pierluigi righi e la ferrari rubata

IL CAVALLINO RAMPANTE DALLA ROMAGNA AL SOL LEVANTE – LA STORIA DI PIERLUIGI RIGHI, COLLEZIONISTA DI FERRARI CHE NELL’ESTATE 1995 SUBI' IL FURTO DI UNA FERRARI F355 SUL LUNGOMARE DI RIMINI E HA RITROVATO L'AUTO IN GIAPPONE 26 ANNI DOPO - L'AUTO È STATA SCOPERTA GRAZIE AL NUMERO DEL TELAIO DOPO CHE IL NUOVO PROPRIETARIO E' STATO IN UN CONCESSIONARIO FERRARI PER UN CONTROLLO - IL GRANDE OSTACOLO PER IL RIENTRO DELLA FERRARI: I COSTI PER IL VIAGGIO DI UN’AUTO D’EPOCA ARRIVANO A...

 

Federica Nannetti per www.corrieredibologna.corriere.it

 

PIERLUIGI RIGHI E LA FERRARI RUBATA

«Signor Righi, le è stata rubata una Ferrari per caso? È stata ritrovata in Giappone». Silenzio, nel ricevere la telefonata dalla questura di Rimini. Ebbene sì, ma nel luglio del 1995. Impossibile da credere sul momento e, invece, è proprio la verità. Una vicenda che ha attraversato 26 anni di storia e mezzo mondo, dalla Romagna all’Asia, quella di Pierluigi Righi. Appassionato da sempre del Cavallino Rampante, oggi ha 85 anni e quasi non ci pensava più.

 

Nell’estate di quell’anno era sul lungomare di Rimini quando gli rubarono la sua F355 appena uscita dal salone: da allora non si è saputo più nulla, come anche dell’altra sparita nel giro di breve tempo; ma pochi giorni fa il commissariato del capoluogo romagnolo ha fatto sapere del suo ritrovamento.

FERRARI F355

 

La scoperta

Il nuovo proprietario, probabilmente ignaro della provenienza illecita dell’auto dopo anni ancora tutti da ricostruire, si sarebbe presentato a un concessionario Ferrari per un controllo e, dopo aver inserito il numero di telaio nel database, l’impiegato di turno si sarebbe accorto di avere di fronte un’auto di lusso rubata e per la quale era stata presentata una denuncia al commissariato di Polizia di Rimini. A ricostruire gli ultimi frenetici giorni è stato il figlio Vincenzo che, ora, è alle prese con il recupero di quanti più documenti possibili.

 

FERRARI F355

«Documenti falsi»

Una procedura apparentemente semplice quella che ha portato al suo riconoscimento ma che, evidentemente, non si era mai verificata dal giorno del furto: sarà stata forse evitata di proposito. «Molto probabilmente la macchina avrà dei documenti falsi – ha ipotizzato il figlio – ma il numero di telaio è ancora l’originale, come anche la targa italiana, di Rimini. Probabilmente è finita delle mani di un altro appassionato che, a differenza dei “proprietari” precedenti, ha voluto curarla come un gioiello, portandola in una concessionaria Ferrari per ricambi originali». Chissà, magari un altro collezionista.

 

ferrari

Costi elevatissimi per il viaggio

Ora che dovrebbe essere ferma e sotto sequestro dopo la trafila che ha portato le informazioni fino all’Italia, bisognerà capire se e come farla rientrare considerati gli elevati costi per il viaggio, ipoteticamente simili al valore attuale dell’auto d’epoca: 60 mila euro. L’altro nodo da sciogliere riguarda la proprietà, dal momento che l’assicurazione ha risarcito il signor Righi divenendo automaticamente la proprietaria del veicolo.

 

ferrari

Un vero e proprio collezionista

Un elemento che potrebbe stuzzicare nuovamente la gelosia che Pierluigi Righi ha sempre dimostrato per le sue Ferrari: ben otto, come ha ricordato il figlio, la prima acquista tra il 1988 e il 1989. Ed è proprio quest’ultimo che oggi, portando avanti l’omonima azienda di famiglia di macchine da cucire a Cesena (ma con anche un negozio in via Irnerio a Bologna), ha ricordato di quanto il padre amasse «fare le vasche con le rosse per le strade di Milano Marittima». I tempi sono altri, ma i ricordi non possono essere cancellati. E ora sembrano tornare più forti che mai.

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