il papa in iraq

ANDARE A CERCARSI LE ROGNE - NON C'È STATO VERSO DI FAR CAPIRE A PAPA FRANCESCO CHE FORSE ERA IL CASO DI RINUNCIARE AL VIAGGIO IN IRAQ, IL PIÙ PERICOLOSO DEL SUO PONTIFICATO: IL COVID CHE SI DIFFONDE NEL PAESE, I RISCHI DI AFFOLLAMENTI SPONTANEI, LE MINACCE DI ATTENTATI DELL'ISIS - SARÀ IL PRIMO PAPA NELLA TERRA DI ABRAMO: DOMANI LA PARTENZA, POI UN TOUR DE FORCE IN SEI TAPPE - SI SPOSTERÀ CON UN'AUTO BLINDATA...

Gian Guido Vecchi per il "Corriere della Sera"

 

viaggio del papa in iraq

Lekh lekha, «vattene». Francesco è il primo Papa in duemila anni ad andare là dove tutto è cominciato, l'antica città sumera di Ur, poco distante dalla riva destra dell'Eufrate, Genesi 12, «Il Signore disse a Abramo: vattene dalla tua terra»: nella terra di Abramo, il patriarca dell'alleanza di Dio con Israele, il «padre di tutti i credenti» cui risalgono anche le altre grandi religioni monoteiste dette «abramitiche», cristianesimo e islam.

 

viaggio del pontefice in iraq

Era il sogno di Wojtyla alla fine del secondo millennio, il viaggio in Iraq che Bergoglio ha voluto a tutti i costi per «incontrare quella Chiesa martire», i cristiani perseguitati dalla furia fanatica di Daesh-Isis, e «quel popolo che ha tanto sofferto», anni di guerre e attentati.

 

papa francesco in iraq

Andare in Iraq, nonostante tutto: il Covid che si diffonde nel Paese, i rischi di affollamenti spontanei, le minacce di attentati dell'Isis che fanno dei tre giorni nell'antica Mesopotamia, da domani a lunedì, il viaggio più pericoloso del pontificato, fino all'ultimo in forse. Ma «il popolo iracheno ci aspetta», ha detto ieri: «Aspettava San Giovanni Paolo II, quando è stato vietato di andare: non si può deludere un popolo per la seconda volta».

 

murales del papa in iraq

È il suo trentatreesimo viaggio internazionale, il primo dallo scoppio della pandemia che lo ha confinato in Vaticano. Francesco è un uomo determinato, già nel 2015 aveva voluto aprire il Giubileo nella Repubblica Centrafricana nonostante la guerra civile: «Ci andrò, pure col paracadute».

 

Allora si viaggiò scortati dai caschi blu dell'Onu. Ma adesso è peggio. Il Paese è in lockdown, nelle città il Papa si sposterà con un'auto blindata. Il 21 gennaio, a Baghdad, due islamisti si sono fatti esplodere nel mercato e hanno ucciso 32 persone. Il 15 febbraio sono stati lanciati tre razzi sull'aeroporto di Erbil, a Nord, nel Kurdistan iracheno, dove il Papa atterrerà con un volo interno domenica.

 

il papa in iraq

Il motto del viaggio è «voi siete tutti fratelli» e il programma fittissimo, fino a domenica sei località, sette discorsi e nove voli, due in elicottero militare. Francesco decolla domattina e nel pomeriggio atterrerà a Bagdad, accolto all' aeroporto dal premier Mustafa Al-Kadhimi prima di raggiungere il presidente della Repubblica Barham Salih nel palazzo presidenziale e lì rivolgere un discorso alle autorità.

 

il benvenuto in iraq per il papa

Verso sera incontrerà vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi nella cattedrale siro-cattolica di «Nostra Signora della Salvezza», dove il 31 ottobre 2010 cinque terroristi islamisti, durante la Messa, uccisero 46 fedeli, famiglie con bambini, e due sacerdoti: i 48 «martiri» dei quali è avviata la causa di beatificazione.

 

i luoghi del tour del papa

Sabato volerà a Najaf, dov'è sepolto l'imam Ali, cugino e genero di Maometto, il cuore dell'islam sciita. Un'altra tappa della sua strategia del dialogo: dopo il «Documento sulla fratellanza umana» firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi con Al-Tayyib, grande imam di al-Azhar e massima autorità dell'islam sunnita, ora Francesco incontrerà nella moschea di Ali il grande ayatollah Al-Sistani, la figura più autorevole dell'islam sciita di Najaf, considerato più moderato rispetto agli sciiti iraniani.

