vigneto caldo siccita vigneti

ADDIO VINO, QUA RISCHIAMO LA VITE - GLI AGRONOMI ED ENOLOGI ITALIANI LANCIANO L’ALLARME PER LA MANCANZA DI ACQUA E IL CALDO OLTRE I 40 GRADI: A RISCHIO NON SOLO IL RACCOLTO, MA LA SOPRAVVIVENZA DEI VIGNETI STESSI – DALLA PROSSIMA SETTIMANA POTREBBE ARRIVARE UN PO’ DI PIOGGIA, MA FORTI TEMPORALI O GRANDINATE POTREBBERO FARE PIÙ DANNI - IN BALLO C’È UN GIRO DI AFFARI CHE SFIORA 15 MILIARDI DI EURO L'ANNO – “DEVE PIOVERE: UN MESE È IL LIMITE PER SALVARE IL FRUTTO, 2-3 MESI È IL TEMPO MASSIMO DI SOPPORTAZIONE PER LA PIANTA”

Lara Loreti per “la Stampa”

vigneti 1

 

«Se non pioverà entro metà agosto, la vendemmia in certe aree rischia di saltare». È un allarme unanime quello di agronomi ed enologi italiani. In tutto il Paese, dal Piemonte alla Sicilia, i vigneti sono in sofferenza per la mancanza di acqua e per le temperature oltre i 40 gradi. E ora si teme non solo per il raccolto, che nella migliore delle ipotesi sarà scarso, ma per la sopravvivenza della vite stessa. Tanto che molte aziende hanno già spogliato le piante di buona parte dei grappoli per alleggerire il carico di frutto e ridurre lo stress a cui i vigneti sono sottoposti per la carenza del nutrimento idrico.

 

vigneti2

Secondo gli esperti potrebbe arrivare un po' di pioggia da metà della prossima settimana, forse da martedì. «Ma dipende dal tipo di precipitazione - spiega Daniele Mocio, proprietario di un'azienda agricola nel Viterbese, oltre che ufficiale meteorologo dell'Aeronautica -. I temporali potrebbero essere violenti, addirittura potrebbero arrivare grandinate, e sarebbe maggiore il danno del vantaggio. Il problema è che non è piovuto né nevicato quando avrebbe dovuto, in inverno. La mia vigna per ora resiste, ma non so per quanto».

 

vigneto 1

In molte regioni l'unica chance per spergiurare la perdita del raccolto è difendersi con l'irrigazione di soccorso, laddove è consentito e dove l'acqua si riesce a trovare, da pozzi e laghi. Ma non tutti i territori sono organizzati e non tutte le aziende hanno gli impianti. Senza contare le conseguenze economiche: c'è in ballo il giro di affari di un settore che sfiora 15 miliardi di euro l'anno, col valore della fase agricola di circa 3 miliardi.

 

vigneto 4

«Bisogna sperare e pregare, per chi ci crede. La vite sta soffrendo terribilmente - è il commento amaro di Riccardo Cotarella, numero uno di Assoenologi -. Veniamo da un inverno, primavera ed estate siccitosi e caldissimi, e il momento in cui c'è bisogno di acqua è ora, perché è in corso il fenomeno vegetativo che porta alla maturazione dell'uva». Infatti, se il caldo, nelle prime fasi, accelera la maturazione del frutto, quando è eccessivo, al contrario, la rallenta, perché la pianta per sopravvivere smette di lavorare, come sta accadendo in Puglia.

 

vino vigneto

 «Non possiamo far nulla, salvo l'irrigazione a goccia, dove si può - continua l'esperto -. Se la pianta va in stress, chiede acqua ai suoi organi vitali, e il processo è irreversibile: queste sono le conseguenze del global warming. Deve piovere: un mese è il limite per salvare il frutto, 2-3 mesi è il tempo massimo di sopportazione per la pianta». Cotarella spiega che, nei territori in maggiore sofferenza, dalle viti vengono tolti 10 grappoli su 14. Una delle regioni più in crisi è il Piemonte, dove a gennaio è piovuto il 95% in meno dell'anno precedente; tra le aree meno colpite, invece, Friuli e Trentino-Alto Adige.

 

vigneti3

«L'ultima volta che abbiamo visto qualcosa che somigli all'acqua è stato l'8 dicembre, quando è nevicato - ricorda Luca Ferraris dell'omonima azienda astigiana, leader nella produzione di Ruchè -. Prima, era piovuto a settembre. A maggio poi c'è stata una grandinata che ha rovinato parte del fogliame, strategico perché fa ombra». I produttori si stanno ingegnando per proteggere il proprio lavoro. «Gli acini sono aridi - dice Ferraris - e per salvare il salvabile ho lasciato solo 3-4 grappoli per pianta, come fanno in Provenza». Allarme anche a Nord di Torino per i produttori di Erbaluce, che sperano nelle piogge a fine agosto: «Se non ci saranno, la vendemmia sarà azzerata», dice il viticoltore di Moncrivello (Vercelli), Alberto Mancusi.

 

vigneto

Le criticità riguardano tutta l'Italia, lo evidenzia l'enologo Giampiero Gerbi: «La situazione è peggiore del 2003, classificata annata afosa. Se il caldo non diminuirà, le piante andranno in una sorta di quiescenza per sopravvivere, cercando di maturare nei tralci ma "disinteressandosi" dell'uva. Ci sarà come minimo un calo di quantità importante, e una qualità altalenante». 

 

Maggior ottimismo arriva dai territori dove si pratica l'irrigazione artificiale, come in Toscana: «L'annata 2022 esce da tutti i parametri, ma ancora non è compromessa. Se però le cose restano così fino alla vendemmia, nella migliore delle ipotesi avremo produzione bassissima e tannini iper-duri (con un gusto più aggressivo, ndr). Ma il problema del cambiamento climatico non è nuovo ed è fondamentale lavorare per rivitalizzare il vigneto». 

 

vigneti

Lo sostiene anche Andrea Moser, maestro di cantina dei produttori di Caldaro: «In Alto Adige ci sono diverse riserve idriche e siamo organizzati bene con l'irrigazione, ma, se va avanti così, la situazione diventa critica». «I viticoltori sono in allarme, soprattutto nelle zone collinari dove non si può irrigare - conferma Domenico Bosco, responsabile dell'ufficio vitivinicolo di Coldiretti -. E laddove ci sono vigneti giovani il danno è strutturale». 

 

Trasmette ottimismo Federico Castellucci, presidente della Federazione vino di Confagricoltura: «L'uva al momento è sana, ma veniamo da anni di stress idrico. Non c'è altra chance se non sperare che piova e non in modo violento».

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO