michieletto salome

 “L’OPERA ELITARIA NON MI PIACE AFFATTO” – DAMIANO MICHIELETTO DEBUTTA IL 14 ALLA SCALA CON LA " SALOME" PRONTA NEL 2020 MA FERMATA DALLA PANDEMIA - LA LIRICA DEVE CONQUISTARE UN'ACCESSIBILITÀ DIFFUSA, COMUNICARE SENTIMENTI CHE INTRECCIANO GLI ESSERI UMANI E HA GLI STRUMENTI PER ESSERE POPOLARE - HO TRATTATO SALOME COME UNA TRAGEDIA GRECA, NEL SEGNO DELL'ASTRAZIONE. LA DANZA DEI SETTE VELI È UN VOLO ALL'INDIETRO NELL'INCUBO CHE SALOME HA VISSUTO DA PICCOLA

Leonetta Bentivoglio per Robinson – la Repubblica

 

michieletto

Damiano Michieletto è un campione senza confronti nel suo territorio.

Affrontando messe in scena operistiche, il regista veneziano (1975) accende la miccia dell'attualità mentre maneggia titoli tradizionali. Esplora i meccanismi psicologici dei melodrammi più famosi rendendoli moderni e incandescenti. Lancia messaggi remoti in dimensioni che ci sono familiari.

 

«L'opera elitaria non mi piace affatto», spiega durante un incontro in un caffè, tra una prova e l'altra, e ha esattamente la bellezza pallida e romantica che ci aspetta da un artista infiammato dalla propria vocazione. «La lirica deve conquistare un'accessibilità diffusa e ha gli strumenti per essere popolare». È persuaso che sia un'arte toccante per chiunque, al di là dei livelli sociali e culturali, e che abbia in sé la facoltà di «comunicare sentimenti che intrecciano gli esseri umani».

 

Sta nella rigenerazione del già noto la chiave del suo successo.

michieletto salome

Monta spettacoli nei maggiori teatri del pianeta, come la Scala di Milano, dov' è in arrivo la sua Salome, opera del 1905 seduttiva e feroce. Fu composta musicalmente da Richard Strauss a partire dal dramma di Oscar Wilde, autore di un geniale testo invischiante, colmo di un eros fatidico e perverso.

 

Questa regia era programmata alla Scala nel marzo 2020, ma poco prima del debutto il teatro chiuse i battenti per la pandemia. Un anno dopo fu allestita sulla scena ma senza spettatori e solo per essere trasmessa da Rai Cultura su Rai 5. Adesso giunge per la prima volta davanti al pubblico, con revisioni rispetto all'edizione andata in onda nel '21. Dal 14 al 31 gennaio ci saranno sei rappresentazioni. Si alternano sul podio i maestri Axel Kober e Michael Güttler.

 

michieletto salome

Protagonista poderosa è il soprano di origine lituana Vida Mikneviit. «Salome è orfana del padre ucciso dalla madre Erodiade, risposatasi col cognato, come in Amleto », osserva Michieletto.

 

«Erode brama la fanciulla e ne ha abusato. Al posto del fantasma shakesperiano, qui emerge da zone profonde la voce di Giovanni Battista, che porta alla luce i trascorsi di una famiglia malata, orribilmente disfunzionale».

 

Di solito le regie di "Salome" tendono a ritrarre l'eroina come una Lolita ammiccante, complice del suo carnefice.

«Ma no. È un'adolescente predata che diventa via via consapevole dei crimini commessi dalla madre e dallo zio-patrigno. Scoperchia il passato anche concretamente. Lo spazio dov' era stato rinchiuso suo padre è la stessa cisterna in cui è stato gettato il profeta Jochanaan.

 

Lungo l'azione Salome compie un rivelatorio viaggio psicoanalitico che, conducendola a fronteggiare l'accaduto, la fa impazzire. La sua distruzione è esplicita, fisica. Resta al suolo, sporca di terra e sangue, coi capelli strappati, e si butta nella tomba».

 

michieletto salome

Come ha ideato la mitica danza dei sette veli? Nel suo spettacolo perde la valenza di un gioco incantatorio?

«Decisamente sì. È un volo all'indietro nell'incubo che Salome ha vissuto da piccola. La danza inizia con una bambina e riflette la presa di coscienza di quanto le è stato inferto. Gli Erodi si moltiplicano in diverse incarnazioni del personaggio, come se si stesse amplificando la violenza subìta. I sette veli sono aspetti sessuali: sono l'infanzia devastata di Salome, che proietta su Jochanaan il suo bisogno di protezione paterna. Con gesto incestuoso si bagna nel suo sangue. Baciare quella testa, per lei, significa regredire verso una purezza infantile che le è stata negata».

 

Può indicare le differenze con la regia ripresa dalla tivù nel 2021?

«Oggi cambiano molte cose nell'organizzazione dei movimenti degli interpreti poiché i cantanti in quel periodo non potevano toccarsi. Inoltre avevo dovuto rinunciare all'uso del fuoco, che invece ora avvolge la scomparsa del profeta. Ho anche rimesso mano al finale, che sarà più sviluppato in senso macabro».

michieletto salomè

 

Qual è l'ambientazione?

