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"NOMINIAMO CARLO VERDONE COMMISSARIO STRAORDINARIO PER IL CORONAVIRUS" – IL MARCHESE FULVIO ABBATE INVITA AD AFFIDARSI ALL’ATTORE-REGISTA "RICONOSCIUTO E RISPETTATO ESPERTO DI MEDICINA": "FORSE, IN QUESTO MODO, LA BABELE SPETTRALE DELL’INFORMAZIONE TROVEREBBE UNA CONTROVOCE. ASSODATO CHE SUL CORONAVIRUS GLI STESSI ESPERTI AVANZANO A TENTONI, SAREBBE ALTRETTANTO LEGITTIMO SENTIRE DA LUI UN REALISTICO '…NUN C’È STANNO A CAPÌ, ’N CAZZO!' SUL “PAZIENTE ZERO"

Fulvio Abbate per ilriformista.it

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Verdone, lui, sì, che troverà altre immagini, che non siano composte di semplice paranoia. Coronavirus, non c’è altra parola sulle bocche, non sempre protette, dei nostri dirimpettai, del mondo tutto. Cappa di timore e angoscia diffusi che non ha trovato ancora, né le sue Mille e una notte e neppure un Decameron, un narratore che inganni con la voce, i tempi della “peste”, delle epidemie.

 

In verità, escludendo al momento Roberto Burioni e i colleghi virologi, perché non affidarsi all’incedere verbale di Carlo Verdone? Non esattamente all’attore, al comico, non all’autore di commedie con indubbio talento spettacolare. Piuttosto al Verdone riconosciuto e rispettato esperto di medicina, il genio dell’ironia completerà il sapere specifico – Verdone medico, diagnosta, ripeto – che gli è proprio.

 

Forse, in questo modo, la babele spettrale dell’informazione – non c’è talk, sommario di quotidiano perfino online che non mostri l’ipotetico spettrale pipistrello, o pangolino, indicato secondo alcuni come origine di un virus finora ignoto – troverebbe una controvoce. Soltanto dei No-Vax, coloro che affermavano quanto fosse bello “fare visita ai cuginetti con il morbillo” per immunizzarsi, non c’è percezione pubblica. Penso a Verdone ma la barzelletta di “C’era un cinese in coma” non è qui in causa.

 

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Come nelle interviste impossibili, rinunciando a sollecitarlo direttamente, tantomeno suggerendogli prosaicamente di mettersi al volante di un’ambulanza, come fossimo nella “commedia all’italiana”, che perfino nelle tragedie ci soccorre, evidenzio intanto due distinti corni del dilemma, del problema. Ora di carattere politico-filosofica: assodato che il capitalismo (irrilevante se di Stato, come avviene in Cina, l’epicentro del virus) ha visto fallire le aspettative di Fourier, Bakunin, Marx, Lenin, Stalin, Rosa Luxemburg, e dello stesso Mao, ognuno con la sua parte di contributo ora teorico ora militare, al contrario l’ “assalto al cielo” sta invece riuscendo, ci pensate, a un semplice virus. Il quale sta mostrando a tutti l’irresponsabile amoralità proprio di quel sistema di produzione della ricchezza e delle diseguaglianze, una “tigre di carta”, avrebbe detto l’autore dell’ormai trascurato “libretto rosso”.

 

 

La vera pandemia è quella dell’informazione

verdone

Quanto a Dio, come afferma Albert Camus ne La peste, nelle circostanze estreme mostra la sua non esistenza. Chiamando in causa Verdone, nomino anche la mia personale risposta letteraria per sdrammatizzare la tragedia, se è vero che nel 1997 ho pubblicato con lo stesso editore italiano del filosofo francese, proprio un libro, una “parodia” del testo di Camus, La peste bis, oggi esaurito, vorrei anzi riportarlo in libreria, sia pure in parte rivisto, ogni testo, dopo oltre vent’anni, è perfettibile. Si potrà pur rispondere al millenarismo con le armi del sarcasmo? Verdone, da romano profondo, conosce perfino le sentenze di Ettore Petrolini a proposito del prete che si presenta con l’olio dell’estrema unzione: “E mo’ sì che so’ fritto!”, e ancora, poco prima, in presenza del medico: “Meno male, così moro guarito!”. «L’apocalisse è incominciata», scrive intanto, impagabile, padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.

 

carlo verdone si vive una volta sola 8

Non ho ancora provato a immaginare in che modo Verdone possa intervenire nell’insieme della matassa sanitaria in corso, come tutti però lo so esperto in medicina. Certi giorni, si reca perfino presso la farmacia del quartiere, lì indossa il camice, raggiunge il bancone e dispensa suggerimenti ai clienti con garbo e pertinenza; credo sia stato anche insignito di una laurea in medicina e chirurgia dall’Università Federico II di Napoli. Tuttavia, assodata la preparazione, Verdone garantisce di se stesso: «… però, non opero». Anche il suo cinema porta i germi di tali conoscenze specifiche.

 

Se lo abbiamo visto nei ruoli di Mimmo, Furio, Ivano, in eguale modo potremo figuracelo con il camice del dottor Rieux, il protagonista del libro di Camus. Assodato che sul Coronavirus gli stessi esperti avanzano a tentoni, sarebbe altrettanto legittimo sentire da lui un realistico «…nun c’è stanno a capì, ’n cazzo!» sul “paziente zero”, o sentire la sua risposta a chi dovesse affermare che “noi, però, in Italia, siamo stati più attenti nei controlli di ogni altro Paese”. Sullo sfondo sonoro delle saracinesche che vengono giù… L’uscita del nuovo suo film, Si vive una volta sola, che avrebbe dovuto giungere in questi giorni nelle sale, è al momento sospesa.

verdone

Ma solo Verdone ci potrà salvare.

FULVIO ABBATE

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