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LA VENEZIA DEI GIUSTI - QUALSIASI COSA CI FOSSE IN PALIO, “BONES AND ALL” DI LUCA GUADAGNINO L’HA GIÀ VINTA - LANCIA UNA NUOVA STAR, TAYLOR RUSSELL, FAVOLOSA, VEDRETE CHE CARRIERA FARÀ E RITROVA UNO STREPITOSO THIMOTHÉE CHALAMET - NON SO ANCORA SE È UN CAPOLAVORO, DI CERTO È IL FILM PIÙ BELLO E ROMANTICO CHE HA GIRATO, DOVE SI CONCENTRANO TUTTI GLI SFORZI DI SAGGIO SUL GENERE DI “SUSPIRIA”, COSÌ POCO CAPITO, DELLA SERIE SULL’ACCETTAZIONE DI SE STESSI, “WHE ARE WHO WE ARE”, ANCOR MENO CAPITA, E DI ROMANZO DI FORMAZIONE BERTOLUCCIANO, “CHIAMAMI COL TUO NOME”, FIN TROPPO CAPITO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia 

 

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Qualsiasi cosa ci fosse in palio, “Bones and All” di Luca Guadagnino l’ha già vinta. E’ il film più atteso di tutti e quello che piacerà più di tutti al pubblico che va ancora al cinema sotto i trent’anni, coi suoi ragazzi romantici, sbandati e cannibali così diversi da chiunque altro che si amano di un amore impossibile in tempi impossibili, l’America di Reagan, non così diversa dall’America o dallo squallore dell’Italia di oggi.

 

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In fuga, belli e selvaggi come Cathy O’Donnell e Farley Granger nel primo film Nicholas Ray , “They Live By Night” o come David Carradine e Barbara Hershey in “Boxcar Bertha” di Martin Scorsese, o come Sissy Spacek e Martin Sheen in “Badlands” di Terrence Malick. Guadagnino lancia una nuova star, Taylor Russell come Maren, favolosa, vedrete che carriera farà, ritrova uno strepitoso Thimothée Chalamet come Lee, più adulto, più fascinoso, più concentrato. Come se non bastasse il film è stato comprato dalla MGM e verrà distribuito il 23 novembre in America.

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Pronto per il lancio verso l’Oscar. Da apripista, inoltre, per “Challengers” con Zendaya e Josh O’Connor, girato a Boston, che Guadagnino cercherà di portare probabilmente a Cannes. Scriverai che è un capolavoro? mi chiede, sfidandomi. Aiuto! Non so ancora se è un capolavoro, si capisce sempre qualche anno dopo se un film è davvero un capolavoro.

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Non sarò troppo presto per dirlo? Di certo è il film più bello e romantico che ha girato, dove si concentrano tutti gli sforzi di saggio sul genere di “Suspiria”, così poco capito, della serie sull’accettazione di se stessi contro ogni imposizione, “Whe Are Who We Are”, ancor meno capita, e di romanzo di formazione bertolucciano, “Chiamami col tuo nome”, fin troppo capito.

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Sforzi che portano a un risultato sorprendente per freschezza e concentrazione che lo rendono un grande film d’autore dove a dispetto dei vecchi critici trinariciuti la mano di Guadagnino non solo si sente, ma è così forte che si permette di non sconfinare nel bertoluccismo, nel trombonismo di tanto cinema d’autore. Privo del politicamente corretto e della rilettura dei classici come “Tar” e del machismo felliniano di “Bardo”.

 

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Un grande film d’amour fou, di ricerca di sé nel corpo dell’altro, a tema cannibali, come ai tempi del Cinema Novo, ma senza la rivoluzione tropicalista folle di Zé Agripino de Paula o razionale di Caetano, dove non c’è un’inquadratura sbagliata, non c’è un passaggio di montaggio che non torni, una battuta in più. I due protagonisti, per non parlare di Mark Rylance, un cannibale vecchio, minaccioso e terribile, André Holland e Chloe Sevigny, il padre e la madre di Maren, si amano e scappano lasciando una scia di sangue. Inevitabile.

 

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Perché anche se Luca non vuole che si dica che è un horror, i protagonisti spolpano gli esseri umani. E non metaforicamente. Come nel romanzo giovanile di Camille De Angelis, da dove è partita la sceneggiatura di Dave Kajganich, lo stesso di “Suspiria” e “A Bigger Splash”, i protagonisti sono due ragazzi emarginati che non possono che incontrare altri emarginati. In un’America sbandata e malata come quella degli anni ’80 dove il cannibalismo può essere visto come metafora di povertà e eroina, o come l’America e l’Italia di oggi tra pandemia e paura del futuro, vivibile solo se si scava fino alla sostanza più profonda degli esseri umani.

 

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Ma credo che Guadagnino, Kaiganich e i suoi due giovani protagonisti abbiano spinto la negatività del passato/presente del romanzo verso un’altra direzione, più romantica, più cinematografica, come insegna il fiammeggiante finale degno dei maestri Ray e Sirk, di scavo profondo, fino all’osso e oltre, dei personaggi. Perché quello che vediamo è un amore da mozzarti le dita. E il pubblico arrivato fino a qua lo ha capito. E solo quel pubblico saprà se è un capolavoro o no. Ma se Luca vuole che dica che lo è, dico che è un capolavoro.  

LUCA GUADAGNINO JAMES IVORY

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