«Ho trattato Salome come una tragedia greca, nel segno dell'astrazione. La scenografia di Paolo Fantin è atemporale. Una stanza bianca è la metafora del sepolcro, voragine pronta a spalancarsi. Incombe dall'alto un'enorme sfera scura, una gigantesca luna malefica».

 

Come vede in generale la situazione della lirica?

«Va stimolata in una direzione innovativa. Sogno che ci siano più proposte contemporanee. La lirica è soffocata dal repertorio e i teatri, che dovrebbero avere una forte strategia produttiva, non fanno che celebrare i musicisti del passato. È necessario presentare novità che raccontino la nostra epoca e sperimentino linguaggi inediti, restituendo libertà all'immaginazione.

 

La critica musicale è condizionata da paletti linguistici che terrorizzano i compositori, i quali, per compiacerla, creano musiche criptiche».

DAMIANO MICHIELETTO - I BOZZETTI PER LA SALOME

 

A proposito di questo tema: il 3 marzo debutterà in prima mondiale ad Amsterdam l'opera "Animal Farm", tratta dal libro di George Orwell.

 

Lei è stato il motore del progetto e firma la regia. «È nata una coproduzione che include anche Vienna, Palermo e Helsinki. La musica del russo Alexander Raskatov è intensamente espressiva e materica. L'opera si svolge in un macello dove gli animali sono destinati alla morte. Simboleggia i luoghi in cui l'umanità è stata, ed è tuttora, brutalizzata e massacrata. Insorge la rivolta ma i fautori della rivoluzione, cioè i maiali, divengono i nuovi macellai, impossessandosi del potere. In Orwell l'allegoria dei sistemi di controllo che ci opprimono è magistrale».

DAMIANO MICHIELETTO 33

 

Ultimi Dagoreport

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

FLASH! – OLTRE AL SILURAMENTO DI FEDERICO FRENI ALLA GUIDA DELLA CONSOB (CERCASI UN TECNICO), NEL TURBOLENTO VERTICE DI MAGGIORANZA DI IERI NON POTEVA MANCARE IL CASO VANNACCI - IN TEMPI DI CRUCIALI E DEMENTI TRUMPATE GEOPOLITICHE, MELONI HA MESSO ALLE STRETTE SALVINI: O IL TUO VICE SEGRETARIO CON LE STELLETTE AL CONTRARIO SI DA’ UNA REGOLATA E LA FINISCE DI SPARARE CAZZATE (L’ULTIMA: L’INVITO ALL’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA) OPPURE, CARO MATTEO, LO DEVI ESPELLERE DALLA LEGA – IL BARCOLLANTE LEADER DEL CARROCCIO L’HA RASSICURATA: “NON SARÀ UN PROBLEMA” (MA NESSUNO CI CREDE…)

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…

antonio di pietro raul gardini

FLASH – PERCHÉ TONINO DI PIETRO HA ASPETTATO 33 ANNI PER RIVELARE LA VERITÀ SULLA PISTOLA RITROVATA LONTANO DAL CADAVERE DI RAUL GARDINI IL 23 LUGLIO 1993? SOLO ORA, IN UN’INTERVISTA AD ALDO CAZZULLO CHE ANDRÀ IN ONDA DOMANI SU LA7, DURANTE “UNA GIORNATA PARTICOLARE”, DI PIETRO AMMETTE: “L’HO PRESA IO STESSO CON IL FAZZOLETTO QUANDO SONO ARRIVATO E ABBIAMO PRESO ATTO CHE SI ERA UCCISO”. POI PRECISA: “NON FUI IO IL PRIMO A INTERVENIRE, MA L’EX MAGGIORDOMO”. NON CAMBIA IL SUCCO DEL DISCORSO: PERCHÉ NE PARLA PUBBLICAMENTE SOLO ADESSO, DOPO TRE DECENNI IN CUI SI È SUSSEGUITO OGNI TIPO DI IPOTESI SU QUELLA PISTOLA…

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI BATTERÀ I TACCHI E ANDRÀ ALLA KERMESSE LEGHISTA “IDEE IN MOVIMENTO”, DAL 23 AL 25 GENNAIO A ROCCARASO? PER L'ADNKRONOS, IL GENERALE NON CI SARA' MA I RUMORS SOSTENGONO CHE IL GENERALE E SALVINI AVRANNO UN FACCIA A FACCIA, PROPRIO IN ABRUZZO - IL MILITARE ABBASSERÀ I TONI, RIALLINEANDOSI ALLA VECCHIA BASE LEGHISTA, O SALUTERÀ INAUGURANDO UN PARTITO SUO? - UNA FORMAZIONE “VANNACCIANA” POTREBBE VALERE TRA IL 2-3%. POCHINO MA IN GRADO DI ROMPERE LE UOVA ALLA LEGA E AL CENTRODESTRA...