ad astra brad pitt

LA VENEZIA DEI GIUSTI - STASERA SI APRE IL FESTIVAL, E NON CI SARANNO POLITICI. LONTANI I TEMPI DI SALVINI CON ISOARDI, MEGLIO IL PAPEETE - IL CINEMA ITALIANO, COME LA MAFIA DI MARESCO, NON È PIÙ QUELLO DI UNA VOLTA. POCHI SOLDI, A PARTE PER LE FICTION DI SOLLIMA E SORRENTINO, E PER I DUE-TRE GROSSI FILM ANCORA IN PRODUZIONE (GARRONE, MAINETTI, ZALONE) - C’È UN BRAD PITT ALLA RICERCA DEL PADRE TOMMY LEE JONES NELLO SPAZIO. C’È SODERBERGH, C’È IL J’ACCUSE DI POLANSKI

LA MAFIA NON E PIU QUELLA DI UNA VOLTA

Marco Giusti per Dagospia

 

Venezia 76. Ci siamo. Con la proiezione stasera di La vérité, primo film francese del giapponese Hirokazu Kore-eda, un regista che finora non ha sbagliato un film anche se su questo già si sparla, si aprirà ufficialmente La Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Cosa ci aspettiamo? Bah. Intanto stasera non ci saranno politici, soprattutto Matteo Salvini che solo un anno fa sfilava vittorioso sul red carpet insieme a Elisa Isoardi. Ha preferito la platea del Papeete Beach e altre compagnie con tutto quello che ne è seguito. Ma sono lontani anche i bei tempi delle apertura con Medusa trionfante che pagava anche la cena d’apertura.

 

meryl streep the laundromat

Se La mafia non è più quella di una volta, come spiega il bel titolo dell’attesissimo e sicuramente irriverente film di Franco Maresco, il solo che i critici non hanno visto in anticipo, nemmeno il cinema italiano e i festival sembrano più quelli di una volta. Anche se non mancheranno le star. Ma il cinema italiano, e in gran parte quello presente al Lido, sembra ormai chiuso dentro un livello produttivo davvero ristretto. Pochi soldi. Che non sono né quelli delle fiction di Stefano Sollima, Zero Zero Zero, e Paolo Sorrentino, The New Pope, che proprio a Venezia verranno presentati fuori concorso, né quelli dei due-tre grossi film italiani ancora in produzione.

 

joker joaquin phoenix

Il Pinocchio di Matteo Garrone, previsto per Natale, Freaks Out di Gabriele Mainetti, che si narra abbia sforato il budget di chissà quanto, e soprattutto il nuovo Checco Zalone, che voci di set danno per non ancora finito con un budget addirittura raddoppiato e uscito totalmente dai binari. Consoliamoci con i “piccoli” film di Venezia, quasi tutti girati a Napoli non si capisce bene perché. Forse perché funziona bene senza spendere troppo, perché è una anti-Roma, anti-Italia. Non so. Voglio fare una nuova versione politica-romantica-ideologica-allegorica di Martin Eden di Jack London?

 

ad astra brad pitt

Lo giro a Napoli e dintorni, come ha fatto Pietro Marcello, nuova stella della cinefilia fofiana, con Luca Marinelli protagonista, il nuovo Diabolik. Nella Napoli di oggi, nelle ville dei boss, giro anche una versione moderna gomorrizata de Il sindaco del Rione Sanità tratto dalla commedia di Eduardo De Filippo, diretto da Mario Martone che lancerà tra le stelle italiane Francesco Di leva, l’unico napoletano che non ha interpretato Gomorra. Di sicuro ha una sceneggiatura di ferro come raramente capita col nostro cinema. Altro che Piccolo e Contarello.

 

E Napoli trionfa anche nel film-fumetto di Igort 5 è il numero perfetto con Toni Servillo col nasone adunco e Carlo Buccirosso. Sarà una meraviglia vederli recitare assieme come Totò e Peppino. E infatti anche i loro personaggi si chiamano Totò e Peppino. E Nikolaj Bruel, il direttore della fotografia di Dogman, farà meraviglie illuminando Napoli. Perché Napoli, come ci hanno fatto vedere in questi ultimi anni Ozpetek, Amelio, Sollima, è cinematografica, scenografica, avvolgente. Senza spendere un soldo di scenografia. Al grido di spendere poco, perché i soldi sono finiti, noto un trionfo di ogni genere di documentario o mezza fiction infarcito di repertorio.

TONI SERVILLO 5 E IL NUMERO PERFETTO

 

Chi ha in mano il repertorio oggi, ha quasi mezzo cinema italiano. Poco è meglio di un bel repertorio in bianco e nero. Ve l’ho detto che il cinema è finito. Almeno in Italia. Anche se ci si diverte lo stesso con la politica. O come fa Franco Maresco a Palermo, con la mafia, senza uscire troppo di casa. Mostrandoci un microcosmo italiano che ci spiegherà forse davvero cosa siamo diventati. Ma anche cosa eravamo. Per il resto, c’è un Brad Pitt alla ricerca del padre Tommy Lee Jones nello spazio in Ad Astra diretto da James Gray. C’è Soderbergh, c’è il J’accuse di Roman Polanski. Aspettiamo…

 

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