mario martone

LA TRAVIATA FORMULA COVID - IL REGISTA MARIO MARTONE PORTA IN TIVÙ L'OPERA DI GIUSEPPE VERDI CON LA SALA CHE NELLA SUA NUDITÀ DIVENTA SCENOGRAFIA: "L'APPLAUSO MI MANCA, PERÒ NON È UN FILM, È TEATRO. SE NEL BARBIERE C'ERANO I CORDINI CHE USANO I MACCHINISTI A LEGARE GLI SPAZI, QUI USIAMO OGGETTI CHE ESISTONO IN TEATRO O NEL SUO DEPOSITO" - IL MAESTRO DANIELE GATTI: "ACCOMPAGNEREMO GLI SPETTATORI ACCANTO AI PERSONAGGI. LE TELECAMERE AFFONDERANNO NEI LORO ANIMI E..."

1 - MARTONE: ECCO «LA TRAVIATA» CON LO SPIRITO RIBELLE DI VERDI

Valerio Cappelli per il "Corriere della Sera"

 

La Traviata

Con Mario Martone si parla di Verdi e sembra di rivivere la temperie dei suoi film risorgimentali, le barbe, i bastoni, il cappello a cilindro, il tricolore. Lavora a una nuova forma di teatro, nel rispetto dell'autore la sua è una rilettura nel presente: «Non ha senso museificare l'opera, irrigidirla nelle convenzioni».

 

Cast di lusso, il regista prova La traviata all'Opera di Roma, il direttore è Daniele Gatti, le voci di Lisette Oropesa, Saimir Pirgu e Roberto Frontali. «Il format è quello sperimentato nel Barbiere di Siviglia, ma sarà uno spettacolo molto diverso», dice Martone. Andrà in prima serata in aprile, prodotta da Rai Cultura per Raitre. Si riprende la formula nata dall'emergenza del Covid dove la sala nella sua nudità diventa scenografia. Tra i telespettatori e l'azione scenica c'è un teatro vuoto, pubblico e cantanti condividono uno spazio «negato».

 

mario martone la traviata

«Non è un film da un'opera, rimane teatro, ma realizzato con strumenti cinematografici - dice Martone -. È stata un'invenzione per me, qualcosa che non immaginavo. È come se la platea tenesse presente lo schermo, ma anche il fatto che ci siano spettatori dall'altro lato. Ecco perché dobbiamo sentire l'assenza del pubblico».

 

Le manca l'applauso? «Eccome, è il respiro comune di palco e platea. C'è un diritto negato dello spettatore, prima che dell'artista. Se i tempi sono lunghi, bisogna capire come riaprire i teatri».

 

I costumi della Traviata sono quelli del tempo di Verdi, metà '800. «In molte opere la censura gli impedì di calarsi nella drammaticità del suo tempo. Qui vogliamo restituire l'urgenza e la temperatura di una creazione nel momento in cui è stata concepita, da parte di un musicista sofferente e ribelle che non teme di dare scandalo. La sua più grande eroina è una prostituta, che però va contestualizzata, grazie al suo fascino conquista una posizione nell'alta società, contro la morale borghese del suo tempo. La gente poteva essere in quella storia, il protagonista di questo lavoro è fantasmatico, si rievocano fantasmi, il pubblico non c'è e i personaggi sono in cerca di pubblico».

 

La scena è risolta in elementi teatrali: «Se nel Barbiere c'erano i cordini che usano i macchinisti a legare gli spazi, qui usiamo oggetti che esistono in teatro o nel suo deposito». Ne dica uno. «Il lampadario che per un teatro è il più grande d'Europa. Per gli esterni andremo a Caracalla, l'estate dell'Opera».

 

mario martone

La difficoltà qual è? «Verdi ha una complessità narrativa sottile in una virtuosità musicale, per cui è difficile estrarre sul palco ciò che accade nei dettagli. E i dettagli contano fino allo spasimo». Per esempio? «Il brindisi è un dialogo intimo tra Violetta e Alfredo, e sembra paradossale in un brano con una esplosione corale enorme. Violetta prima si nega poi si apre, si mostra compiacente con gli ospiti di fronte a Alfredo, ne accende il desiderio e la gelosia, lo invita alla rassegnazione. In una dimensione festosa c'è la sofferenza di lei, una mantenuta: l'eccitazione è una necessità, lei dice sempre libera degg' io , non vogl'io».

 

Martone dà un altro flash. «Nel primo atto c'è una musica fuori scena, la banda. Nel nostro spettacolo viene eseguita da pochi strumenti e la presenza di un pianoforte, perché si tratta di un salotto, è una festa in casa e noi la evochiamo». In questi giorni Martone avrebbe dovuto essere alla Scala per Rigoletto, rinviato alla prossima stagione, nel frattempo ha ultimato il film Qui rido io, con Toni Servillo, su Eduardo Scarpetta. «Lui era un sultano, c'è un timbro familiare folle e inaspettato per i nostri tempi, la madre di Eduardo era la nipote della moglie di Scarpetta, che richiama Molière, lo stesso tipo di fusione tra famiglia, eros, teatro. Ai limiti dell'incesto. Una follia che rovescia se stessa e va oltre ogni riflessione morale per farsi esplosione artistica».

