OGNI SGARBONE È BELLO A PAPÀ SUO! - IL PADRE DI SGARBI, CHE A 93 ANNI HA PUBBLICATO LE SUE MEMORIE, ESCLUSO DALLA FINALE DEL CAMPIELLO. E IL FIGLIO: “SONO DEGLI INCAPACI E MAFIOSI!” - E CHIEDE A MAURO CORONA DI LASCIARGLI IL POSTO!

Sergio Frigo per “Il Gazzettino
 
Se non fosse stata già una votazione difficile, quella di ieri mattina per la selezione dei finalisti del Campiello a Padova, ci si è messo Vittorio Sgarbi in serata ad animarla, con una dura polemica contro il Premio per l’esclusione del libro del padre, esordiente a 93 anni con "Lungo l’argine del tempo" (Skira).
 
     Era bastata una sola votazione per individuare i primi tre finalisti (Michele Mari, con 8 voti, Mauro Corona e Giorgio Fontana, con 6), e una seconda per scegliere la quarta, Fausta Garavini; ma poi ce n’erano volute ben altre 4 per selezionare l’ultimo, Giorgio Falco, che solo dopo un serratissimo confronto fra i giurati era riuscito a prevalere su Sgarbi senior (con Luciana Capretti a fare da terzo incomodo).
 
Un esito che ha visto sconfitta e piuttosto contrariata la presidente della giuria Monica Guerritore, che puntava moltissimo proprio su "Tevere", della Capretti, e su "Rinuncio", di Davide Brullo, di cui si è spinta a leggere un brano sul momento in cui Papa Ratzinger decide di dimettersi.
 
     Mari va in finale con "Roderick Duddle" (Einaudi, ben 496 pagine), vicenda avventurosa di un ragazzino solo al mondo ma possessore di un medaglione di enorme valore che scatena la cupidigia di molti, che «richiama Dickens e Stevenson filtrati attraverso la lettura di Manganelli», come ha commentato il giurato Salvatore Silvano Negro.
 
Mauro Corona conquista dopo tanti tentativi la finale del Campiello con "La voce degli uomini freddi" (Mondadori), una favola gotica sulla tragedia del Vajont, ma più in generale sulla cupidigia che spinge alcuni uomini ad appropriarsi di risorse naturali che, come l’acqua, dovrebbero essere di tutti. «Sono senza parole - ha commentato lo scrittore - un ertano alla finale del Campiello, questo è il riscatto di una vita intera. L’emozione è grande, a settembre ci sarà da divertirsi».
 
     "Morte di un uomo felice" di Giorgio Fontana (Sellerio) è invece un racconto sul terrorismo e insieme una serrata riflessione sulle motivazioni e le inquietudini di un giovane magistrato alle prese con l’inchiesta sull’assassinio di un politico ma anche con una indagine personale sulla figura del padre, martire della Resistenza. «Che questo libro sia stato scritto da un narratore nato nel 1981, lo stesso anno in cui il suo protagonista viene assassinato, è per me fonte di consolazione», ha scritto Benedetta Tobagi.
 
     Fausta Garavini arriva in finale sulla scorta della ricostruzione, in "Le vite di Monsù Desiderio" (Bompiani), «della storia di un artista disperato attraverso un sapiente intreccio di documentazione e arte narrativa» (Nicoletta Maraschio), ma anche di un luogo (Napoli) e di un momento storico, il ’600 del Barocco, gravidi di umori e stimoli.
 
     Come si è detto, la scelta del 5. finalista è stata combattutissima: Giorgio Falco l’ha spuntata con "La gemella H" (ancora Einaudi) che si immerge nel male del nazismo attraversando la quotidianità affettuosa di una famiglia tedesca trasferita sulla riviera romagnola, per rimuovere nel benessere l’ingombrante passato del capofamiglia. A contendergli il posto è stato il sorprendente esordio narrativo di Giuseppe Sgarbi che se non altro «per la leggerezza con cui è sopravvissuto a tanta famiglia» (Daverio) avrebbe meritato la finale.
 
