disturbata da due fratture del femore, esce poco.

 

MILVA

Milva, nata a Goro, un paesino del delta padano, (da cui l’attributo «La pantera di Goro») è stata tra i protagonisti di Sanremo e di importanti palcoscenici nel mondo. A Milano era la beniamina di Paolo Grassi e Giorgio Strehler, ma anche la preferita della sinistra italiana e internazionale: amica di Teodorakis, di Luciano Berio, interprete brechtiana per eccellenza. Ha avuto onorificenze in Francia, in Germania e in Italia. Raiuno la celebra stasera a Techetecheté, Goro la festeggia sabato 20. Per i suoi 80 anni Milva ha concesso un’intervista al Corriere, aiutata dalla figlia Martina e da Edith, la sua assistente.

 

Ha appena acceso una sigaretta. Irriducibile?

«Mi dà piacere fumare».

 

A parte il fumo che cosa le dà ancora emozioni?

MILVA

«Fumare non è un’emozione, è solo un piacere, un piccolo vizio se vuole. Trovo delle emozioni nella musica, in un’opera d’arte, nell’affetto profondo dei miei familiari e nelle persone che mi sono vicine, nei tortellini come li faceva mia madre… e nel dormire bene».

 

Quali figure sono state determinanti per la sua vita artistica?

«Parecchie ma in fondo non moltissime: mio marito, Maurizio Corgnati; il regista Giorgio Strehler; Astor Piazzolla e, per altri versi, Franco Battiato, Enzo Jannacci e Luciano Berio. Un’altra persona alla quale devo molto è Klaus Ebert, il mio primo produttore discografico in Germania e alcuni altri».

 

Chi è stato fondamentale nella sua vita privata?

MILVA

«Mia mamma Noemi (mi ricordo di lei tutti i giorni e la sua presenza mi manca ancora); Madre Giannina: ero una bambina nel periodo che ho passato a Bassano del Grappa in collegio dalle suore Canossiane; Madre Teresa che mi ha insegnato a suonare l’organo e il pianoforte; mia sorella Luciana che è sempre stata con me soprattutto agli inizi della mia carriera; mio marito Maurizio; mia figlia Martina... forse non è stato facile quando lei era piccola ma siamo sempre state profondamente unite; Massimo Gallerani, con cui ho avuto una lunga storia, importante; e la mia assistente Edith Meier, alla quale sono molto legata».

Come è riuscita a cantare i «lied» meglio dei tedeschi?

«Non lo so, non so se sia meglio… l’ho fatto a mio modo, con un calore e un coinvolgimento che a me era indispensabile e che forse era diverso».

milva

 

Le manca il palcoscenico?

«Sempre e mai. Fra i sogni, qualche volta è un incubo ma anche un bisogno e una missione che, a mio modo, credo di aver compiuto».

 

Come ha visto cambiare negli anni in teatro e la canzone italiana?

«È cambiata, ma non saprei dire con esattezza in che modo. Penso che oggi come allora ci siano dei grandi talenti. Dei giovani mi piace Francesco Gabbani che riesce ancora a divertirmi, Laura Pausini e pochi altri».

 

Lei è stata attrice e cantante molto versatile, da Battiato a Strehler. Ma c’è qualcosa che ha prevalso nei suoi gusti personali?

«Sono lusingata di aver collaborato con grandi personaggi e uomini di cultura come Strehler o Werner Herzog … però io ho sempre fatto quello che mi piaceva, che mi sembrava importante e, comunque, nel mio gusto. La buona musica mi ha sempre raggiunta nel più profondo dell’anima e ho cercato di renderle giustizia con la mia voce. Interpretare è amare».

 

Guarda la tv?

MILVA

«Guardo poco la televisione, soprattutto dei buoni film ma anche tanti documentari su luoghi che magari ho attraversato senza vederli davvero. E poi arte, tanta arte».

Un consiglio alle nuove generazioni...

«Rischiare, essere ambiziosi, andare fino in fondo. Come il messaggio che ho voluto mia figlia portasse a Sanremo: “Gli artisti spazzano via la polvere dalla vita degli uomini ma perché questo accada l’arte deve essere continua ricerca. Bisogna studiare, attingere dal passato e modellare il sentimento, le emozioni e il gusto del presente».

 

Che cosa significa per lei la vecchiaia?

«I pregi, a dire il vero, sono davvero pochi. Ma forse c’è più tempo per ricreare equilibri, fare valutazioni, assaporare il vissuto, arrivare a una saggezza».

milva e massimo gallerani

 

Come si sente?

«Sempre in bilico, indecisa su tutto, come 60 anni fa, quando iniziai la mia carriera. Sono onorata che Goro, il paese dove sono nata, il 20 luglio dedicherà a me una giornata con degli artisti locali».

 

Rimpianti?

«Keine Stunde, tut mir Leid. È il titolo di un mio cavallo di battaglia (di Peter Maffay e Burkhard Brozat), l’ho cantato tantissime volte in Germania… Vuol dire: “Nemmeno un’ora rimpiango”».

milvaluigi pistilli e milvaMilva Giorgio Strehlermaurizio corgnati e milvaMILVA milva

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