 

Il film è in parte girato al Teatro Valle, il gioiello di Roma chiuso da dieci anni, prima occupato da studenti, poi restituito al Comune che è rimasto a guardare. «Che la riapertura sia un'occasione per la prossima amministrazione, uno slancio simbolico per ricostruire un tessuto sociale».

 

2 - DANIELE GATTI

Simona Antonucci per "Il Messaggero"

 

la traviata giuseppe verdi

«Una donna che sogna di diventare moglie e madre. Ma viene rigettata da una società ipocrita che la giudica indegna, sostituendosi a Dio. È una mantenuta, sì, però non le è concesso mantenere il suo uomo. E se scopre la gioia di essere amata, amando, i salotti non le consentono di redimersi».

 

Il maestro Daniele Gatti delinea colori, suoni e voce della sua Traviata, protagonista del nuovo film del Teatro dell'Opera di Roma, coprodotto con Rai Cultura, in onda su Rai3 in aprile e annunciato ufficialmente ieri.

 

Dopo il successo della produzione cinematografica del Barbiere di Siviglia che a dicembre ha inaugurato la stagione, la squadra si ricompone per un nuovo allestimento girato al Costanzi e diretto al pubblico di un canale generalista.

 

La regia è ancora di Mario Martone che stavolta non riprenderà una sala vuota, ma allestirà dei set nei vari spazi del teatro: la platea, senza poltrone, con il suo monumentale lampadario a dare spettacolo durante i balli, i salotti per gli incontri amorosi, e Caracalla per un esterno: tutto farà cinema.

 

Costumi d'epoca, ricami e veli per il soprano Lisette Oropesa che è Violetta Valéry. Saimir Pirgu è Alfredo Germont e Roberto Frontali è Giorgio Germont. Sul podio, il direttore musicale del Teatro, Daniele Gatti, milanese, 59 anni, che continua, in questa quarta produzione Covid del Costanzi, a sperimentare i nuovi linguaggi del teatro musicale.

 

il maestro daniele gatti

Dopo averla vista nel Barbiere in moto e con il termometro, ci sarà un colpo di scena anche in Traviata?

«Lavoriamo in presa diretta, con l'orchestra in buca. Ma grazie ai monitor possiamo spostare lo spettacolo in altre sale. E così ho riorchestrato una parte della festa a casa di Violetta, senza banda, ma con pianoforte violini e flauti».

 

Che donna è la sua Violetta televisiva?

«La donna che ha immaginato Verdi: un tumore che cresce dentro la famiglia Germont, da estirpare. Con Traviata, non compone una storia d'amore. Ma un manifesto sociale, è il suo J'accuse. Ed è con sofisticate scelte musicali, da quelle del ballo a quelle del brindisi, su cui incombono note scure, che costruisce il ritratto di una persona, forse una semianalfabeta, ma pura nell'animo, che viene sacrificata sull'altare del denaro».

 

carlo fuortes roberto d agostino daniele gatti

Dopo il Rigoletto al Circo Massimo, un nuovo confronto con Verdi: perché Traviata?

«Andremo in tv e in prima serata. E abbiamo deciso di continuare con un titolo popolare la nostra ricerca sulla drammaturgia del compositore. Anche se il lavoro che stiamo imbastendo con Martone è tutto meno che popolare. Aldilà delle pagine immortali sull'amore, indaghiamo gli abusi della società di allora e di oggi. Al punto che la passione di Violetta diventa la sua condanna».

 

E Verdi chi condanna?

«La Parigi permissiva, ma grondante di pregiudizi. Che consente a un uomo di avere una mantenuta e ostentarla come una Ferrari. Ma non permette a una prostituta di amare. I cantanti che partecipano alle feste dell'alta società avranno toni poco empatici. Quello di Alfredo sarà un canto più generoso, di spessore. Ma è Germont, il padre, la figura su cui si addensa il cinismo che Verdi accusa».

 

Il vecchio Germont: alcune interpretazioni lo perdonano, altre no. Lei?

daniele gatti

«Verdi con lui è duro. Tranne che nella scena finale. Non a caso per la sua romanza Di Provenza il mar, il suol... quando il padre dovrebbe raccogliere il pianto del figlio, Verdi sceglie un vecchio stile, belliniano, per rimarcare tutta la polvere della società da cui proviene. Quest' opera arriva in un momento particolare della vita di Verdi. E quanto a pregiudizi ha qualcosa da dire».

 

Per le sue vicende sentimentali?

«Verdi scrive quest' opera a Sant'Agata dove si rifugia con Giuseppina Strepponi. Aveva già vissuto con il soprano a Parigi. Ma è con l'arrivo a Busseto che i pettegolezzi diventano incalzanti. La lettera che riceve dal suocero è andata dispersa. Ma la sua risposta è stata conservata ed è illuminante. Inizia così: non avrei mai voluto scrivere questa lettera...».

 

Tutto questo come si trasforma in un film?

«Accompagneremo gli spettatori accanto ai personaggi. Con Martone c'è un'intesa totale. Le telecamere affonderanno nei loro animi. Non sarà una Traviata di brindisi e merletti, ma restituirà a Verdi la sua potenza drammaturgica. Il nostro Manifesto».

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...