     È stata la stessa Guerritore a rivelare che Sgarbi è stato danneggiato dal fatto di essere stato indicato, nell’incontro preparatorio di venerdì, per il Premio Opera prima, che successivamente è stato assegnato invece a Stefano Valenti con "La fabbrica del panico" (Feltrinelli), storia familiare raccontata con «stile asciutto e tagliente - come ha scritto la giuria - che diventa corale di fronte alla malattia e alla morte per amianto». Finito fuori dalla rosa dei pre-selezionati, a Sgarbi non è riuscito il recupero nonostante il sostegno di Daverio, Nigro («il romanzo più giovane»), Paccagnini e Calimani.
 
     Un esito che non è piaciuto per niente al figlio Vittorio, che in serata ha sparato ad alzo zero come suo solito: «Sono indignato - ha detto - ma non perchè hanno escluso mio padre, ma perchè hanno perso l’occasione di far parlare di un premio che di suo è morto, e di fare un omaggio a uno dei fondatori, Gian Antonio Cibotto: cosa c’era di meglio che premiare un esordiente ultranovantenne piuttosto che il solito trentenne (in realtà Valenti di anni ne ha 50, ndr)? E cosa di meglio che fare un omaggio a Cibotto, dando spazio a un suo amico, che parla come lui del Po e della vita che gli scorre intorno? Così rinnegano le loro origini, sono degli incapaci. E tutto per far passare due libri Einaudi, una prova della loro mafiosità».
 
Ce n’è per la giurata Patrizia Re Rebaudengo, a cui «piacciono solo cose schifose anche nell’arte» (omissis), ma ce n’è soprattutto per il premio, su cui Sgarbi promette un vero e proprio «bombardamento», già avviato ieri sera in tv . Non solo: «Ho anche chiesto a Mauro Corona - rivela - di ritirarsi per lasciare posto a mio padre. Vedremo».
 giuseppe Sgarbi giuseppe Sgarbi Giuseppe e Rina Sgarbiimage Giuseppe e Rina Sgarbiimage Giuseppe Sgarbi image Giuseppe Sgarbi image ELISABETTA SGARBI ELISABETTA SGARBI MAURO CORONA MAURO CORONA Vittorio Sgarbi Vittorio Sgarbi monica guerritore nuda a 50 per Vanity Fairmonica guerritore nuda a 50 per Vanity FairMAURO CORONA MAURO CORONA Vittorio Sgarbi e Massimo Bray Vittorio Sgarbi e Massimo Bray

Ultimi Dagoreport

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…

giuseppe conte pd nazareno

DAGOREPORT – TRA UNA "SORA GIORGIA" DIVENTATA DI COLPO "SÒLA GIORGIA" PER UN ELETTORATO CON LE TASCHE SEMPRE PIÙ VUOTE E UNA "SINISTR-ELLY" SEMPRE PIÙ IN MODALITA' SFOLLA-CONSENSO, IL CIUFFO DI GIUSEPPE CONTE NON RISCHIA PIÙ DI AMMOSCIARSI - ANZI, C'E' CHI SCOMMETTE CHE L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' PUNTI A UN IMMAGINIFICO COLPO GROSSO: IN CASO DI VITTORIA  ALLE PRIMARIE APERTE DEL CAMPOLARGO PER SFIDARE NEL 2027 LA MELONA AZZOPPATA, SI VOCIFERA CHE PEPPINIELLO SAREBBE PRONTO A PROPORRE UNA FUSIONE TRA PD E M5S PER DAR VITA A UN "PARTITO PROGRESSISTA" - UNA SORTA DI RIEDIZIONE, MA DA SINISTRA, DELL'ACCOPPIATA DS-MARGHERITA (2007) - UN FANTASCENARIO CHE NON DISPIACEREBBE ALLA FRONDA ANTI-ELLY DEL PD (IDEOLOGO BETTINI) NE' AGLI EX GRILLINI ORMAI "CONTIZZATI" CON POCHETTE...