IL SIGNORE CI PROTEGGA DAGLI HACKER - SOTTO ATTACCO PER 25 GIORNI, IL SITO WEB DEL VATICANO È RIUSCITO A DIFENDERSI DAI “PIRATI” - COME HA FATTO? INTERC(ONN)ESSIONE DIVINA? FORSE, OPPURE SARÀ CHE I DATI DELLO STATO DELLA CHIESA SONO PROTETTI DA AZIENDE DEL CALIBRO DI “IMPERVA”, “SOPHOS” E “BOOZ ALLEN HAMILTON”(LA PIÙ POTENTE AL MONDO) - C’È CHI DICE CHE A GUIDARE ANONYMOUS CONTRO IL VATICANO CI SIA L’FBI…

Stefania Maurizi per "l'Espresso"

Le Guardie svizzere non bastano più: nuovi nemici minacciano il soglio di Pietro. E così anche lo Stato più antico del mondo ha messo in campo i cyberguerrieri: compagnie di ventura informatiche, che servono i governi contro gli eretici del Web. Oggi i vertici pontifici devono fronteggiare una duplice insidia.

C'è quella tradizionale, che con antica malizia fa uscire note riservatissime: una bufera di lettere private chiamata "VaticanLeaks", sulla scia dell'uragano provocato dall'organizzazione di Julian Assange. Sulla stampa italiana e straniera sono arrivati retroscena che hanno gettato nell'imbarazzo il papa e la Curia: storie di intrighi dei Sacri Palazzi e di faccende terrene. Molto terrene. Nomine, appalti e perfino un complotto di morte contro Benedetto XVI che va oltre la penna di Brown.

Ma gli assalti non vengono solo da corvi e talpe che si nascondono sotto le vesti di insospettabili monsignori. Fuori dalle Mura Leonine c'è un nemico altrettanto insidioso per il Vaticano che come il Maligno ha il dono dell'ubiquita: è Anonymous, il collettivo hacker capace di penetrare nei computer di aziende private ed enti statali.

Anche la Santa Sede è finita nel mirino: nell'agosto scorso per ben 25 giorni i pirati di Internet hanno assediato le difese pontificie che però - come ha rivelato il "New York Times" - hanno resistito all'offensiva, respingendola. Gli hacker non sono riusciti a prelevare dai Sacri Server documenti scottanti e i lanzichenecchi del Web si sono ritirati senza bottino.

Una vittoria che ha sorpreso gli analisti: da sempre il Vaticano è percepito come un'organizzazione tecnologicamente arretrata. "La maggior parte degli alti prelati -tutti uomini sulla settantina - non capisce i nuovi media", hanno scritto i diplomatici Usa in uno dei cablo pubblicati da WikiLeaks: "Padre Lombardi, che usa il Blackberry, rimane un'anomalia in una cultura che vede molti funzionari sprovvisti perfino di un indirizzo di posta elettronica".

Contro Anonymous però la Santa Sede ha schierato le Guardie svizzere del Terzo Millennio: si è rivolta a Imperva, azienda californiana leader nel settore della protezione di database critici, che lavora anche con il governo americano e vende sistemi informatici all'intelligence Usa. Imperva è scesa in campo contro Anonymous due anni fa: ha creato la Hacker Intelligence Initiative per monitorare i cyberattacchi su larga scala, pubblicizzando l'iniziativa con una massima di Sun Tzu "se non conosci te stesso e il tuo nemico, sei sicuramente in pericolo".

Ma Imperva non è l'unica compagnia chiamata a fare quadrato intorno al Santo Padre. C'è un altro nome che nell'ambiente underground degli attivisti digitali ispira una buona dose di paranoia. E sì, perché nelle catacombe della Rete in cui si discute di sistemi per sfuggire al Grande Fratello, certe connessioni non si sfuggono. La società si chiama Sophos, è una multinazionale con quartier generale nell'Oxfordshire, in Inghilterra. Opera in 150 Paesi, ha sedi anche a Roma e a Milano, clienti eccellenti come il gigante degli armamenti Lockheed Martin.

Negli anni Novanta si è imposta sul mercato vendendo tecnologie per blindare i server delle banche. E non si limita alla difesa: Sophos offre apparati che proteggono dalle intrusioni informatiche, ma allo stesso tempo attraverso la controllata Utimaco collabora con apparati di polizia e intelligence per forzare i sistemi di protezione. È un po' come avere a che fare con un'impresa che allo stesso tempo vende porte corazzate e sistemi per scassinarle.

La missione vaticana viene descritta sul sito della multinazionale: "Dopo aver usato alcune soluzioni Sophos, la Santa Sede ha adottato Sophos Nac Advanced per assicurarsi un controllo completo sull'accesso alle sue reti, l'adesione ai regolamenti di sicurezza e la protezione contro accessi non autorizzati". E ancora: "La Santa Sede gestisce il sito Web del Vaticano, la sua rete interna intranet e i 2 mila account e-mail per coloro che lavorano lì. Era essenziale un network sicuro che proteggesse contro minacce conosciute e sconosciute. La rete complessa richiedeva protezione contro la fuga di dati".

Il rischio è proprio che le comunicazioni interne possano finire nelle mani di estranei. Ma il Vaticano sembra fiducioso. Sul sito, Sophos si fa bella di una citazione del direttore dell'Ufficio Internet della Santa Sede, Stefano Pasquini, che nel suo curriculum annovera una precedente esperienza nella sicurezza bancaria e una laurea ad honorem dall'università fantasma "Giovanni Paolo I", che ha beffato tanti vip. "L'introduzione di Sophos Nac Advanced", dichiara Pasquini, "rappresenta il passo finale nella protezione delle nostre reti per gestire l'accesso di milioni di utenti, con diversi profili e autorizzazioni, che si trovano nella città del Vaticano, a Roma e nel mondo".

Ma dietro questi cyberguardiani ci sono ombre inquietanti. Come quella della Booz Allen Hamilton. Si tratta di una holding statunitense, specializzata nei settori più diversi: dalla finanza all'intelligence. Quartier generale in Virginia, oltre 25 mila dipendenti, nella lista dei contractor del Pentagono si piazza al sedicesimo posto. Quando Julian Assange ha reso noto di avere i documenti per "tirare giù" una grande banca americana, che poi si è rivelata essere la Bank of America, l'istituto di credito ha reagito arruolando proprio Booz Allen.

Difficile immaginare protezioni di più alto livello contro i cyberattacchi: il vicepresidente della Booz, responsabile per il business della cybersicurezza, è Mike McConnell, capo di tutta l'intelligence Usa ai tempi di George W. Bush ed ex numero uno della Nsa, la più avanzata agenzia di spionaggio statunitense.

Un cablo di WikiLeaks racconta che nel 2001 l'ex segretario di Stato Henry Kissinger ha visitato il Vaticano durante un meeting romano di Booz Allen. Kissinger era allora presidente del comitato consultivo dell'azienda. Nel file non si racconta se, durante l'incontro con le più alte sfere della Santa Sede, l'ex segretario di Stato abbia in qualche modo offerto i servigi della Booz, ma non sfugge ai diplomatici Usa, che lo accompagnano, l'enorme gap tecnologico tra la Santa Sede e il resto del mondo, visto che "la Curia non è ancora completamente collegata a Internet".

Dieci anni dopo, invece, i bastioni sono così forti da ricacciare l'assalto più temuto. Grazie a quali alleati? Se l'attacco di Anonymous è fallito, comunque, non è solo merito delle mura della Santa Sede. Il rapporto tecnico della Imperva sull'offensiva contro il Vaticano lascia intendere che non è andata in porto anche perché il numero di hacker di alto livello che vi hanno partecipato era molto limitato: tra i dieci e i quindici, gli altri erano cyberattivisti di bassa capacità. Un indizio di come dietro al movimento ci siano soprattutto militanti libertari e non potenze straniere o agenzie di spionaggio.

Pochi hanno fatto caso al periodo in cui si è registrato l'assedio al Vaticano: è partito a metà agosto 2011. Appena due mesi prima l'Fbi aveva arrestato Sabu, hacker di grande capacità che ha istigato e portato a termine intrusioni firmate da Anonymous e dalla sua costola Lulzsec. Gli atti giudiziari emersi tre settimane fa non lasciano dubbi: Sabu ha iniziato da subito a collaborare con l'Fbi per incastrare i giovani attivisti che partecipano a questi arrembaggi Web. E ora sono in molti a chiedersi se l'escalation di attacchi di Anonymous e di Lulzsec da giugno in poi non sia stata pilotata dall'Fbi. Altro che Dan Brown.

 

vaticano ANONYMOUS PADRE FEDERICO LOMBARDI JULIAN ASSANGEbooz_allen_hamiltonbooz-allen-hamilton-office

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...