sordi verdone

"SORDI? HANNO DETTO PERFINO CHE CI ODIAVAMO. ERA UN AMICO SPECIALE. NON MI SONO MAI AZZARDATO A DEFINIRMI IL SUO EREDE. AVEVAMO STILI DIVERSI" - A TUTTO VERDONE: "FUI BOCCIATO DA PAPÀ, A CENA LO MANDAI A QUEL PAESE. PERSONAGGI DA FILM? POCHI MANUEL FANTONI IN GIRO E I "BROCCOLONI" ALLA ENZO DI "UN SACCO BELLO" SONO TUTTI A DUBAI. FURIO? NON PIACEVA A SERGIO LEONE" – E POI SORA LELLA, MARIO BREGA,IL NO A UN FUTURO DA SINDACO DI ROMA E LA SEPARAZIONE NEL 1996: “NON MI SONO PIÙ RISPOSATO MA NON SIGNIFICA CHE STIA DA SOLO” – VIDEO

 

Matteo Cruccu per il Corriere della Sera

 

VERDONE SORDI

«Basta con questa storia che sono ipocondriaco» sbotta deciso. Ma, al solito, non riesce a essere serio fino in fondo. E la presunta arrabbiatura si stinge presto nella risata che tutti gli conosciamo: è la prima di alcune sorprese che ci riserverà Carlo Verdone, nell'attico al Gianicolo, dallo splendido terrazzo dove abbraccia idealmente tutta la sua Roma. Sì, l'uomo che (apparentemente) temeva le malattie, a 71 anni, ha appena preso il Covid.

 

E com' è stato, Carlo?

«Roba da niente appunto. La storia della mia ipocondria è una leggenda che va sfatata per sempre. Sono solo un esperto che si mette a studiare la sera, ogni tanto mi chiedono qualche parere e ogni tanto ci azzecco».

 

Il Covid però le ha fatto rinviare il suo ultimo film per molto tempo, «Si vive una volta sola», storia di medici peraltro...

carlo verdone alberto sordi troppo forte

«Stavamo con la mascherina nel manifesto... il Covid ha penalizzato soprattutto la sala, mandando sul lastrico tante persone».

 

Vent' anni fa, su questo giornale, i problemi erano altri: lei e Alberto Sordi discutevate sull'opportunità di fare un film sul Risorgimento.

Già, Sordi, da sempre considerato un suo padre putativo. Definizione ingombrante?

«No, solo non mi sono mai azzardato a definirmi il suo erede. Ci unisce la romanità, ma avevamo stili diversi».

 

Qualcuno sostiene che sul set non andavate d'accordo: avete fatto solo due film insieme, in effetti.

«Han detto perfino che ci odiavamo...ma va, era un amico speciale. Vede quell'orchidea? Me la regalò nel 1986 quando nacque mia figlia Giulia, una sera che venne con Sergio Leone e Pippo Baudo. È ancora lì e me lo ricorda tutti i giorni».

 

verdone sordi

Dai padri putativi a quelli veri: il suo, Mario, professore all'università, la bocciò a un esame «Storia del cinema: gli avevo pregato di non chiedermi gli espressionisti, ma Fellini e il Neorealismo. Mi chiese gli espressionisti, ovviamente: bocciato. "Non potevo fare differenze, Carlo", rigoroso come sempre. A cena però lo mandai a quel paese».

 

 

Sua madre Rossana, prof di liceo, di tutt' altra pasta...

«Se parlo di cinema lo devo a lei che mi ha sempre incoraggiato. Peccato se ne sia andata così presto, a 59 anni, nel 1984, per una malattia neurodegenerativa».

 

Già, fu molto difficile per lei, all'apice della sua carriera

«Quattro anni d'inferno: al mattino giravo Acqua e sapone , alla sera dovevo andare da lei in clinica, uno strazio».

Da sua moglie invece si separò nel 1996: dopo di lei il diluvio, non si è più risposato

«No, ma non significa che stia da solo».

 

sordi verdone 7

Prima di Acqua e sapone , Borotalco : sono passati quarant' anni dal film e dal leggendario Manuel Fantoni, quello che le sparava grosse...

«Mitomani, megalomani, cazzaroni come diciamo noi, quanti ne ho incontrati. Oggi però è più difficile, prima c'era "il" personaggio, oggi tutto credono di esserlo e alla fine non lo è nessuno, con gli stessi tatuaggi, gli stessi capelli, gli stessi vestiti. Non si stagliano».

 

 

In questi tempi di orrenda guerra a Est, torna malinconicamente in mente Enzo di Un sacco bello che andava in Polonia a conquistare le ragazze con le calze di nylon

nanni moretti, carlo verdone, francesco rutelli e alberto sordi foto di peitro coccia

«Tutte le guerre sono brutte, ma questa è particolarmente idrofoba. Comunque, per trovare Enzo, oggi bisognerebbe andare a Dubai, i "broccoloni" sono lì».

 

È vero che a Sergio Leone, produttore di Bianco, Rosso e Verdone , il pedante Furio marito di Magda non piaceva?

«Diceva che avrebbe fatto fallire il film e che la gente gli avrebbe voluto tagliare la testa. Poi però cambiò idea».

Come?

«Una sera vennero da lui a vederlo Sordi, Monica Vitti e e, chissà perché, Falcao. Alla fine Albertone si alzò e mi abbracciò: "Fatte bacià. E quel marito...". E pure la Vitti moriva dal ridere "che capolavoro quel marito". Leone si tranquillizzò, "avessero ragione loro"».

 

carlo verdone alberto sordi

Mario Brega o la Sora Lella, chi le manca di più?

«La Sora Lella. Mario Brega, se gli girava, era capace di dire dopo venti minuti "Ma chi é il signor Verdone?". Sora Lella è la nonna che ogni ragazzo vorrebbe avere e che oggi non esiste più».

 

Due campioni di romanità: ma, come nella sua ultima serie, Vita da Carlo , lo farebbe il sindaco della sua città?

«No, grazie. Perché mi dovrei rovinare la vita?»

 

In conclusione, la cosa più brutta di questi ultimi vent' anni?

verdone manuel fantoni

«Quando non riuscivo a camminare, per le mie anche senza cartilagini, otto anni di calvario».

La cosa più bella?

«I miei figli. Seri, educati, bravi nei loro mestieri, diversi dal mio, lei nutrizionista, lui funzionario. Spesso chiedo loro consiglio, con la maturità che hanno. Sicuramente superiore alla mia».

mario brega carlo verdone un sacco bello verdone sora lellaENZO UN SACCO BELLO VERDONEbrega verdone sora lellamario brega 77furio bianco rosso e verdone

barillari verdone sordiverdone sordicarlo verdonemanuel fantoni

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?