 

Da lì si sposterà a Nassiriya e quindi nella città di Abramo, la piana di Ur, per l'incontro interreligioso accanto alla grande ziggurat sumera. Di ritorno a Bagdad, nel pomeriggio celebrerà una messa nella cattedrale caldea di San Giuseppe.

 

papa francesco atteso in iraq 1

Domenica salirà a Nord, volerà a Erbil e da lì, in elicottero, nella regione dove i cristiani vivono dall'età apostolica: Mosul, Qaraqosh, la piana di Ninive, le terre devastate dalla furia di Daesh dopo l'occupazione del 2014, chiese e abitazioni distrutte, la lettera «nun» tracciata sulle porte a segnalare i «nazareni».

 

Prima della guerra guidata dagli Usa contro Saddam Hussein, nel 2003, i cristiani in Iraq erano più di un milione, da 1 a 1,4 secondo le stime. Gli anni di conflitto, l'occupazione del cosiddetto Stato islamico nella piana di Ninive e le fughe forzate li hanno ridotti a 300-400 mila.

 

iraq

Francesco pregherà a Mosul nella piazza della chiesa, in suffragio delle vittime, e da lì raggiungerà Qaraqosh per incontrare la piccola comunità e pregare nella chiesa dell'Immacolata Concezione, ricostruita dopo le distruzioni di Daesh: il campanile abbattuto, le statue decapitate, la chiesa incendiata, i libri al rogo, il coro usato come poligono di tiro.

 

Domenica pomeriggio, a Erbil, la messa nello stadio - 30 mila posti ma solo 10 mila ingressi per la pandemia - prima del ritorno a Bagdad e, l'indomani, a Roma.

Ultimi Dagoreport

antonio barbera giulio base monda buttafuoco borgonzoni mantovano

FLASH! – BIENNALE DELLE MIE BRAME: IL MANDATO DI ALBERTO BARBERA ALLA DIREZIONE DELLA MOSTRA DEL CINEMA TERMINA FRA UN ANNO MA DA MESI SI SUSSEGUONO VOCI SULLE ASPIRAZIONI DI ANTONIO MONDA (SPONSOR MANTOVANO) E DI GIULIO BASE, SUPPORTATO DALLO STRANA COPPIA FORMATA DALLA SOTTOSEGRETARIA LEGHISTA LUCIA BORGONZONI E DA IGNAZIO LA RUSSA (GRAZIE ALLO STRETTO RAPPORTO CON FABRIZIO ROCCA, FRATELLO DI TIZIANA, MOGLIE DI BASE) - IL PRESIDENTE ‘’SARACENO’’ BUTTAFUOCO, CHE TREMA AL PENSIERO DI MONDA E BASE, NON VUOLE PERDERE LA RICONOSCIUTA COMPETENZA INTERNAZIONALE DI BARBERA E GLI HA OFFERTO UN RUOLO DI ‘’CONSULENTE SPECIALE’’. RISPOSTA: O DIRETTORE O NIENTE…

peter thiel narendra modi xi jinping donald trump

DAGOREPORT - IL VERTICE ANNUALE DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE DI SHANGHAI (SCO), SI AVVIA A DIVENTARE L’EVENTO POLITICO PIÙ CLAMOROSO DELL’ANNO - XI JINPING ATTENDE L’ARRIVO DEI LEADER DI OLTRE 20 PAESI PER ILLUSTRARE LA “VISIONE CINESE” DEL NUOVO ORDINE GLOBALE – ATTESI PUTIN, L’INDIANO MODI (PER LA PRIMA VOLTA IN CINA DOPO SETTE ANNI DI SCAZZI), IL BIELORUSSO LUKASHENKO, IL PAKISTANO SHARIF, L’IRANIANO PEZESHKIAN E IL TURCO ERDOGAN - SE DA UN LATO IL SUMMIT SCO RAPPRESENTA IL TRIONFO DEL DRAGONE, CHE È RIUSCITO A RICOMPATTARE MEZZO MONDO, DALL’INDIA AL BRASILE, MINACCIATO DALLA CLAVA DEL DAZISMO DI TRUMP, DALL’ALTRO ATTESTA IL MASSIMO FALLIMENTO DELL’IDIOTA DELLA CASA BIANCA – L’ANALISI SPIETATA DELL’EMINENZA NERA, PETER THIEL, A “THE DONALD”: "A COSA SONO SERVITI I TUOI AMOROSI SENSI CON PUTIN PER POI RITROVARTELO ALLA CORTE DI PECHINO? A COSA È SERVITO LO SFANCULAMENTO DELL’EUROPA, DAL DOPOGUERRA AD OGGI FEDELE VASSALLO AI PIEDI DEGLI STATI UNITI, CHE ORA È TENTATA, PER NON FINIRE TRAVOLTA DALLA RECESSIONE, DI RIAPRIRE IL CANALE DI AFFARI CON LA CINA, INDIA E I PAESI DEL BRICS?” – "DONALD, SEI AL BIVIO’’, HA CONCLUSO THIEL, "O SI FA UN’ALLEANZA CON LA CINA, MA A DETTAR LE CONDIZIONI SARÀ XI, OPPURE DEVI ALLEARTI CON L’EUROPA. UNA TERZA VIA NON C’È…”

