massimo cacciari

TE LO DO IO IL PATRIARCATO: "LA FAMIGLIA BORGHESE NON E' PIU' UNA FAMIGLIA PATRIARCALE" – FATE LEGGERE ALLE TURBO-FEMMINISTE MASSIMO CACCIARI: "OGGI VIVIAMO LA CRISI DELLA FAMIGLIA TOUT COURT, QUESTO ISTITUTO NON REGGE PIÙ, NON SVOLGE PIÙ UNA FUNZIONE ECONOMICA E TANTO MENO UNA FUNZIONE EDUCATIVA. IL PROBLEMA NON È IL MASCHIO IN QUANTO MASCHIO, MA È PIUTTOSTO LA DINAMICA FAMILIARE ALL’INTERNO DELLA QUALE È CROLLATA OGNI AUTORITÀ" - "SIAMO IN UNA SITUAZIONE IN CUI C’È UNA CONFUSIONE TRA GENERI, INCONCEPIBILE RISPETTO ALLA CULTURA PASSATA"

Estratto dell’articolo di Francesco Borgonovo per “La Verità”

massimo cacciari

 

Ancora una volta, Massimo Cacciari si è distinto per la dissonanza rispetto al discorso prevalente. Nel corso di una apparizione televisiva e in un articolo sulla Stampa poi, ha affermato che il patriarcato, in Italia, non esiste più da tempo. Risolvendo, in un lampo, il dibattito che prosegue da giorni ininterrotto.  […]

 

Professore, si sta parlando a vanvera di patriarcato da una settimana?

«Direi di sì, perché la famiglia patriarcale è un ordine familiare che è andato di fatto in crisi qualche secolo fa. La famiglia borghese non è più una famiglia patriarcale. Quest’ultima si regge su una gerarchia ben solida e sull’autorità indiscussa del padre - del maschio padre - al di là di ogni concetto puramente genitoriale, perché l’autorità paterna non deriva soltanto dal fatto di essere genitore, ma da un riconoscimento pieno del suo primato in sede giuridica, politica.

 

Questo sistema comincia ad andare in crisi con l’individualismo moderno: la famiglia borghese è già una famiglia che deve contemperare l’autorità del padre maschio con i sentimenti individuali, con il riconoscimento dei diritti individuali. Tutto questo determina la sua crisi, la crisi dell’ordine patriarcale.

la mimica di massimo cacciari contro rita lofano 5

 

È un tema ricorrente in tutta la letteratura, in tutta la cultura contemporanea, fino all’emergere di un movimento potente, una vera rivoluzione - quella femminista - che mina alle fondamenta ogni residuo di ordine non solo patriarcale, ma anche borghese».

 

Quindi secondo lei che cosa stiamo vivendo oggi?

«Quella che noi oggi viviamo è la crisi della famiglia tout court. Ed è questo il tema grande e profondo che dobbiamo affrontare da un punto di vista radicale: l’istituto familiare non regge più, non svolge più una funzione economica e tanto meno una funzione educativa. Intendiamoci: non sto dicendo “bene, finalmente”. Anche perché non c’è niente che sostituisce l’istituto familiare, che è appunto in evidentissima crisi (e bisogna riconoscerlo a meno di non essere proprio totalmente ipocriti) e delitti come quello di cui si è discusso lo mostrano quotidianamente».

 

massimo cacciari a otto e mezzo

Pare di capire che secondo lei il problema non è il maschio in quanto maschio, ma è piuttosto la dinamica familiare.

«La dinamica familiare all’interno della quale è crollata ogni autorità. E l’autorità maschile, essendo quella tradizionale, provoca i maggiori problemi. Anche perché non c’è una tradizione millenaria di autorità femminile. Il matriarcato, se mai c’è stato, finisce nel mondo mediterraneo 3.000 anni fa. Il potere maschile invece c’è stato e va in crisi, una crisi che si è fatta ormai radicale, e questo provoca scombussolamenti e sconquassi laceranti nella psiche degli uomini […]

 

Resta che la nostra anima è in profondo disordine e le vicende a cui stiamo assistendo, queste tragedie familiari, sono simbolo di un disordine psichico e etico, profondissimo, che non può essere in alcun modo derubricato. Tuttavia questa è la situazione, dunque cerchiamo di trovare isole di forma e ordine in questa situazione, sapendo che nessuno di noi ha ricette, tanto meno ricette reazionarie, come quella di invocare la famiglia. Ma quale famiglia si può invocare oggi?».

massimo cacciari ph ottavia casagrande

 

Da parecchio tempo psicologi, sociologi e filosofi parlano dell’evaporazione del padre, della crisi del maschio. Ma nessuno sembra essere riuscito a fornire un nuovo modello maschile. Si dice: combattiamo il patriarcato. Bene, ma poi che maschio vogliamo?

«Siamo in una situazione in cui c’è un’evidente tendenza alla confusione tra generi. Siamo in una situazione inconcepibile rispetto alla cultura passata, per cui ognuno può ricercare e realizzare da sé la propria identità sessuale. Come si fa a parlare in una situazione di questo genere di maschio o di femmina, secondo categorie e modalità che appartengono a una civiltà che ormai dobbiamo riconoscere essere in crisi?

 

Quando un secolo fa quel tipo (Oswald Spengler, ndr) parlava di tramonto dell’Occidente, non è che avesse tutti i torti… Direttamente o indirettamente, continuiamo a citarlo, anche se gli scienziati storcono il naso, così come citiamo Samuel Huntington: siamo in una crisi di civiltà».

massimo cacciari

 

[…] Abbiamo parlato del maschile, concludiamo parlando del femminile. Può nascere secondo lei un nuovo ordine femminile? Oggi sembra che nella nostra società prevalga il femminile, però un femminile perverso, una caricatura del femminile che è falsamente buono, falsamente accogliente…

«Ma non è più neanche una mamma, perché appunto che cosa mai può curare? Cura sempre meno, la mamma: lo Stato mamma è lo stato del welfare se vogliamo, ma adesso ha poca cura soprattutto dei suoi figli più bisognosi. Quindi direi proprio che anche questa figura paterno-materna dello Stato è crollata. Invece la donna… Sì, la donna per me è una speranza concreta. La possibilità che al comando, diciamo così vi siano delle donne può portare proprio nella direzione che dicevo: la direzione di costruzione di patti molto pragmatici, determinati.

 

massimo cacciari a cartabianca

La donna ha consapevolezza della propria finitezza, infinitamente più del maschio europeo la cui eroica vicenda si compie con l’età faustiana e con i miti faustiano-prometeici, e quindi si compie con la rivoluzione industriale dell’Ottocento. Dopodiché comincia una decadenza che è segnata dalla tragedia di due guerre mondiali volute proprio dal maschio europeo e dalla sua volontà di potenza. Da lì comincia il tracollo, che era inevitabile».

 

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