luca zaia giorgia meloni matteo salvini

DAGOREPORT - MAI VISTA L’ARMATA BRANCAMELONI BRANCOLARE NEL BUIO COME PER LE REGIONALI IN VENETO - SENZA QUEL 40% DI VOTI DELLA LISTA ZAIA SIGNIFICHEREBBE LA PROBABILE SCONFITTA PER IL CENTRODESTRA. E DATO CHE IN VENETO SI VOTERÀ A NOVEMBRE, DUE MESI DOPO LE MARCHE, DOVE IL MELONIANO ACQUAROLI È SOTTO DI DUE PUNTI AL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA RICCI, PER IL GOVERNO MELONI PERDERE DUE REGIONI IN DUE MESI SAREBBE UNO SMACCO MICIDIALE CHE RADDRIZZEREBBE LE SPERANZE DELL’OPPOSIZIONE DI RIMANDARLA AL COLLE OPPIO A LEGGERE TOLKIEN - LA DUCETTA HA DOVUTO COSÌ INGOIARE IL PRIMO ROSPONE: IL CANDIDATO DI FDI, LUCA DE CARLO, È MISERAMENTE FINITO IN SOFFITTA – MA PER DISINNESCARE ZAIA, URGE BEN ALTRO DI UN CANDIDATO CIVICO: OCCORRE TROVARGLI UN POSTO DA MINISTRO O MAGARI LA PRESIDENZA DELL’ENI NEL 2026 - SE LA DUCETTA È RABBIOSA, SALVINI NON STA MEJO: I TRE GOVERNATORI DELLA LEGA HANNO DICHIARATO GUERRA ALLA SUA SVOLTA ULTRA-DESTRORSA, ZAVORRATA DAL POST-FASCIO VANNACCI - IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL VENETO DEVE ESSERE COMUNQUE RISOLTO ENTRO IL 23 OTTOBRE, ULTIMA DATA PER PRESENTARE LISTE E CANDIDATI…

peter thiel donald trump

SE SIETE CURIOSI DI SAPERE DOVRÀ ANDRÀ A PARARE IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA TRUMPIANA, È INTERESSANTE SEGUIRE LE MOSSE DELLA SUA ‘’EMINENZA NERA’’, IL MILIARDARIO PETER THIEL - PUR NON COMPARENDO MAI IN PUBBLICO, ATTRAVERSO PALANTIR TECHNOLOGIES, UNO TRA I POCHI COLOSSI HI-TECH CHE COLLABORA CON LE AGENZIE MILITARI E DI INTELLIGENCE USA, THIEL HA CREATO UNA VERA E PROPRIA INFRASTRUTTURA DI POTERE CHE NON SOLO SOSTIENE IL TRUMPONE, MA CONTRIBUISCE A DEFINIRNE L’IDENTITÀ, LE PRIORITÀ E LA DIREZIONE FUTURA - LA SVOLTA AUTORITARIA DI TRUMP, CHE IN SEI MESI DI PRESIDENZA HA CAPOVOLTO I PARADIGMI DELLO STATO DI DIRITTO, HA LE SUE RADICI IN UN SAGGIO IN CUI THIEL SOSTIENE APERTAMENTE CHE ‘’LIBERTÀ E DEMOCRAZIA SONO INCOMPATIBILI’’ PERCHÉ IL POTERE SI COLLOCA “OLTRE LA LEGGE” – OLTRE A INTERMINABILI TELEFONATE CON L'IDIOTA DELLA CASA BIANCA, THIEL GODE DI OTTIMI RAPPORTI CON LA POTENTE CAPOGABINETTO DEL PRESIDENTE, SUSIE WILES, E COL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, CON CUI ORDISCE LE TRAME ECONOMICHE - SE MEZZO MONDO È FINITO A GAMBE ALL’ARIA, IL FUTURO DELLA MENTE STRATEGICA DEL TRUMPISMO SEMBRA TINTO DI “VERDONI”: LE AZIONI DI PALANTIR SONO QUINTUPLICATE NEGLI ULTIMI 12 MESI, E NON SOLO GRAZIE ALLE COMMESSE DI STATO MA ANCHE PER GLI STRETTI INTERESSI CON L’INTELLIGENCE ISRAELIANA (UNO DEI MOTIVI PER CUI TRUMP NON ROMPE CON NETANYAHU...)

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - C’ERA UNA VOLTA LA LEGA DI SALVINI - GETTATO ALLE ORTICHE CIÒ CHE RESTAVA DEI TEMI PIÙ IDENTITARI DEL CARROCCIO, DECISO A RIFONDARLO NEL PARTITO NAZIONALE DELLA DESTRA, SENZA ACCORGERSI CHE LO SPAZIO ERA GIÀ OCCUPATO DALLE FALANGI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA, HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE: UNA FURIA ICONOCLASTA DI NAZIONALISMO, SOVRANISMO, IMPREGNATA DI RAZZISMO, XENOFOBIA, MASCHILISMO E VIOLENZA VERBALE - SECONDO I CALCOLI DEI SONDAGGISTI OGGI QUASI LA METÀ DEI CONSENSI DELLA LEGA (8,8%) APPARTIENE AI CAMERATI DEL GENERALISSIMO VANNACCI CHE MICA SI ACCONTENTA DI ESSERE NOMINATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO: CONSAPEVOLE CHE L’ELETTORATO DI ESTREMA DESTRA, AL SURROGATO, PREFERISCE L’ORIGINALE, SI È TRASFORMATO NEL VERO AVVERSARIO ALLA LEADERSHIP DEL CAPITONE, GIÀ CAPITANO - OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DELL'EX GENERALE DELLA FOLGORE E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSISSIMO, CAPACE DI TUTTO, ANCHE DI GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA...

giorgia meloni nicola fratoianni giuseppe conte elly schlein matteo ricci

DAGOREPORT – BUONE NOTIZIE! IL PRIMO SONDAGGIO SULLO STATO DI SALUTE DEI PARTITI, EFFETTUATO DOPO LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO, REGISTRA UN CALO DI 6 PUNTI PER FRATELLI D'ITALIA RISPETTO ALLE EUROPEE 2024 (IL PARTITO DELLA MELONI, DAL 29% PASSEREBBE AL 23) - A PESARE È LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE, DALLA PRODUTTIVITÀ CALANTE DELLE IMPRESE A UN POTERE D’ACQUISTO AZZERATO DAI SALARI DA FAME - IL TEST DELLE REGIONALI D’AUTUNNO, CHE CHIAMA ALLE URNE 17 MILIONI DI CITTADINI,   POTREBBE DIVENTARE UN SEGNALE D'ALLARME, SE NON LA PRIMA SCONFITTA DELL’ARMATA BRANCAMELONI - A PARTIRE DALLE PERDITA DELLE MARCHE: IL GOVERNATORE RICANDIDATO DI FDI, FRANCESCO ACQUAROLI, È SOTTO DI DUE PUNTI RISPETTO AL CANDIDATO DEL CAMPOLARGO, IL PIDDINO MATTEO RICCI - LA POSSIBILITÀ DI UN 4-1 PER IL CENTROSINISTRA ALLE REGIONALI, MESSO INSIEME ALLA PERDITA DI CONSENSI ALL'INTERNO DELL'ELETTORATO DI FDI, MANDEREBBE IN ORBITA GLI OTOLITI DELLA DUCETTA. NEL CONTEMPO, DAREBBE UN GROSSO SUSSULTO AI PARTITI DI OPPOSIZIONE, SPINGENDOLI AD ALLEARSI PER LE POLITICHE 2027. E MAGARI FRA DUE ANNI LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" SARÀ RICORDATA SOLO COME UN INCUBO...